La lettera pastorale del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, prende impulso dalla situazione di eccezionale gravità causata dall’«ennesima e tragica guerra» che affligge la Terra santa, nella consapevolezza che si tratti di una condizione durevole, con cui occorrerà fare i conti ancora a lungo. Non è tuttavia – avverte preliminarmente l’autore – un testo di analisi politica e di denunce, che peraltro «rimangono necessarie», ma è finalizzata ad aiutare le comunità cristiane «a interrogarsi su come vivere oggi la fede cristiana in questa Terra alla luce del Vangelo… come stare da cristiani, in quanto assemblea ecclesiale, dentro questa situazione di conflitto».
Per dare forma a questa riflessione, il patriarca sceglie l’icona biblica della «città, e in particolare la città di Gerusalemme… luogo geografico e spirituale che custodisce l’identità» della Chiesa in Terra santa, «il centro al quale tornare per trovare l’ispirazione necessaria in questo tempo». Se infatti la prima parte della lettera è dedicata a una valutazione non edulcorata «dell’attuale stato di disordine», la parte centrale esplora il «modello ideale» della Città santa evocato nelle Scritture, «il sogno di Dio chiamato Gerusalemme» delineato in particolare dagli ultimi due capitoli dell’Apocalisse; la terza, e ultima, ne ricava «implicazioni pastorali» per la comunità ecclesiale nei suoi distinti livelli, componenti, articolazioni e campi di attività. La Lettera è stata pubblicata il 27 aprile e s’intitola «Tornarono a Gerusalemme con grande gioia». Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra santa.
Stampa (30.4.2026) da sito web www.lpj.org.
Il 25 settembre scorso, all’interno della sontuosa cornice di Casina Pio IV, si è svolto il convegno «Il cinema nel pontificato globale di Pio XII. Le nuove fonti degli archivi vaticani». Il titolo di questa intensa giornata di studi lascia intuire come tutti i relatori abbiano cercato d’indagare, pur attraverso approcci disciplinari differenti, la forte componente mediale che ha caratterizzato il lungo pontificato pacelliano.
In occasione del 1700° anniversario del concilio di Nicea e in preparazione alla domenica di Pentecoste, la Commissione internazionale congiunta per il dialogo teologico tra la Federazione luterana mondiale e la Chiesa ortodossa (Patriarcato Ecumenico) il 6 giugno ha pubblicato una Dichiarazione comune sullo Spirito Santo, la Chiesa e il mondo. Il testo offre una riflessione comune sul ruolo dello Spirito nella creazione, nella liturgia e nella missione della Chiesa nel mondo odierno e fa seguito alla Dichiarazione congiunta sul «Filioque» del 2024 (cf. riquadro a p. 412). Il testo si apre con un’affermazione della presenza vivificante dello Spirito Santo nella creazione e nella redenzione; invita a un rinnovato rapporto tra l’umanità e il mondo naturale; sottolinea il ruolo fondamentale dello Spirito nella proclamazione del Vangelo e nel sostegno della testimonianza della Chiesa attraverso la Parola e il sacramento; incoraggia una riflessione trinitaria più profonda; raccomanda «a tutte le Chiese luterane… di iniziare a utilizzare traduzioni del Credo niceno basate sulla formulazione originale greca, senza il Filioque». Quanto a fenomeni come visioni, sogni e avvenimenti miracolosi come le guarigioni, collegati da alcune confessioni cristiane allo Spirito, «luterani e ortodossi concordano sul fatto che richiedono cautela e un rigoroso discernimento per far sì che questi eventi favoriscano l’opera di costruzione della comunità cristiana da parte dello Spirito Santo».
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