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Attualità
Attualità, 2/2018, 15/01/2018, pag. 15

Francesco - Street art: teologia pop

Intervista a Maupal

Giuliano Martino

Da quando è diventato pontefice nel marzo del 2013, Francesco è stato da molti ribattezzato il «papa pop». Una sorta di icona popolare apprezzata da più parti all’interno dell’opinione pubblica, grazie alla sua capacità d’entrare in contatto con la gente e di «fare notizia» nei media per il suo stile da parroco che sa stare sulla strada.

Proprio la strada e le periferie sono due immagini che hanno accompagnato Francesco in questi quasi cinque anni di pontificato. In strada ha trovato fortuna l’opera dell’artista romano Mauro Pallotta, in arte Maupal, che ha raffigurato il papa argentino come un Supereroe. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo come felice mix di un papa vicino alla gente e allo stesso tempo fuori dall’ordinario. Dei molti messaggi racchiusi in queste immagini, ci parla Maupal in questa chiacchierata.

– Mauro, tu sei nato e cresciuto a Borgo Pio, a due passi dal Vaticano. Raccontaci del rione.

«Borgo Pio è un porto di mare, una sorta di passaggio di frontiera: a venti metri da casa mia c’è la porta del Vaticano e di conseguenza un via vai di persone fra le più disparate. Ti può capitare di andare al bar e prendere il caffè vicino a un cardinale e poi uscire e imbatterti nel povero di strada o nella persona comune. Oggi molti turisti continuano a venire qui per cercare le mie opere (tutte cancellate dagli addetti al decoro urbano del Comune di Roma, ndr). Questo mi dà continuamente nuovi stimoli e idee per il mio lavoro».

– Qual è il tuo rapporto con la fede?

«Essendo nato e cresciuto ai piedi del Vaticano, ho da sempre avuto un’educazione cattolica, anche se ammetto di non essere un fervente praticante. Certamente credo però in Dio e con l’avvento di Francesco ho visto il ruolo del papa sotto un’altra luce: non solo come un capo religioso ma anche come qualcosa di più. Un modo di essere e di fare differente, dal quale traspaiono un’umiltà e un’umanità rare».

– Cosa ti ha colpito di Francesco?

«È un papa che ha una forte empatia con tutti, pur rimanendo un uomo di “potere” per il ruolo che ricopre. Ma in questo senso mi piace considerarlo un uomo “illuminato verso il bene”. Per questo lo considero un esempio da seguire e ho voluto raffigurarlo come un “supereroe”. Però molto umano: ha un po’ di pancia, gli occhiali da vista e la sciarpa del San Lorenzo (la sua squadra del cuore, ndr), che in qualche modo rappresenta la sua fede terrena verso cose molto semplici e comuni come il calcio. Ho voluto così avvicinarlo fortemente alla gente normale, anche perché secondo me lui è portato per natura a entrare in contatto con chiunque. Un ritratto che molti, soprattutto fra i media, hanno riconosciuto come fedele a ciò che trasmette alle persone».

– È un papa pop. Secondo te, dopo la prima fase di stupore e novità, la sua popolarità rischia di scemare diventando qualcosa di scontato?

«In Francesco c’è un forte carattere pop, nel senso di popolare, che fa parte di lui e secondo me difficilmente cambierà. L’interpretazione che il mondo dà di lui è ormai questa, fermo restando che difficilmente ci si potrà abituare completamente a un papa pop, che di per sé è già un ossimoro. Penso che il suo pontificato continuerà a navigare questi mari e l’opinione pubblica continuerà a considerarlo un papa diverso dal solito, molto vicino al popolo e alla gente comune. Per questo che molte persone si sono avvicinate alla Chiesa, considerandolo una sorta di “esponente politico del bene”. E in questo è diventato un leader di riferimento per molti».

– La tua arte parla di tematiche sociali, anche in senso critico. Nelle tue opere sul Super Pope, Francesco incarna questo senso del bene che anche tu ricerchi molto.

