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Documenti, 13/2018

I cristiani d’Oriente oggi

Consiglio dei patriarchi cattolici d'Oriente

I cristiani d’Oriente oggi, timori e speranze. «In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati» (2Cor 4,8). È il titolo dell’undicesima lettera pastorale del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente (CPCO), pubblicata il 20 maggio 2018, elaborata durante la riunione tenutasi dal 9 all’11 agosto 2017 nei pressi di Beirut, in Libano. In quell’occasione i patriarchi cattolici d’Oriente hanno riflettuto sulla situazione umana, sociale e politica dei paesi del Medio Oriente, poiché «nessun paese arabo conosce la pace o la stabilità» a causa di guerre, terrorismo, povertà, emigrazione dei cristiani. A fronte di tale situazione affermano: «L’Oriente sarà rinnovato dai suoi popoli senza che l’Occidente imponga loro i suoi piani. Un Oriente fatto dai suoi figli, padroni a casa loro, musulmani, cristiani e drusi. Tutti uguali, senza che nessuno imponga il suo dominio sull’altro a livello religioso, politico o militare». La lettera si rivolge ai fedeli delle Chiese cattoliche d’Oriente, ma anche ai concittadini delle altre religioni, ai governanti e ai leader occidentali (cf. riquadro a p. 403).

Noi, cristiani d’Oriente

Daniela Sala

Costituitosi nel 1991, all’indomani della guerra del Golfo, il Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente (CPCO) riunisce sette Chiese di rito orientale: i patriarchi di Alessandria per i copti cattolici; di Antiochia per i greco-cattolici melkiti; di Antiochia per i siriaci cattolici; di Antiochia per i maroniti; di Babilonia (Baghdad) per i caldei; di Cilicia per gli armeni cattolici; di Gerusalemme per i latini.

 

Al popolo di Dio che è in Cile

Lettera dopo l’incontro con i vescovi cileni a Roma sullo scandalo delle violenze sessuali su minori

Francesco

Dopo aver scritto ai vescovi (Regno-doc. 11,2018,357), il papa il 6 giugno scorso ha rivolto (in spagnolo) una lunga lettera Al popolo di Dio pellegrino in Cile (con data 31 maggio; cf. Regno-att. 10,2018,336). Immediato il raffronto con la Lettera ai cattolici d’Irlanda firmata da Benedetto XVI per la crisi nell’Isola del 2010. Allora il fulcro era sul pentimento e sulla conversione interiore; oggi è sul «popolo di Dio», anche a motivo del diverso contesto di molte delle violenze cilene. «Ogni volta che cerchiamo di soppiantare, tacitare, annichilire, ignorare, ridurre a piccole élite il popolo di Dio nella sua totalità… costruiamo comunità… senza radici, senza storia, senza volto, senza memoria…; la lotta contro una cultura dell’abuso richiede di rinnovare questa certezza». Per questo occorre ripartire da una «Chiesa con stile sinodale» che metta Gesù al centro e crei spazi d’«ascolto», soprattutto per le vittime, «in cui non si confonda un atteggiamento critico e interlocutorio con il tradimento». Per questo – dice il papa, forse anche ridimensionando la questione delle dimissioni episcopali – «il rinnovamento della gerarchia ecclesiale di per sé non produce la trasformazione a cui ci spinge lo Spirito Santo», che invece chiede uno sguardo attento alla giustizia, che fa «guardare ai problemi senza rimanervi imprigionati».

Oeconomicae et pecuniariae quaestiones

Congregazione per la dottrina della fede – Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

S’intitola Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario il documento firmato congiuntamente dalla Congregazione per la dottrina della fede e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, e reso pubblico il 17 maggio. Articolato in quattro paragrafi, il testo affronta alcune questioni in materia di economia e finanza. Nello specifico, viene presa in considerazione la crisi economico-finanziaria del 2008 come «l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzandone il servizio all’economia reale»; tuttavia, prosegue il documento, «non c’è stata… una reazione che abbia portato a ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo». Partendo da questo presupposto, l’analisi dei due organismi intende offrire «una riflessione etica circa taluni aspetti dell’intermediazione finanziaria, il cui funzionamento, quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi e ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale».

Ordinazione delle donne: il no è definitivo

Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Il no della Chiesa cattolica all’ordinazione sacerdotale delle donne è definitivo. Lo ha ribadito il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’arcivescovo Luis Ladaria, in un articolo pubblicato su L’Osservatore romano. L’intervento è stato provocato dalla «preoccupazione» per il «veder sorgere ancora in alcuni paesi delle voci che mettono in dubbio la definitività di questa dottrina». Poiché «seminando questi dubbi si crea grave confusione tra i fedeli, non solo sul sacramento dell’ordine come parte della costituzione divina della Chiesa, ma anche sul magistero ordinario che può insegnare in modo infallibile la dottrina cattolica», si riafferma la definitività dell’insegnamento della lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II (1995), come una verità appartenente al deposito della fede. Anche se, precisa mons. Ladaria, «la differenza di funzioni tra l’uomo e la donna non porta con sé nessuna subordinazione, ma un arricchimento mutuo». Anzi, questo insegnamento può gettare «una luce sulla nostra cultura, che fa fatica a comprendere il significato e la bontà della differenza tra l’uomo e la donna, la quale tocca anche la loro missione complementare nella società».

