America Latina - Cuba: il paese chiede speranza
Intervista a don Ariel Suarez Jauregui
La pressione degli Stati Uniti su Cuba, espressa sia con minacce verbali sia attraverso l’embargo e il blocco petrolifero, resta alta. Sulla situazione nell’isola, Il Regno ha raggiunto don Ariel Suárez Jáuregui, segretario aggiunto della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba (COCC). Classe 1973, licenziato in filosofia alla Pontificia università gregoriana nel 2007, don Suárez è anche rettore a L’Avana del santuario Nuestra Señora de la Caridad, patrona di Cuba, e rappresentante della Chiesa cattolica cubana per l’ecumenismo.
La pressione degli Stati Uniti su Cuba, espressa sia con minacce verbali sia attraverso l’embargo e il blocco petrolifero, resta alta. Sulla situazione nell’isola, Il Regno ha raggiunto don Ariel Suárez Jáuregui, segretario aggiunto della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba (COCC). Classe 1973, licenziato in filosofia alla Pontificia università gregoriana nel 2007, don Suárez è anche rettore a L’Avana del santuario Nuestra Señora de la Caridad, patrona di Cuba, e rappresentante della Chiesa cattolica cubana per l’ecumenismo.
– I racconti di vita quotidiana che ci giungono da Cuba sono drammatici. Solo l’intraprendenza e la fantasia del popolo cubano sembrano consentire la sopravvivenza. Come riesce il paese in tali condizioni ad andare avanti?
«La situazione è veramente molto dura. Ogni giorno assistiamo al deterioramento di tutti i servizi essenziali: l’agricoltura, i trasporti, la sanità, l’istruzione, la cultura e lo sport. Mancano i beni primari per la maggior parte delle persone, come cibo e medicinali. I blackout sono sempre più frequenti e prolungati.
Le strade de L’Avana traboccano di spazzatura. Per settimane o mesi non arriva l’acqua potabile nelle case. Di giorno in giorno le infrastrutture di base – strade, abitazioni, fabbriche – si degradano. La produzione è pressoché nulla in un paese in cui la merce è quasi tutta importata e dunque si vende a prezzi assai elevati. Le tradizionali fonti di guadagno per l’isola, come il turismo, sono crollate.
A livello psicologico c’è depressione e rabbia. Per molti cubani la vita quotidiana è un calvario, e non si colgono indizi di una soluzione così prossima da generare speranza. Di fronte alla diffusa convinzione che la risposta ai problemi del paese sia molto lontana o molto complessa, chi può sceglie di emigrare.
Una minoranza, con possibilità economiche legate ad attività private, vecchie o nuove, sta ottenendo guadagni impensabili. A titolo d’esempio: un guidatore di tricicli elettrici che trasporta persone alla stregua di un taxi, oggi in una sola giornata di lavoro incassa più di quanto percepisce un medico chirurgo in diversi mesi.
In tal modo si accrescono le disuguaglianze sociali e ritornano povertà e abbandono, quando fu proprio l’eliminazione di tutto ciò a entusiasmare larga parte del popolo nella costruzione del progetto sociale che si volle impiantare qui a Cuba nei decenni tra il 1960 e il 1970 del secolo scorso.
Ogni giorno sempre più persone finiscono a vivere per strada e nelle piazze. Non so davvero come possano vivere i pensionati che non hanno nessuno che li sostiene sul piano umano ed economico. Uno studio,1 pubblicato giorni fa sul costo mensile della vita di un cubano medio, documenta che il popolo si è profondamente impoverito, a livelli mai raggiunti prima nella storia nazionale, a parte forse i periodi di guerra. Ribadisco che ci sono eccezioni alla situazione qui descritta. Dentro la mia amata Cuba convivono realtà molto diverse».
Cresce la precarietà
– Tra le restrizioni del Governo e quelle imposte dall’embargo, come riesce oggi a operare la Chiesa? Che relazioni ha con lo Stato?
«A Cuba la Chiesa cattolica cerca di continuare a compiere la sua missione, quella che le è stata affidata dal Signore Gesù Cristo. Primo: annunciare il Vangelo attraverso la predicazione, la catechesi, i centri di formazione, i programmi radiofonici, i laboratori, i ritiri e i corsi di spiritualità. Quasi ogni parrocchia gestisce pagine web e gruppi on-line. Secondo: celebrare la fede e comunicare la vita dell’Eterno attraverso i sacramenti e la liturgia. Terzo: il servizio della carità verso tutti, specialmente verso i più poveri e bisognosi. In questo contesto, negli ultimi tempi si è avuto un vero boom d’iniziative pastorali: tra le altre, mense parrocchiali, consegna di pasti e servizi di lavanderia per i senzatetto, ripetizioni scolastiche per bambini e adolescenti, laboratori per i giovani.