«Ai miei occhi Francesco è il nonno ideale e la guida da seguire. È un’immagine diventata ormai quasi imprescindibile. Soprattutto quando si parla di problematiche sociali penso sia necessario ascoltare le sue parole. Nella mia seconda opera, quella del papa che gioca a tris con la guardia svizzera che gli fa da palo, presi spunto dalle sue parole di pace pronunciate in occasione delle tensioni fra Ucraina e Russia di qualche anno fa. Mi ricordo d’aver pensato: “Se io fossi papa mi comporterei proprio come lui”.

Ma ovviamente non potendomi mettere al suo posto ho trovato più semplice mettere lui nei miei panni, quelli di street artist: così l’ho messo su una scala a disegnare su un muro con l’intento di mandare un messaggio chiaro, quello della pace. Oggi però se parli di bene sembri noioso e fuori moda, come se stessi dicendo qualcosa di proibitivo: la guardia svizzera che fa da palo rappresenta proprio questo modo di pensare fuori moda che va in qualche modo tutelato».

– Quale dei murales ti rappresenta di più?

«Sono ovviamente affezionato a tutti, anche se il primo mi ha cambiato la vita, dal punto di vista professionale ma soprattutto umano. È l’immagine che porto più nel cuore, anche se quello che mi rappresenta di più è il murales del papa sulla scala, per i motivi che ho detto. L’ultimo, quello del papa con il mondo sulle spalle, è invece un monito a tutti i potenti, perché Francesco è l’unico che davvero si sta mettendo il mondo sulle spalle cercando di ricucire tutte le fratture sociali che lo caratterizzano. È l’unico che professa l’unica via possibile, quella dell’equità e dell’aiuto di chi sta peggio: Francesco va nelle periferie non solo urbane ma soprattutto in quelle sociali e umane».

– Non solo Francesco: hai anche raffigurato Giovanni Paolo II.

«La raffigurazione di Giovanni Paolo II è stata in occasione della Giornata mondiale della gioventù a Cracovia. L’ho raffigurato sugli sci in discesa libera, essendo stato un grande appassionato di questo sport. In una delle bandierine ho inserito la scritta “Non abbiate paura”, che riprende una sua frase molto celebre rivolta ai giovani: “Non abbiate paura di spalancare le porte a Cristo”».

– Aver ritratto Francesco ti ha dato inevitabilmente molta visibilità e notorietà: come è cambiata la tua vita?

«Diciamo che ora sono considerato “l’artista che raffigura i papi”, anche se tratto anche molte altre tematiche riconducibili alla mia forte estrazione popolare. Addirittura l’immagine del Super Pope l’avevo considerata fra le più semplici che potessi fare e invece è stata poi quella che mi ha aperto le porte. È stata la mia prima opera d’arte in strada e da quel momento in poi sono stato rapito dal mondo della street art, che è andato ad aggiungersi alle altre forme d’espressione che hanno sempre caratterizzato il mio modo d’intendere l’arte».

– Super Pope, con la sua valigetta piena di “valores”, è diventato anche motivo d’ispirazione per il progetto “Eroi ordinari”.

«Sì, grazie a quella immagine è nato il progetto “Eroi ordinari”, accettato dalla Santa Sede: vengono stampate delle magliette acquistabili sul sito www.superpope.it e parte del ricavato della vendita va direttamente all’Obolo di San Pietro. Il mio obiettivo è quello di allargare questo progetto facendo dei piccoli ritratti alle persone del quartiere di Borgo Pio: inoltre chiunque sul sito può inserire una storia di eroi ordinari, storie cioè di persone che si sono imbattute nel bene quotidiano, nella speranza che possa nascere un movimento di esempi positivi in grado di trasmettere un senso di comunione e di bene».

 

a cura di
Giuliano Martino

Tipo Articolo
Tema Francesco Cultura e società
Area EUROPA
Nazioni

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