Non essere più solo, «appartenere a qualcosa e a qualcuno». L’espressione è di Umberto Saba e la si trova in Storia e cronistoria del Canzoniere, un testo bizzarro, a scuola i ragazzi lo trovano un testo bizzarro, scritto nel 1948 come esegesi del suo percorso poetico, appassionatamente di parte, perché Saba difende la sua poesia e si difende dai critici.
Rileggere Ban Zhao nel tempo del #MeToo. Bene, Ban Zhao era una donna colta, figlia e sorella di letterati di corte. Rimasta vedova giovane, non si risposa, diventa storica di corte benché non ufficialmente, e scrive. Precetti per le donne è un librino in 7 capitoli idealmente rivolto alle sue figlie, in cui si rivolge alle donne ma in realtà parla agli uomini.
Gilead di Marilynne Robinson (Einaudi, Milano 22017) è un capolavoro assoluto di scrittura e di umanità. È stato pubblicato nel 2004, in Italia nel 2008. È il primo volume di una trilogia splendida (Lila, 2015; Casa, 2011, entrambi di Einaudi), ma lo si può leggere da solo perché si sa che ogni capolavoro si basta.
È raro trovare professioni di poetica così determinate come quella di Flannery O’Connor e allora vien naturale cercare nelle sue narrazioni (poche, due romanzi e una manciata di racconti) qualcosa d’intimamente militante, un storia in cui pur nella congestione delle azioni e dei gesti e degli eventi alla fine il male non sia l’ultima parola.
Eugenio Montale pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Le occasioni, il 14 ottobre 1939. Il mondo si sta accartocciando nella Seconda guerra mondiale, la Germania ha invaso la Polonia, Francia e Inghilterra hanno dichiarato guerra alla Germania, l’Italia consuma il suo ventennio di colpevole acquiescenza a un programma di violenza, razzismo e velleitaria sopraffazione.
Lei dunque capirà, di Claudio Magris (Garzanti, Milano 2006) è una piccola meraviglia di poesia e di amore per la vita. E parla d’amore, innanzitutto. C’è l’amore dei corpi che assecondano e insieme creano la relazione: «Gli ho insegnato io tutto ... Quando facevamo l’amore, era come un mare, una grande onda che culla solleva sprofonda si rompe sulla riva; lui senza di me sarebbe ancora un bambino, uno che fa all’amore come soffiarsi il naso, non un uomo».
Huxley sembra averne azzeccate poche di previsioni. Nessun governo centrale pretende di pianificare il nostro bene comune anzi, gli stati si sciolgono per effetto di mille regionalismi, l’eugenetica, se la si può chiamare così, è saldamente nelle mani dei singoli che esercitano semmai il capriccio individuale e non la pianificazione sociale. Ma in questo libro il genio, e anche il diavolo, sta nei dettagli.