D
Documenti
Documenti, 9/2017, 01/05/2017, pag. 270

Il Comitato nazionale di bioetica sul gene-editing; Chiese europee sul futuro dell’Europa; Rapporto annuale 2017 del Centro Astalli

AGENDA DOCUMENTI

23 febbraio 2017. Il Comitato nazionale di bioetica sul gene-editing. Nel contesto delle nuove tecniche dell’ingegneria genetica, in grado di modificare le sequenze del DNA degli organismi viventi con precisione, relativa facilità e costi contenuti, il Comitato nazionale di bioetica nel suo Parere del 23 febbraio 2017 analizza la tecnica CRISP-Cas9 (bioetica.governo.it). Il Comitato richiama la necessità di un ampio dialogo pubblico sul tema del gene-editing nei vari ambiti scientifici, etici, sociali, esprimendo una linea di prudenza rispetto a tecniche sperimentali che, allo stato attuale delle conoscenze, presentano forti margini d’incertezza, e sottolinea la necessità di trovare regole internazionalmente condivise per disciplinare la ricerca biomedica. È favorevole alla sperimentazione in vitro e animale, secondo le regole internazionali, per testare la sicurezza e l’efficacia delle tecnologie. Ritiene eticamente auspicabile un incremento della ricerca sulle cellule somatiche umane sia nell’ambito della ricerca in laboratorio sia nella ricerca clinica o in vivo. Ritiene non giustificabile la sperimentazione su gameti destinati al concepimento ed embrioni umani destinati all’impianto, concordando sull’opportunità della moratoria sulla ricerca clinica o ricerca in vivo finché non siano raggiunte le indispensabili condizioni di sicurezza ed efficacia della tecnica. Sulla sperimentazione del gene-editing in laboratorio sui gameti non destinati alla riproduzione e su embrioni in vitro non destinati all’impianto, invece, il Comitato si è diviso.

 

31 marzo 2017. Chiese europee sul futuro dell’Europa. Il card. Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (COMECE, le Chiese cattoliche), e il rev. Christopher Hill, presidente della Conferenza delle Chiese europee (KEK, le Chiese protestanti e ortodosse), s’incontrano il 31 marzo per rafforzare l’impegno ecumenico nei confronti del progetto europeo, in tutti i nuovi modi che saranno necessari. Lo affermano in una Dichiarazione congiunta (www.comece.eu in inglese, tedesco e francese), nella quale vengono ricordate le iniziative dei due organismi su questo tema: il grande processo di consultazione avviato dalla KEK con la lettera aperta Quale futuro per l’Europa? (Regno-doc. 15,2016,505), e il Congresso che la COMECE e la Santa Sede terranno a Roma dal 27 al 29 ottobre sul tema «Ripensare l’Europa», un’opportunità di dialogo e riflessione congiunta tra vescovi, rappresentanti politici e altri soggetti ecclesiali insieme a papa Francesco, e un segno d’impegno della Chiesa cattolica a trovare nuovi modi di vivere insieme nel continente.

 

4 aprile 2017. Per il 50° della Populorum progressio. «Solo la strada dell’integrazione tra i popoli consente all’umanità un futuro di pace e di speranza», afferma papa Francesco il 4 aprile, ricevendo i partecipanti al convegno promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale il 3 e 4 aprile nel 50° anniversario della Populorum progressio. La riflessione si sofferma sul significato del verbo «integrare», indicato come «un orientamento fondamentale» anche per l’attività del dicastero promotore dell’iniziativa. Si tratta dunque «di integrare i diversi popoli della terra»; di «offrire modelli praticabili d’integrazione sociale»; di «integrare nello sviluppo tutti quegli elementi che lo rendono veramente tale», in modo che non solo «l’economia, la finanza, il lavoro» ma anche «la cultura, la vita familiare, la religione». Infine vanno riconosciute e garantite due ulteriori forme di integrazione: quella tra la dimensione individuale e la dimensione comunitaria, e quella tra corpo e anima.

 

11 aprile 2017. Rapporto annuale 2017 del Centro Astalli. L’11 aprile viene presentato il Rapporto annuale 2017 del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (JRS), un’organizzazione cattolica internazionale, attiva in più di 40 nazioni, la cui missione è accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati (centroastalli.it). Il Rapporto afferma che la chiusura, sia pur non totale, della rotta balcanica ha concentrato sulla rotta del Mediterraneo centrale la maggior parte degli arrivi via mare dei migranti forzati. Allo stesso tempo il ripristino dei controlli alle frontiere interne dell’Europa fa sì che la maggior parte dei migranti che arriva nel nostro continente resti in Italia. Nel corso del 2016 sono sbarcate in Italia 181.436 persone, di cui 25.772 minori non accompagnati. Le richieste di protezione internazionale presentate nel nostro paese nel corso dell’anno sono state 123.000. Ormai tutti i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d’Italia, e il sistema di accoglienza nazionale ha registrato alla fine del 2016 un totale di presenze pari a 176.554 persone. La maggior parte di questi posti però continua a essere offerta da centri di accoglienza straordinaria (CAS), che non sempre prevedono lo stesso livello di servizi mirati all’integrazione e soprattutto non prevedono un coinvolgimento diretto dei comuni in cui si trovano. Il Centro Astalli, che gestisce sia centri di accoglienza straordinaria sia centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), auspica che la rete SPRAR diventi al più presto l’unico sistema di accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale, in modo che a tutti gli accolti possa essere garantito un supporto all’integrazione efficace e secondo standard uniformi.

