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Documenti, 2/2015, 16/01/2015, pag. 16

La 'ndrangheta è negazione del Vangelo

Vescovi della Calabria
Lo scorso 17 luglio, radunata a Paola per una seduta straordinaria, la Conferenza episcopale calabra ha voluto ringraziare papa Francesco per la sua visita pastorale in Calabria, alla diocesi di Cassano all'Jonio (21.6.2014), e «per il forte messaggio» offerto in quell'occasione. Nella stessa sede, i presuli – convinti che sia giunto il momento «di un intervento ancora più chiaro e deciso» – hanno anticipato le linee progettuali della nota pastorale sul fenomeno mafioso in Calabria, «disonorante piaga della società», che deturpa da fin troppo tempo la vita dei calabresi (www.oppido-palmi.chiesacattolica.it).

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Documenti, 2026-5

Il mare ci chiede conto

Vescovi della Sicilia e della Calabria

Mons. corrado Lorefice; Vescovi della Calabria; mons. Antonino Raspanti

«Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove». La presa di posizione netta è dei vescovi della Calabria, che il 22 febbraio hanno pubblicato una dichiarazione intitolata Il mare ci chiede conto. Sullo stesso argomento era intervenuto il 20 febbraio l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in un Messaggio all’organizzazione Mediterranea Saving Humans, «nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell’indifferenza generale». Secondo alcune fonti – come l’associazione Refugees in Libya – potrebbero essere fino a 1.000 le vittime del ciclone che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 15 e il 22 gennaio 2026. Successivamente, il 24 febbraio, il vescovo di Acireale Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, in un Comunicato per i migranti deceduti ha espresso a nome dei vescovi siciliani «piena e convinta solidarietà» e condivisione a mons. Lorefice, dopo gli insulti ricevuti dal presule via social per la sua presa di posizione.

Stampa (24.2.2026) da siti web www.chiesadipalermo.it; www.conferenzaepiscopalecalabra.it; www.chiesedisicilia.org.

Documenti, 2014-11

Dichiarazione sulla lotta al fenomeno mafioso

Vescovi della Calabria
A l termine della sessione primaverile della Conferenza episcopale calabra (Catanzaro, 7-8.4.2014), i vescovi hanno pubblicato una dichiarazione «su alcuni temi della Chiesa in Calabria». Tre gli inviti: a un cammino educativo che susciti il «coraggio della denuncia» e la «fuga da ogni omertà» nella lotta contro il fenomeno mafioso che affligge la Regione; a farsi carico con sollecitudine e trasparenza del problema della pedofilia; a considerare il grande valore dell’impegno politico dei cristiani quale «arma più efficace nella distruzione, sia della “mentalità” mafiosa, sia del concreto, intollerabile, quotidiano “predominio” della malavita organizzata» (www.avveniredicalabria.it).
Documenti, 2002-21

Lettera alle nostre Chiese

Vescovi della Calabria
«La gravità della situazione della nostra regione Calabria è sotto gli occhi di tutti… Viviamo in un clima di degrado etico, che preoccupa e pone serie ipoteche sul futuro della Calabria». Il grido di allarme dei vescovi (12 diocesi, 2 milioni di fedeli) è contenuto in una lettera pastorale che porta la data del 6 ottobre 2002. La denuncia riguarda in primo luogo il fenomeno mafioso: «La mafia sta prepotentemente rialzando la testa. E di fronte a questo pericolo, si sta purtroppo abbassando l’attenzione. Il male viene ingoiato. Non si reagisce». Ma sono preoccupanti anche i fenomeni dell’usura, i ritardi immotivati dei piani di sviluppo con fondi europei, l’instabilità continua del governo regionale, il ricorso ad appartenenze politiche per assicurarsi posti e ruoli. Il testo è diviso in tre parti. Nella prima si sottolinea la centralità dell’annuncio cristiano con una comunicazione personalizzata e di tipo catecumenale, lo sviluppo delle parrocchie e il coraggio dei preti, l’impegno del laicato e della famiglia. Nella seconda si elencano i già accennati elementi critici della vita locale. Nella terza s’invitano le comunità cristiane a saper difendere la propria libertà rinunciando alle servitù del denaro, aiutando le iniziative a vantaggio dei disoccupati e degli immigrati, sostenendo le scuole di formazione politica e moderando lo sfarzo delle feste popolari. Quest’ultima indicazione richiama la precedente lettera pastorale Sull’uso cristiano del denaro (cf. Regno-doc. 11,2002, 336).