Europa: il risveglio necessario
Discorso alla consegna del Premio Carlo Magno
Il 14 maggio Mario Draghi è stato insignito del Premio Carlo Magno, riconoscimento assegnato ogni anno dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità che si sono distinte per il loro impegno a favore della pace e dell’integrazione europea, conferito tra gli altri a papa Francesco (2016). Ex presidente della Banca centrale europea e già presidente del Consiglio dei ministri italiano, l’economista non ha pronunciato un discorso di circostanza, ma ha consegnato una diagnosi impietosa del continente. «Per la prima volta a memoria d’uomo siamo veramente soli insieme», ha affermato, sintetizzando in una formula l’isolamento geopolitico europeo. L’ordine del dopoguerra si è incrinato: gli Stati Uniti sono imprevedibili, la Cina non è un’alternativa credibile, la Russia rimane una minaccia. Nel frattempo le esigenze di investimento strategico sono salite a 1.200 miliardi di euro l’anno e il divario di produttività con gli Stati Uniti si è allargato di 9 punti percentuali dal 2019.
La proposta di Draghi è quella di un «federalismo pragmatico»: i paesi più pronti devono avanzare insieme, costruendo cooperazione concreta su energia, tecnologia e difesa, senza attendere il consenso dei 27. «Il compito ora è quello di... dimostrare che l’Europa può ancora una volta trasformare la crisi in unione». Un’Europa che non completi l’integrazione del proprio mercato interno, ha avvertito, non potrà mai reggere la competizione con chi l’ha già fatto.
Stampa (15.5.2026) da sito web www.karlspreis.de. Nostra traduzione dall’inglese; titolazione redazionale.
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