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Documenti, 9/2011, 01/05/2011, pag. 258

Beatificazione: i segni e le liturgie

Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti
La cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II lo scorso 1o maggio (cf. qui sotto la liturgia della proclamazione), rivestita di un «carattere di eccezionalità» – come ricorda il decreto (cf. qui sotto) relativo al culto da tributare al beato – per il fatto di potersi celebrare a soli sei anni dalla morte, è stata preceduta e accompagnata da alcuni segni liturgici. Il 29 aprile è stata aperta nelle Grotte vaticane la tomba del servo di Dio, da cui è stata estratta la teca che ne contiene il corpo, poi trasferita di fronte all’altare nella basilica di San Pietro per la beatificazione; il 2 maggio, è stata posta definitivamente sotto l’altare della cappella di S. Sebastiano della basilica stessa. In preparazione alla celebrazione – in diretta anche su Facebook, su Twitter grazie al progetto «sentinelle digitali» e in streaming sul sito web Pope2You.net –, sabato 30 aprile al Circo Massimo vi è stata una veglia di preghiera in memoria del papa polacco, con testimonianze di J. Navarro Valls, del card. Dziwisz e di suor M. Simon-Pierre – guarita miracolosamente per intercessione di Giovanni Paolo II – e conclusa, dopo il rosario, dal card. A. Vallini, vicario di Roma. La veglia è poi continuata in una «notte bianca» di preghiera con momenti liturgici animati in otto chiese. La domenica, infine, successivamente alla proclamazione del beato, è stato scoperto l’arazzo che lo raffigura ed è stato portato all’altare un reliquiario contenente una piccola ampolla di sangue prelevato al pontefice nei giorni della sua malattia (www.vatican.va).

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Documenti, 2021-21

La fedeltà delle traduzioni liturgiche

Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti

Papa Francesco nel 2017 con il motu proprio Magnum principium aveva modificato il can. 838 del Codice di diritto canonico del 1983, che regolamenta i rispettivi compiti della Sede apostolica e delle conferenze episcopali per quello che riguarda la liturgia, e in particolare la complessa operazione di traduzione dei testi liturgici del rito romano, dopo le difficoltà degli ultimi due decenni (cf. Regno-att. 16,2017,453). Il 22 ottobre la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato Postquam summus pontifex, un Decreto attuativo delle disposizioni del can. 838 del Codice di diritto canonico che ha l’obiettivo di favorire l’applicazione del motu proprio, precisando in modo dettagliato responsabilità e competenze delle conferenze episcopali e della Santa Sede. L’accento è posto sulla «triplice fedeltà» richiesta: «Anzitutto al testo originale, quindi alla lingua peculiare in cui si traduce e infine alla comprensibilità del testo da parte dei destinatari introdotti nel vocabolario della rivelazione biblica e della tradizione liturgica». Atti fondamentali in questo processo sono la recognitio e la confirmatio: rispettivamente la revisione di quanto approvato dalla conferenza episcopale e della sua legittimità, tenendo conto della cultura, della tradizione e delle necessità pastorali del paese in questione; e la ratifica data dalla Sede apostolica alla traduzione dei testi biblici e liturgici, dopo avere constatato la validità della procedura seguita dalle conferenze episcopali.

Documenti, 2017-19

Il glutine nelle ostie per l’eucaristia

Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti

Con la Lettera circolare ai vescovi sul pane e il vino per l’eucaristia, pubblicata l’8 luglio, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti non ha inteso cambiare le norme sulla materia eucaristica, ma al contrario ribadirle, e suggerire alcune indicazioni pratiche. Infatti, «attesa la complessità di situazioni e circostanze, come il venir meno del rispetto per l’ambito del sacro, si avverte la necessità pratica che… vi sia chi effettivamente garantisca la genuinità della materia eucaristica da parte dei produttori come della sua conveniente distribuzione e vendita». Di fronte, dunque, ai cambiamenti nella produzione e distribuzione dei prodotti necessari alla comunione, le ostie e il vino, che non vengono più prodotti esclusivamente da ordini religiosi e possono essere venduti anche su Internet, il dicastero vaticano preposto al culto e ai sacramenti ricorda ai vescovi di «vigilare sulla qualità del pane e del vino destinati all’eucaristia e, quindi, su coloro che li preparano», eventualmente incaricando una o più congregazioni religiose di verificare i produttori e venditori locali. Anche per le ostie «senza glutine» rimangono in vigore le disposizioni precedenti, che consentono la comunione pure a chi è affetto da celiachia.

Documenti, 2007-1

La traduzione dell'espressione "pro multis"

Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti
L’espressione «per tutti» contenuta nella formula consacratoria del vino-sangue durante il canone della messa, «versato per voi e per tutti», dovrà essere modificata in «per molti», secondo una traduzione più fedele al latino «pro multis». La di-sposizione è contenuta e motivata in una lettera del card. Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, del 17 ottobre 2006. La formula finora in uso corrisponde «a una corretta interpretazione dell’intenzione del Signore espressa nel testo», ma la fedeltà al testo greco e latino, il parallelo nelle anafore dei riti orientali e la cura per un maggior rigore di traduzione impone di passare, là dove sia necessario, alla formula «per molti». La lettera, condivisa dalla Congregazione per la dottrina della fede, è indirizzata ai presidenti delle conferenze episcopali e si pone sulla scia delle istruzioni Liturgiam authenticam (cf. Regno-doc. 13,2001,408) sulle traduzioni liturgiche e Redemptionis sacramentum (cf. Regno-doc. 9,2003,268) sugli abusi liturgici.