Attraverso svariate figure – volontari della Caritas, missionari, catechisti, religiose, diaconi permanenti, preti e vescovi –, la Chiesa si sforza ogni giorno d’accompagnare il popolo di cui facciamo parte, di servire tutti, d’accogliere, ascoltare, consolare e offrire motivi di speranza.
I presuli, negli incontri puntuali che hanno avuto con le autorità della nazione a vari livelli, hanno potuto esprimere continuamente, con tono rispettoso e franco, le proprie preoccupazioni di fronte al crescente peggioramento delle condizioni di vita del popolo cubano.
Attraverso l’ufficio per la pastorale penitenziaria esistono legami stabili e necessari tra la Chiesa e le autorità, per l’accompagnamento e il servizio pastorale nei confronti dei detenuti e delle loro famiglie. La recente liberazione di un numero significativo di prigionieri ci ha rallegrato. Confidiamo che questo cammino prosegua e si allarghi, per il bene di tante famiglie e dell’anima della nazione cubana, che ha bisogno di riconciliazione e d’accogliere tutti i propri figli.
È bene rileggere attentamente i messaggi dell’episcopato cubano del 15 giugno 2025 e del 31 gennaio 2026.2 I pastori hanno dato voce alla sofferenza del popolo e, allo stesso tempo, hanno invitato, con cordialità e determinazione, a porvi fine senza indugi. Il santo padre Leone XIV ha rilanciato le parole dei vescovi nell’Angelus del 1º febbraio, sostenendoli pienamente.
Quello che la Chiesa cattolica riesce a fare, rimane una goccia nell’oceano. Ci sono anche esperienze molto belle in altre confessioni cristiane come pure in altre religioni. Ci sono numerose persone buone in questo paese – credenti e non –, che fanno del bene, aiutano il prossimo e condividono ciò che sono e ciò che hanno con gli altri. Sono luci in mezzo alla notte».
In attesa della beatificazione di Varela
– Il sacerdote Félix Varela (1788-1853) è considerato un padre della nazione cubana ed è anche in qualche misura una figura ponte tra Cuba e gli Stati Uniti, avendo operato in entrambi i paesi. Tutti gli ultimi papi, da Giovanni Paolo II a Francesco, ne hanno tessuto le lodi, ma la sua causa di beatificazione, avviata nel secolo scorso, non è ancora giunta a definizione. Ci sono fatti che consentono di sperare in una prossima beatificazione di questo prete?
«Com’è noto, si è deciso di rinviare la visita ad limina dell’episcopato cubano prevista per lo scorso febbraio. In tale occasione, era già in programma un incontro presso il Dicastero delle cause dei santi e sono certo che il tema della beatificazione del venerabile don Félix Varela sarebbe stato all’ordine del giorno, insieme ad altri. Attendiamo risposte dagli organismi competenti della Santa Sede e confidiamo che il Signore ci conceda questa gioia, che è, fondamentalmente, per tutti i cubani un invito a vivere nella santità, pieni di amore per Dio e per la patria».
– Il presidente Biden, a parole non del tutto avverso a Cuba, ha rimosso l’isola dalla lista nera degli Stati terroristi solo pochi giorni prima di lasciare la Casa bianca. Con l’arrivo di Trump, questo provvedimento è stato annullato e la pressione su Cuba è via via cresciuta. Qual è la percezione che si ha di essa nel paese?
«Io sono un pastore e, in quanto tale, riconosco i miei limiti nell’interpretare adeguatamente le dichiarazioni dei politici, che generalmente rispondono a interessi determinati e spesso sono rivolte a un pubblico specifico. In quanto cubano, cristiano e prete, vorrei dire ai politici che rivolgano il proprio sguardo verso il popolo cubano, verso quell’uomo o quella donna della strada che non ce la fanno più, perché portano una croce troppo pesante e da troppo tempo. Hanno il dovere morale di guardarlo e ascoltarlo. Qualsiasi negoziazione, dialogo o tentativo di legiferare che non guardino e non ascoltino il popolo cubano possono facilmente scivolare sul terreno sdrucciolevole del passato, delle colpe o delle recriminazioni reciproche, addirittura delle minacce.
Se invece si guarda e si ascolta l’uomo cubano e il suo dolore col profondo desiderio di offrirgli un presente e un futuro diversi, sono convinto che si possano trovare percorsi nuovi, anche se difficili e ardui da percorrere, vie nuove per restituirci la speranza. È ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento».
a cura di
Gabriella Zucchi
1 Red., «Actualización del costo de la vida en Cuba», in La Joven Cuba, 24.4.2026, bit.ly/4enlVy2.
2 Cf. Regno-att. 14,2025,420 e 4,2026,87; Regno-doc. 7,2026,237.