Il sangue del fratello. 1. Nota del consiglio permanente
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«Occorre interrogarsi su come la fede si trasmetta nel contesto odierno, considerando che tale domanda riguarda anche chi vive assiduamente la vita ecclesiale e non può darsi per acquisita». Il Comunicato finale del Consiglio episcopale permanente della CEI, diffuso a Roma il 23 settembre al termine della sessione autunnale (21-23 settembre) presieduta dal card. Matteo Zuppi, parte dall’invito di Leone XIV all’Assemblea generale di maggio a essere comunità «più libere di annunciare Cristo». I vescovi hanno indicato come passaggi decisivi la formazione degli adulti, l’iniziazione cristiana e l’accompagnamento spirituale, e richiamato l’idea di una «fede pensata e vissuta» nel ricordo del card. Camillo Ruini, recentemente mancato, e nel 50° del Convegno ecclesiale su «Evangelizzazione e promozione umana». Sul piano istituzionale, in vista della recezione del Cammino sinodale, il Consiglio permanente ha «deciso di avviare un percorso di riflessione e approfondimento che porti a individuare criteri di una possibile riforma» dello Statuto della CEI. Tale riforma è legata alle richieste del Documento di sintesi del Cammino sinodale della Chiesa italiana (nn. 69d e 75), raccolte dalle linee d’orientamento attuative Radicati e costruiti in Cristo, in particolare sul tema dell’inserimento di laici nelle Commissioni (che attualmente sono «episcopali») e alla formazione di un organismo di partecipazione ecclesiale a livello nazionale.
Stampa (23.9.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
Il 24 marzo l’Argentina ha ricordato i 50 anni del colpo di Stato militare che inaugurò una brutale dittatura, che per sette anni si rese responsabile di rapimenti, torture e omicidi nei confronti di decine di migliaia di vittime. Anche le gerarchie ecclesiastiche furono accusate di connivenze con il Governo dei generali (cf. Regno-att. 6,2023,164). Il 17 marzo il Consiglio permanente della Conferenza episcopale argentina ha pubblicato un messaggio intitolato «Mai più» alla violenza della dittatura, «sempre più» democrazia giusta, in cui riconosce «la gravità di quanto accaduto in quegli anni violenti» e comprende «che la memoria esige un’autocritica, da parte della società e della Chiesa in essa presente, che aiuti a riscoprire e ricostruire il senso di fratellanza tra gli argentini».
In un momento, inoltre, in cui l’attuale Governo di Javier Milei sostiene che per decenni la sinistra ha distorto la storia della dittatura, enfatizzando esclusivamente il terrorismo di Stato e ignorando la violenza dei gruppi guerriglieri di sinistra, i vescovi avvertono: «Viviamo in un’epoca caratterizzata da una crescente tendenza all’autoritarismo... in cui sta prendendo il sopravvento un’ideologia della sopravvivenza del più forte ai danni del più debole, mentre la forza della democrazia dovrebbe manifestarsi nella cura dei più fragili». E ribadiscono che «il sistema democratico si fonda sulla convivenza tra sorelle e fratelli nel rispetto incondizionato della dignità umana».
Stampa (23.3.2026) da sito web episcopado.org. Nostra traduzione dallo spagnolo.
«In un contesto globale definito “età della forza”, dove il diritto internazionale cede il passo alle armi e alla logica del dominio, i vescovi hanno rinnovato l’impegno della Chiesa italiana a essere “casa della pace”, accogliendo l’invito di papa Leone XIV a riscoprire l’essenziale della fede cristiana» (Comunicato finale). È stato questo il punto centrale della sessione invernale del Consiglio episcopale permanente, che si è riunito a Roma dal 26 al 28 gennaio. All’ordine del giorno c’erano le priorità pastorali e i passi da compiere per dare seguito alle decisioni maturate a conclusione del Cammino sinodale e dopo l’Assemblea generale del novembre scorso. È stato quindi deciso che il tema principale dell’82ª Assemblea generale (a Roma dal 25 al 28 maggio) saranno gli orientamenti pastorali della Chiesa in Italia e le decisioni post-sinodali.
Molta attenzione ha suscitato l’appello del presidente dei vescovi, il card. Matteo Zuppi, riguardante il referendum confermativo della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, previsto per il 22 e 23 marzo, appello che da alcuni è stato inteso come un’indicazione a votare «no». Interpretazione poi smentita dall’agenzia stampa della CEI SIR il 27 gennaio.
Stampa (28.1.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
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