D
Documenti
Documenti, 9/2020, 01/05/2020, pag. 280

Il silenzio e la parola di Dio

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

Nei «terribili giorni» dell’epidemia di COVID-19, che ha colpito pesantemente anche il Piemonte con oltre 25.000 casi alla data del 29 aprile, «molti si pongono la domanda sul “silenzio di Dio”. La crisi drammatica che stiamo vivendo, forse la più grave dopo il secondo conflitto mondiale, pone una questione lancinante: Dov’è Dio? Perché non parla?». Il vescovo della diocesi di Novara, il teologo mons. Franco Giulio Brambilla, ha affrontato questa domanda radicale nel Messaggio per la Pasqua 2020, pubblicato il 10 aprile e intitolato Il silenzio di Dio è il respiro della sua Parola.

Da un lato, riflette il vescovo, «dobbiamo riconoscere che nel momento del benessere e dell’opulenza non ci siamo messi in questione, non abbiamo “lasciato parlare Dio”». Dall’altro, come ha dimostrato l’esperienza fatta nella diocesi di ascoltare in streaming ogni giorno una meditazione della parola di Dio, «il silenzio di Dio, invece, è lo spazio che riusciamo a creare ogni giorno per rendere la sua Parola presente alla nostra vita, senza addomesticarla».

E nel «silenzio operoso» di moltissimi che «hanno portato soccorso all’umanità ferita e dolente di questi giorni… è risuonato il silenzio eloquente di Dio, il respiro della sua Parola».

La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati a Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Gli abbonati possono autenticarsi con il proprio codice abbonato. Accedi.

Leggi anche

Documenti, 2026-5

Resta con noi perché si fa sera

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

La lettera pastorale del vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla per l’anno pastorale 2025-2026, presentata lo scorso 10 ottobre, s’ispira al brano evangelico dei discepoli di Emmaus. L’intenzione dell’autore è accompagnare il «terzo discepolo», cioè «il lettore di ogni tempo»: il brano viene commentato «quasi fosse un racconto con il racconto, per mostrare dal vivo che il lettore di seconda mano, cioè la fede della Chiesa e quindi anche di questo nostro tempo, è il racconto vivente che si alimenta al cammino della fede pasquale degli apostoli».

La lettera è articolata in cinque capitoli, ognuno corrispondente a una parte del racconto evangelico: dopo un’illustrazione degli eventi narrati, l’attenzione si sofferma sulla «situazione spirituale dei discepoli»; ogni capitolo è seguito da un «passo», che costituisce idealmente una tappa del cammino del discepolo: in essa viene delineato «un aspetto essenziale del Vangelo» messo in luce dal brano corrispondente e vengono offerte «brevi indicazioni pastorali».

Al lettore, cioè, invitato a diventare contemporaneo di Gesù ripercorrendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus, viene chiesto di riportare all’esterno quella stessa esperienza: in un atteggiamento testimoniale e missionario, forte della consapevolezza della propria ministerialità e della capacità di dimorare nella Parola, nell’eucaristia e nella carità, per «generare … umano nel cristiano», in dialogo con una società bisognosa di riscoprire il desiderio e di orientarlo verso Cristo.

Originale in nostro possesso.

Documenti, 2025-7

Criteri per il «Sovvenire»

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

«La fiducia in un’istituzione circa la sua affidabilità economica e finanziaria dipende dalla saggia amministrazione, dalla trasparenza della gestione e dalla rendicontazione precisa e puntuale». Da quasi quarant’anni in Italia, in base all’Accordo di revisione del Concordato del 1984, è in vigore il sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia, inaugurato nel 1988 dal documento della Conferenza episcopale italiana Sovvenire alle necessità della Chiesa (ECEI 4/1231ss) e basato sui due pilastri dell’otto per mille e delle offerte deducibili per il sostentamento del clero. L’intero sistema è abitualmente identificato con il termine di «Sovvenire», dal titolo del documento del 1988.

Intervenendo il 20 marzo alle giornate nazionali di formazione e spiritualità per operatori di «Sovvenire» ad Armeno su «“Collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24). Il sovvenire nella Chiesa al servizio della missione apostolica», mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, ha delineato cinque «punti decisivi per realizzare una corretta trasparenza amministrativa nelle comunità parrocchiali e diocesane». Traendo ispirazione da tre figure emblematiche del Nuovo Testamento di collaboratori apostolici (Timòteo, Tito ed Epafrodìto), mons. Brambilla sottolinea che «qui l’apporto dei laici dovrà favorire comportamenti sempre più rigorosi e trasparenza nella conduzione dei beni ecclesiastici».

Documenti, 2025-1

Le dieci parole della fede

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

«Due appuntamenti ci stanno davanti il prossimo anno: i 1700 anni del concilio di Nicea e il giubileo del 2025. Il primo appuntamento ci parla del Credo, il simbolo della nostra fede; il secondo della speranza, il tema del giubileo». È dal primo di questi appuntamenti che il vescovo di Novara trae l’ispirazione principale della sua lettera pastorale per l’anno 2024-2025, intitolata Le dieci parole della fede. Breve commento al Credo e pubblicata il 20 settembre. Il testo propone «una lettura del Simbolo niceno-costantinopolitano, confrontandolo con il Simbolo apostolico» e sceglie di focalizzarsi sui contenuti della fede, con lo scopo di «alimentare la (…) speranza cristiana».

L’obiettivo di «tradurre la ricchezza del Credo in un percorso che possiamo intitolare le Dieci parole della fede» viene perseguito mediante l’analisi degli articoli del Credo «secondo uno schema diverso dalla sua normale scansione trinitaria», seguendo cioè «l’ordine della scoperta e dell’esperienza» della fede, che «nasce dal nostro incontro con Cristo. Gesù è il racconto della libertà del Figlio, che ci comunica il dono di Dio Padre e creatore e, mediante lo Spirito vivificante, ci fa partecipare alla sua vita filiale e fraterna».

L’orizzonte escatologico dischiuso dal Credo conduce così nel «pellegrinaggio della speranza» proposto da papa Francesco per l’anno giubilare: «Il Credo è la bussola, non è il cammino, ma senza bussola il cammino della fede può perdersi nei sentieri interrotti della vita».