Non si può mai giustificare una guerra preventiva, una guerra che avvenga fuori dal diritto internazionale, così come nel caso dell’attacco russo all’Ucraina e ora, dallo scorso 28 febbraio, nel caso dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran; né si possono dimenticare le 30.000 vittime civili causate dalle violente repressioni del regime iraniano per reprimere le proteste interne.
Anche se lo sguardo va tenuto fisso su Kyiv, perché il destino dell’Europa e non solo dipende da come si concluderà la guerra assassina di Putin contro l’Ucraina, prima o poi bisognerà soffermarsi anche a ragionare dell’Italia e della crisi profonda del nostro sistema politico-democratico.
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