Giustizia internazionale
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Il sionismo è un movimento politico e culturale che nasce alla fine del XIX secolo. Il suo obiettivo è di dare vita a una «casa per ebrei» nel territorio della Palestina antica. Siamo in un periodo in cui i pogrom che avvengono in Europa orientale, Ucraina e Russia rendono difficile pensare sufficiente l’idea dell’assimilazione che l’illuminismo ebraico (Haskalah) aveva proposto alla fine del Settecento. Adesso, su spinta del giornalista austriaco Theodor Herzl, non si rigetta l’assimilazione, ma si ritiene difficile da realizzare, proprio per l’estendersi e il diffondersi dell’antisemitismo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
La parola genocidio viene usata per la prima volta nel 1944, nel libro Axis Rule in Occupied Europe, il cui 9o capitolo si chiama appunto «Genocidio», del giurista polacco ed ebreo Raphael Lemkin, che si trovava negli USA per lavorare con l’amministrazione americana di guerra. Da giovane, all’Università di Leopoli, aveva discusso col suo professore dell’assassinio a Berlino nel 1921 di Talât Pasha (capo del Governo ottomano, durante la guerra il principale responsabile dei massacri degli armeni); e dell’assoluzione del suo uccisore, il giovane armeno Soghomon Tehlirian, che lo spinge a cercare nel diritto internazionale una risposta a come fare i conti con l’uccisione in massa di un gruppo umano.
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