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Documenti, 1/2022, 01/01/2022, pag. 16

Natale, la lezione dell’umiltà

Discorso alla curia romana per la presentazione degli auguri natalizi

Francesco

«La storia di Naaman ci ricorda che il Natale è un tempo in cui ognuno di noi deve avere il coraggio di togliersi la propria armatura, di dismettere i panni del proprio ruolo, del riconoscimento sociale, del luccichio della gloria di questo mondo, e assumere la sua stessa umiltà». Papa Francesco prende spunto da un personaggio dell’Antico Testamento per rivolgere ai membri del Collegio cardinalizio e della curia romana, il 23 dicembre, un discorso tutto incentrato sull’umiltà, che egli contrappone alla «superbia» e alla «mondanità spirituale». Francesco riprende poi e illustra tre «parole-chiave» per «rendere la via dell’umiltà una via concreta da mettere in pratica», già espresse lo scorso 17 ottobre all’apertura dell’assemblea sinodale: la «partecipazione», la «comunione» e la «missione».

La curia infatti, ha ribadito Francesco, «non è solo uno strumento logistico e burocratico per le necessità della Chiesa universale, ma è il primo organismo chiamato alla testimonianza, e proprio per questo acquista sempre più autorevolezza ed efficacia quando assume in prima persona le sfide della conversione sinodale alla quale anch’essa è chiamata. L’organizzazione che dobbiamo attuare non è di tipo aziendale, ma di tipo evangelico». Nessun accenno è stato fatto alla costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla riforma della curia, uno dei compiti affidati a Francesco dal conclave che lo ha eletto e in preparazione da otto anni, ormai giunta a uno stato avanzato di elaborazione.

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Francesco

«Il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà». Il 2 e 3 aprile 2022 papa Francesco ha compiuto il suo primo viaggio del 2022 fuori dall’Italia recandosi a Malta (36° viaggio apostolico del pontificato, previsto nel 2020 ma rimandato a causa della pandemia). In un viaggio spirituale sulle orme di san Paolo, occasione per riflettere sul modo di annunciare il Vangelo in una società secolarizzata, Francesco ha condannato – senza nominare la Russia di Vladimir Putin – l’«aggressività infantile e distruttiva» che ci minaccia e le «seduzioni dell’autocrazia».

Nella più piccola repubblica dell’Unione Europea ha nuovamente richiamato la responsabilità europea nella crisi migratoria: «L’allargamento dell’emergenza migratoria – pensiamo ai rifugiati dalla martoriata Ucraina adesso – chiede risposte ampie e condivise… Il Mediterraneo ha bisogno di corresponsabilità europea».

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Francesco

«Questa nuova costituzione apostolica si propone di meglio armonizzare l’esercizio odierno del servizio della curia col cammino di evangelizzazione, che la Chiesa, soprattutto in questa stagione, sta vivendo». Avviata nel 2015 – uno dei compiti affidati a Jorge Mario Bergoglio dal conclave che lo aveva eletto papa nel 2013 –, la riforma della curia romana arriva a compimento con la pubblicazione, il 19 marzo, della costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla curia romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo.

Il documento è stato elaborato in modo «sinodale», raccogliendo le osservazioni di tutte le conferenze episcopali su una bozza inviata nel 2019 (cf. Regno-att. 20,1019,581), e riordina in modo generale le numerose riforme intervenute nei nove anni di pontificato trascorsi per attuare una «salutare decentralizzazione» nella Chiesa cattolica, porre la curia al servizio del papa e delle Chiese locali, renderla efficiente e competente, riorientarla alla missione della Chiesa: l’evangelizzazione.