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"Io non mi vergogno del Vangelo"

"Io non mi vergogno del Vangelo"

Giovanni Ferro. Come un «giusto» inerme riuscì a salvare un ebreo e tre Mussolini

L. Accattoli
Tra i «giusti delle nazioni » potrebbe entrare presto il padre somasco Giovanni Ferro, che fu arcivescovo di Reggio Calabria dal 1950 al 1977 e per il quale è avviata da un anno la causa di canonizzazione: egli accolse al collegio Gallio di Como, di cui era rettore, un ragazzo ebreo per tutto il tempo della persecuzione nazista. Ho conosciuto l’arcivescovo Ferro – uomo mite e inerme se mai ve ne furono – e sono amico del Gallio dove fui chiamato tre anni addietro per una conferenza. È dunque con esultanza che racconto questa storia, lasciando la parola all’ebreo che fu messo in salvo. «Mi chiamo Roberto Furcht, ho ottant’anni e sono qui per rendere omaggio alla memoria del padre somasco e vescovo Giovanni Ferro, che mi accolse al collegio Gallio, qui a Como, durante l’occupazione nazista e al quale debbo la salvezza della vita».

In morte di Baget Bozzo. Elogio della contraddizione

L. Accattoli
Volevo bene a Gianni Baget Bozzo e anch’egli me ne voleva. Una volta ho polemizzato con lui in questa rubrica (Regno-att.18,2001,646ss; 20,2001,719s; e vedi la sua risposta in Regno-att. 22,2001,730s) e ora ne parlo in morte, lodandolo per i doni che da lui mi sono venuti – li dico alla fine – e ammirando la sua vocazione a contraddirsi che ha scandalizzato tanti. Essa era sorella della leggerezza, della passionalità e della vivezza d’anima che lo caratterizzavano. Penso che egli fosse guidato da un istinto orbitante che lo portava a cercare l’altra faccia di ogni realtà, come chi giri intorno al Colosseo facendo suoi tutti i punti di vista che viene sperimentando. Credo che abbia fatto questo sulla DC, sul Concilio, su Dossetti, sull’islam. Non sapevi mai dove l’avresti ritrovato, da un capodanno all’altro.

Il prete visto dalla piazza. Chi attacca discorso e chi lo rifiuta

L. Accattoli
Il prete lo puoi vedere in chiesa, sul sagrato, dalla piazza. Qui provo a guardarlo dalla piazza, in risposta a una domanda che mi è venuta dal Seminario regionale dell’Abruzzo e Molise che si trova a Chieti e che quest’anno compie cent’anni (l’incontro è avvenuto il 24 aprile). Azzardo una qualche risposta all’evangelico «chi dice la gente che io sia» e ne viene un «bestiario» aggiornato di chi cerca un prete, o solo l’apposta. Più o meno è l’umanità di sempre ad attaccare discorso o a rifiutarlo. Ma con qualche diversa proporzione: sono di più oggi i cananei, i samaritani e i centurioni romani, mentre vanno diminuendo gli israeliti. Ciechi e storpi sono sempre in maggioranza. Le domande trabocchetto forse oggi sono di meno, ma sembrano più insidiose.

Chi è oggi Maria di Màgdala? Prima non creduta e poi dimenticata

L. Accattoli
Cerco Maria di Màgdala e chiedo in giro chi l’abbia vista. Ho passato la Quaresima in questa ricerca, motivato dall’impegno a parlarne ai giovani della XII Prefettura della diocesi di Roma: di chi sia «tipo» oggi la discepola che Gesù aveva guarito da sette demòni, che per prima lo vide risorto e fu chiamata al ruolo fondativo di darne notizia agli undici. Apostola degli apostoli, la dissero i padri. Ma non fu creduta.

Confessioni di un povero blogger: nella rete c'è più odio che nella realtà

L. Accattoli
Da tre anni tengo un blog (www.luigiaccattoli.it) che è ora l’attività che mi impegna di più dopo quella delle conferenze. Considero anzi il blog una continuazione dei dialoghi che intreccio in occasione degli incontri pubblici ai quali sono invitato, con le domande e le risposte che ci si scambia al microfono e dopo, spenti i microfoni. Come nelle conferenze così nel blog io tratto un tema, i «visitatori » reagiscono e io, se posso, rispondo. Ma nei blog ciò avviene con due differenze principali: l’aggressività e la dominante di destra.

«La carità è magnanima». Se Paolo scrivesse oggi ai Corinti

L. Accattoli
A che penserebbe oggi l’apostolo Paolo dicendo «la carità è magnanima »? Allora era un richiamo ai cristiani di Corinto, che circa nel 53 d.C. si cavavano gli occhi sostenendo fazioni allo stato nascente: «Io sono di Apollo, io sono di Paolo». Proprio come noi che diciamo «o con Biffi o con Martini».

Bambini ebrei e leggi razziali. Nel racconto di Mirjam Viterbi e in altri casi

L. Accattoli
Durante il passaggio del piccolo corteo, alcuni ignari soldati tedeschi scattarono sull'attenti»: belli questi guerrieri ariani che salutano l'accompagnamento al cimitero di una donna ebrea morta ad Assisi nel monastero delle clarisse di San Quirico, dov'era rifugiata durante l'occupazione tedesca. Più bello ancora il fascistissimo podestà di Assisi, che per rassicurare gli ebrei che si sono messi sotto la sua protezione telefona in loro presenza al comando tedesco chiedendo se in zona ci siano dei «porci ebrei» e tira «un grosso respiro di sollievo» alla risposta negativa. Anche il lettore respira leggendo il racconto del salvataggio di un gruppo di famiglie ebraiche attuato ad Assisi da un'organizzazione clandestina che faceva capo al vescovo Placido Nicolini: M. VITERBI BEN HORIN, Con gli occhi di allora. Una bambina ebrea e le leggi razziali, Morcelliana, Brescia 2008 (Regno-att. 18,2008,629).

Don Salvatore Arcifa. Ritratto di un prete all'antica

L. Accattoli
Ognuno che frequenti la Chiesa conosce preti colti e riservati che ancora oggi vestono in talare, amano il latino, non guidano l’automobile e non usano il computer. Qui parlo di quelli che ho conosciuto raccontando di uno di loro che non ho mai incontrato: don Salvatore Arcifa che vive ad Acireale e ha compiuto 80 anni in settembre. È stato insegnante di lettere nei licei e si è poi dedicato a tempo pieno al ministero delle confessioni. L’ho conosciuto attraverso un «libro-testamento», come lo chiama, intitolato Colligite fragmenta (Raccogliete i pezzi avanzati), che ha pubblicato in edizione numerata e ha regalato agli amici in occasione dell’ottantesimo.

Io sono lo scarabocchio di Dio. Ricordo di don Benzi a un anno dalla morte

L. Accattoli

In viaggio con i papi. 95 volte nel mondo e 70 in Italia

L. Accattoli
Novantacinque viaggi sono molti» ha detto il papa al ritorno da Lourdes, quando p. Lombardi mi ha presentato per un saluto: «Viaggia con noi per l’ultima volta, perché a dicembre compie 65 anni e va in pensione». Ho detto a Benedetto che tutti i viaggi papali mi erano «piaciuti». Ha osservato: «Se ne va così giovane». Ho risposto che era una «nostra regola» e non una mia scelta. Si fa presto a dire «95 viaggi»: l’espressione è troppo rapida e per uno lento come me non dice molto. Provo a integrarla con qualche particolare dall’Alaska all’Egitto, da Balvano a La Verna.