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Documenti, 7/2014, 01/04/2014, pag. 193

Si è fatto povero per arricchirci. Messaggio per la Quaresima e discorso al clero di Roma

Francesco
«Che cosa dice oggi a noi l’invito a una vita povera in senso evangelico?». Inizia così il messaggio del papa in occasione della Quaresima, datato 26 dicembre 2013 e intitolato Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cf. 2 Cor 8,9). Al cuore della riflessione una distinzione fondamentale per la fede cristiana: se la povertà è lo «stile di Dio, (...) il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il buon samaritano», la miseria – in tutte le sue forme – «non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza». L’invito «a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle» è per il cristiano partecipazione alla misericordia divina, un tema che Francesco ha riproposto nell’incontro con il clero della diocesi di Roma. «Il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente (…). Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto». E in un esame di coscienza ha domandato ai suoi preti: «Conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro? (…) Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime?».

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M. Fois, L’invenzione degli italiani

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Francesco Pistoia

Marcello Fois conduce il lettore nella scuola dell’Italia appena unita: ecco la classe del maestro Perboni, ecco i suoi alunni, ragazzi generosi e turbolenti (che forse oggi chiameremmo bulli). Ecco Coraci, il fanciullo calabrese che un bel giorno il direttore affida al maestro. De Amicis scrive un racconto «utopico» (57), l’unico «classico» della letteratura italiana non scaturito da esigenze letterarie ma «da un impegno etico preciso» (24). Se «siamo italiani e brava gente, lo dobbiamo anche a Cuore» (89).

 

Documenti, 2022-1

Dialogo, educazione, lavoro

Messaggio per la celebrazione della 55a Giornata mondiale della pace

Francesco

Il 21 dicembre 2021 è stato pubblicato l’annuale Messaggio del papa per la 55a Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio, intitolato quest’anno Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura. Questo nono Messaggio di Francesco verte sui «tre elementi imprescindibili» del dialogo fra le generazioni, del lavoro e dell’educazione, individuati come strumenti per edificare una pace duratura. Le tre vie sono indispensabili per la costruzione di progetti condivisi, per la formazione di una responsabilità individuale e di uno sviluppo collettivo e per la piena realizzazione della dignità umana. Francesco evidenzia come, nonostante gli sforzi mirati al dialogo costruttivo fra le nazioni, si diffondano sempre più guerre e conflitti, malattie di proporzioni pandemiche, cambiamenti climatici e degrado ambientale, si aggravino la fame e la sete di chi si trova alla base della piramide di un sistema economico fondato non sulla condivisione sociale ma sull’individualismo. La pace, ribadisce il papa, è sì un dono dall’alto, ma anche il frutto di un impegno condiviso. E infatti in esso vi sono «un’architettura della pace», alimentata dalle istituzioni della società, e «un artigianato della pace», ossia un percorso che coinvolge ognuno di noi e in cui intervengono i tre elementi citati: il dialogo, il lavoro e l’educazione. 

 

Documenti, 2022-1

Naufragio di civiltà

Viaggio apostolico a Cipro e in Grecia (2-6 dicembre 2021)

Francesco

«Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo “mare dei ricordi” si trasformi nel “mare della dimenticanza”. Fratelli e sorelle, vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!». È stata la questione migratoria il tema principale del viaggio di papa Francesco a Cipro e in Grecia, che si è svolto dal 2 al 6 dicembre e ha visto anche una tappa a Lesbo, l’isola greca che ospita oggi circa 2.200 rifugiati, e che il papa aveva visitato anche 5 anni fa insieme al patriarca ecumenico Bartolomeo e all’arcivescovo ortodosso di Atene Ieronymos II. Il papa dai confini del continente ha richiamato l’Europa: «Se un tempo i contrasti ideologici impedivano la costruzione di ponti tra l’Est e l’Ovest del continente, oggi la questione migratoria ha aperto falle anche tra il Sud e il Nord. Vorrei esortare nuovamente a una visione d’insieme, comunitaria, di fronte alla questione migratoria, e incoraggiare a rivolgere attenzione ai più bisognosi perché, secondo le possibilità di ciascun paese, siano accolti, protetti, promossi e integrati nel pieno rispetto dei loro diritti umani e della loro dignità».