Tipo Documento
Tema Attualità ecclesiale
Area
Nazioni

Leggi anche

Documenti, 2026-15

La difesa al servizio della pace

Segretariato della Commissione delle conferenze episcopali dell'Unione Europea (COMECE)

«L’Europa è chiamata non solo a proteggersi, ma anche a rimanere un attore globale per la pace promuovendo il dialogo, la cooperazione multilaterale e la dignità umana». Il 2 luglio la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE), composta dai presidenti delle conferenze episcopali cattoliche dei paesi UE, ha pubblicato il contributo Una strategia europea di sicurezza al servizio della pace, elaborato dal Segretariato in vista della nuova Strategia di sicurezza che l’UE si accinge a definire. Il testo si richiama alla dottrina sociale della Chiesa e alla vocazione fondativa dell’UE come progetto di pace, in continuità con i recenti moniti di papa Leone XIV contro la normalizzazione della guerra. La COMECE chiede che le future scelte di difesa restino ancorate alla dignità umana, al diritto internazionale e a un controllo etico delle tecnologie militari, così da coniugare capacità di difesa, diplomazia, prevenzione dei conflitti e cooperazione multilaterale in vista di «una pace giusta e sostenibile, che dovrebbe guidare le scelte strategiche dell’Europa negli anni a venire».

Cinque le raccomandazioni ai decisori di Bruxelles: mantenere la pace come obiettivo strategico; ampliare la valutazione delle minacce oltre i rischi militari; rafforzare la prevenzione dei conflitti; rafforzare il controllo democratico sulle scelte di difesa; inserire la strategia di sicurezza in una più ampia strategia di pace. «La sicurezza e la pace non sono obiettivi in competizione tra loro».

Stampa (2.7.2026) da sito web www.comece.eu. Nostra traduzione dall’inglese.

Documenti, 2026-15

L'indipendenza e la responsabilità

Per il 250° anniversario della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti

Leone XIV

In occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio 1776), papa Leone XIV ha indirizzato al paese tre testi, pubblicati tra il 25 giugno e il 5 luglio: una Lettera in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America (datata 25 giugno e pubblicata il 4 luglio); un Discorso in occasione dell’accettazione della Liberty medal of the National Constitution Center di Philadelphia (3 luglio); e un Videomessaggio in occasione della conclusione del Pellegrinaggio eucaristico nazionale (5 luglio), promosso dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti col motto «Un’unica nazione sotto Dio».

Nella lettera il papa indica nella libertà religiosa e nella dignità della vita, dal «concepimento fino alla morte naturale», i principi che hanno permesso alla Chiesa cattolica di radicarsi negli Stati Uniti, richiamando anche il dovere di accoglienza verso i migranti. Nel discorso di Philadelphia rilegge gli ideali della Dichiarazione – vita, libertà, ricerca della felicità – alla luce della visione biblica della persona creata a immagine di Dio, e riprende il motto E pluribus unum come figura di un’unità da rinnovare. Nel videomessaggio ripercorre le origini eucaristiche del cattolicesimo statunitense, da St. Augustine (1565) ai santi e martiri americani, fino al venerabile Fulton Sheen.

Nella giornata del 4 luglio papa Leone si è recato in visita pastorale sull’isola di Lampedusa (cf. riquadro a p. 459).

Stampa (18.8.2026) da sito web www.vatican.va. Cf. anche Regno-att. 14,2026,398.

Documenti, 2026-15

Le persone prima dei confini

Incontro con i partecipanti al 47° Meeting per l'amicizia fra i popoli

Leone XIV

«Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone». A 44 anni di distanza da Giovanni Paolo II (1982), il 22 agosto Leone XIV ha fatto visita, alla Fiera di Rimini, ai partecipanti al 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli, promosso dal movimento ecclesiale «Comunione e liberazione»: è la prima presenza di un papa all’appuntamento riminese dopo quella di Wojtyla. L’incontro si collocava all’interno della visita pastorale del pontefice nella Repubblica di San Marino e a Rimini.

Richiamando l’enciclica Fratelli tutti di Francesco sull’amicizia sociale, Leone XIV ha insistito sulla priorità delle persone rispetto a confini e istituzioni e sul primato della misericordia contro il «falso realismo» che riarma menti e nazioni. Ai giovani di CL il papa ha chiesto di allargare l’appartenenza al Movimento oltre ogni «appartenenza troppo ristretta» e di vivere la fede nella libertà, non nel proselitismo, richiamando il «rischio educativo» di don Luigi Giussani, fondatore di CL, e la sinodalità come ascolto reciproco. Sinodalità infatti «non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo». Al movimento il papa ha ricordato che «una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere».

Stampa (18.8.2026) dal sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.