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Documenti, 1/2026, 01/01/2026, pag. 18

Dio è dialogo

Catechesi in occasione del 60° anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate

Leone XIV

Dopo la dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II «tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso». Così ha affermato papa Leone XIV, alla presenza di rappresentanti ebrei provenienti da Israele, durante l’udienza generale del 29 ottobre, dedicata alla dichiarazione conciliare sul dialogo con le altre religioni firmata il 28 ottobre 1965. Oltre a esprimere rammarico per le incomprensioni nel dialogo cattolico-ebraico (ma «non dobbiamo permettere che le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni ci distolgano dall’amicizia, soprattutto perché finora abbiamo realizzato molto»), il papa ha ricordato che con quel documento è stato riconosciuto «in modo irrevocabile a livello biblico e teologico» che il cristianesimo affonda le sue radici nell’ebraismo. Il dialogo cattolico-ebraico è stato caratterizzato da continue tensioni dall’inizio della guerra di Gaza il 7 ottobre 2023, con accuse da parte ebraica al Vaticano di non aver preso una posizione sufficientemente chiara contro i massacri dell’organizzazione terroristica islamista Hamas e a favore del diritto di Israele alla difesa.

«Nostra aetate, sessant’anni fa, ha portato speranza al mondo del secondo dopoguerra. Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato. Collaboriamo, perché se siamo uniti tutto è possibile».

Stampa (29.10.2025) da sito web www.vatican.va.

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Documenti, 2026-9

Nel continente giovane e ferito

Viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13-23 aprile 2026)

Leone XIV

Dopo un pontificato, quello di Benedetto XVI, che aveva rivolto la sua attenzione principalmente all’Europa e un papa, Francesco, che aveva manifestato un particolare interesse per l’Asia, il primo lungo viaggio internazionale di Leone XIV, «figlio spirituale di sant’Agostino», si è compiuto in Africa dal 13 al 23 aprile. Ha interessato quattro paesi giovani e dinamici, che portano ancora le «stigmate della colonizzazione» (J.P. Vesco) e in parte vivono situazioni di crisi in atto: l’Algeria, patria di sant’Agostino di Ippona; il Camerun, con un conflitto separatista ancora aperto; l’Angola e la Guinea Equatoriale, terre di grandi ricchezze minerarie e petrolifere ma anche di diffusa povertà.

Dando ampio spazio ai temi della pace, delle ferite del (neo)colonialismo, della convivenza tra le religioni, della guarigione delle memorie e della riconciliazione, Leone XIV ha descritto l’Africa come «una riserva di gioia e di speranza» per il mondo intero, che tuttavia «ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti paesi, fomentando la povertà e l’esclusione».

Stampa (24.4.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-9

Investire nella libertà

Ai membri del Partito popolare europeo nel Parlamento europeo

Leone XIV

Il 25 aprile Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri del Partito popolare europeo (PPE), che ha celebrato il 50° della fondazione con un incontro a Roma. Nel suo discorso ha esortato i deputati del PPE a essere più vicini ai cittadini: «La presenza in mezzo alla gente e il suo coinvolgimento nel processo politico è il migliore antidoto ai populismi che ricercano solo facile consenso e agli elitismi che tendono ad agire senza consenso: due tendenze diffuse nel panorama politico odierno. Una politica “popolare” richiede tempo, condivisione di progetti e amore alla verità». Il PPE di recente è stato oggetto di critiche per aver costruito, in diverse occasioni, alleanze informali con gruppi di destra ed estrema destra al Parlamento Europeo per spingere su una linea più dura in materia di politica migratoria. Poiché «essere cristiani impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico», il papa ha raccomandato ai deputati «di affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti».

Secondo papa Leone essere cristiani in politica, inoltre, «non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni che devono essere prese, anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso», e infine «significa investire nella libertà, non in una libertà banalizzata ridotta a piacere, ma in una libertà ancorata nella verità».

Stampa (27.4.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-9

Una fedeltà che genera futuro

Lettera apostolica nel 60° anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis

Leone XIV

Firmata l’8 dicembre 2025 e pubblicata il 22, la lunga lettera apostolica di papa Leone XIV Una fedeltà che genera futuro coglie l’occasione del 60° anniversario dei decreti conciliari dedicati alla formazione dei preti (Optatam totius) e al loro ministero (Presbyterorum ordinis) per affrontare alcuni temi attinenti, dopo che il lungo processo sinodale sulla sinodalità (2021-2024) ha individuato alcuni aspetti critici e dato voce a richieste di riforma. Non vi è alcun riferimento a modificare l’accesso all’ordinazione sacerdotale, nella Chiesa latina riservata agli uomini non sposati, ma si suggeriscono come ambiti di miglioramento più comunità di vita per i presbiteri e più cooperazione con i laici. Riguardo al celibato Leone afferma che «solo presbiteri e consacrati umanamente maturi e spiritualmente solidi... possono assumere l’impegno del celibato e annunciare in modo credibile il Vangelo del Risorto». In questa chiave viene richiamato il tema scottante delle violenze sessuali che hanno minato la credibilità della Chiesa cattolica: «In questi ultimi decenni la crisi della fiducia nella Chiesa suscitata dagli abusi commessi da membri del clero, che ci riempiono di vergogna e ci richiamano all’umiltà, ci ha reso ancora più consapevoli dell’urgenza di una formazione integrale che assicuri la crescita e la maturità umana dei candidati al presbiterato, insieme con una ricca e solida vita spirituale». E di fronte alla carenza di sacerdoti «occorre che abbiamo il coraggio di fare ai giovani proposte forti e liberanti», ricordando che «non c’è futuro senza la cura di tutte le vocazioni».

Stampa (9.12.2025) da sito web www.vatican.va.