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Documenti, 36/2015, 27/11/2015, pag. 5

La grazia della diversità riconciliata

Visita alla comunità luterana di Roma

Francesco
«Chiediamo oggi questa grazia, la grazia di questa diversità riconciliata nel Signore, cioè nel Servo di Jahveh, (...) che lui sia il servo dell’unità, che ci aiuti a camminare insieme. Oggi abbiamo pregato insieme. Pregare insieme, lavorare insieme per i poveri, per i bisognosi; amarci insieme, con vero amore di fratelli». Nel pomeriggio dello scorso 15 novembre, papa Francesco si è recato in visita alla comunità evangelica luterana di Roma. Dopo il saluto del pastore Jens-Martin Kruse, il papa ha risposto alle domande di alcuni membri della comunità. Qui ha toccato lo «scandalo della divisione» facendo un riferimento anche ai recenti attentati di Parigi: «I muri alla fine sono come un suicidio, ti chiudono. È una cosa brutta avere il cuore chiuso. E oggi lo vediamo, il dramma… Mio fratello pastore oggi ha nominato Parigi: cuori chiusi. Anche il nome di Dio viene usato per chiudere i cuori». Nell’omelia tenuta nel corso della preghiera serale, Francesco ha sottolineato ancora la forza ecumenica del servizio agli ultimi sulle orme dell’unico Maestro. «Dobbiamo chiederci perdono dello scandalo della divisione, perché tutti, luterani e cattolici, siamo in questa scelta, non in altre (...); la scelta del servizio come lui ci ha indicato essendo servo, il servo del Signore».

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Attualità, 2022-2

M. Fois, L’invenzione degli italiani

Dove ci porta Cuore

Francesco Pistoia

Marcello Fois conduce il lettore nella scuola dell’Italia appena unita: ecco la classe del maestro Perboni, ecco i suoi alunni, ragazzi generosi e turbolenti (che forse oggi chiameremmo bulli). Ecco Coraci, il fanciullo calabrese che un bel giorno il direttore affida al maestro. De Amicis scrive un racconto «utopico» (57), l’unico «classico» della letteratura italiana non scaturito da esigenze letterarie ma «da un impegno etico preciso» (24). Se «siamo italiani e brava gente, lo dobbiamo anche a Cuore» (89).

 

Documenti, 2022-1

Dialogo, educazione, lavoro

Messaggio per la celebrazione della 55a Giornata mondiale della pace

Francesco

Il 21 dicembre 2021 è stato pubblicato l’annuale Messaggio del papa per la 55a Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio, intitolato quest’anno Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura. Questo nono Messaggio di Francesco verte sui «tre elementi imprescindibili» del dialogo fra le generazioni, del lavoro e dell’educazione, individuati come strumenti per edificare una pace duratura. Le tre vie sono indispensabili per la costruzione di progetti condivisi, per la formazione di una responsabilità individuale e di uno sviluppo collettivo e per la piena realizzazione della dignità umana. Francesco evidenzia come, nonostante gli sforzi mirati al dialogo costruttivo fra le nazioni, si diffondano sempre più guerre e conflitti, malattie di proporzioni pandemiche, cambiamenti climatici e degrado ambientale, si aggravino la fame e la sete di chi si trova alla base della piramide di un sistema economico fondato non sulla condivisione sociale ma sull’individualismo. La pace, ribadisce il papa, è sì un dono dall’alto, ma anche il frutto di un impegno condiviso. E infatti in esso vi sono «un’architettura della pace», alimentata dalle istituzioni della società, e «un artigianato della pace», ossia un percorso che coinvolge ognuno di noi e in cui intervengono i tre elementi citati: il dialogo, il lavoro e l’educazione. 

 

Documenti, 2022-1

Naufragio di civiltà

Viaggio apostolico a Cipro e in Grecia (2-6 dicembre 2021)

Francesco

«Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo “mare dei ricordi” si trasformi nel “mare della dimenticanza”. Fratelli e sorelle, vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!». È stata la questione migratoria il tema principale del viaggio di papa Francesco a Cipro e in Grecia, che si è svolto dal 2 al 6 dicembre e ha visto anche una tappa a Lesbo, l’isola greca che ospita oggi circa 2.200 rifugiati, e che il papa aveva visitato anche 5 anni fa insieme al patriarca ecumenico Bartolomeo e all’arcivescovo ortodosso di Atene Ieronymos II. Il papa dai confini del continente ha richiamato l’Europa: «Se un tempo i contrasti ideologici impedivano la costruzione di ponti tra l’Est e l’Ovest del continente, oggi la questione migratoria ha aperto falle anche tra il Sud e il Nord. Vorrei esortare nuovamente a una visione d’insieme, comunitaria, di fronte alla questione migratoria, e incoraggiare a rivolgere attenzione ai più bisognosi perché, secondo le possibilità di ciascun paese, siano accolti, protetti, promossi e integrati nel pieno rispetto dei loro diritti umani e della loro dignità».