Ospitalità eucaristica: documento non maturo

Luis Ladaria

È datata 25 maggio 2018 la lettera che il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Luis Francisco Ladaria Ferrer (cardinale dal 29 giugno), ha indirizzato al card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, sul documento che i vescovi tedeschi hanno elaborato e diffuso il 28 giugno sull’ospitalità eucaristica per le coppie di diversa confessione (pubblicata sul sito magister.blogautore.espresso.repubblica.it il 4 giugno). Cf. Regno-att. 10,2018,274; 12,2018,370.

Agenda Documenti

Agenda documenti 1 giugno 2018. La Santa Sede sullo sport. S’intitola Dare il meglio di sé. Documento sulla prospettiva cristiana dello sport e della persona umana il testo del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita che viene pubblicato il 1° giugno. Smentendo l’accusa secondo cui la Chiesa avrebbe avuto «un pensiero e un approccio ostile rispetto allo sport, soprattutto...

Camminare, pregare, lavorare insieme

Nel 70° della fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC)

Olav Fykse Tveit, Agnes Abuom, papa Francesco

Il 21 giugno papa Francesco, accogliendo l’invito del segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC) Olav Fykse Tveit e della moderatrice del Comitato centrale del CEC Agnes Abuom, ha compiuto un pellegrinaggio ecumenico a Ginevra, sede del CEC, in occasione del 70° anniversario della sua fondazione, che avvenne ad Amsterdam il 23 agosto 1948. Al CEC, un’unione fraterna di Chiese costituita oggi da 348 membri di tradizione prevalentemente protestante, anglicana e ortodossa, la Chiesa cattolica partecipa come osservatrice, mentre è membro a pieno titolo della commissione teologica Fede e costituzione e della Commissione missione mondiale ed evangelizzazione (CWME). Il pellegrinaggio, che aveva come motto «Camminando, pregando e lavorando insieme», ha avuto come momenti centrali una preghiera ecumenica e un incontro presso il CEC, durante il quale il segretario Tveit ha detto a Francesco che «la sua leadership è un segno forte di come possiamo trovare espressioni di questa unità nella diakonia e nella missione». Mentre il papa si è richiamato al DNA missionario del movimento ecumenico, affermando: «Come alle origini l’annuncio segnò la primavera della Chiesa, così l’evangelizzazione segnerà la fioritura di una nuova primavera ecumenica».

Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche

Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche

«Fra voi però non sarà così» (Mt 20,26). L’autorità nella Chiesa in prospettiva ecumenica è un documento, elaborato dal Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche (SAE), che vuole «chiarire quale debba essere il concetto specifico di autorità nella Chiesa, compresa ed esercitata anzitutto come servizio». Elaborato ecumenicamente dai teologi e docenti evangelici, cattolici e ortodossi che compongono il Gruppo, è stato approvato a Roma nel corso della riunione del 18 e 19 aprile. Il documento analizza dapprima l’idea di autorità sviluppatasi nella Chiesa attraverso la Scrittura e la Tradizione, per poi proporre una visione originale all’interno della cornice ecumenica. In questa prospettiva viene richiamato il dinamismo dello Spirito all’interno del corpo ecclesiale, che orienta tutte le membra le une verso le altre, affermando che «l’autorità che il Dio trinitario conferisce risiede nella possibilità e nella capacità di servire». «L’articolazione delle diverse forme in cui si esercita l’autorità nel popolo di Dio... relativizza alcune forme di autorità che nella storia hanno potuto prevalere ed è all’origine di una nuova sinfonia nella comunione ecclesiale».

Una nuova laicità in Francia

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ai rappresentanti religiosi e ai vescovi cattolici del paese

Emmanuel Macron

«Ho solamente un obiettivo da raggiungere insieme a voi, ed è proteggere la coesione della nazione, a fronte di tutte le tensioni che essa deve sostenere, in un mondo aperto ove ciò che ha origine talvolta a migliaia di chilometri da qui si rende presente nel cuore stesso della nostra società» (ai responsabili religiosi). Il mandato presidenziale di Emmanuel Macron ha avviato un nuovo rapporto con le religioni in Francia, improntato alla ricerca di un dialogo «sincero e spassionato», al rifiuto sia delle «strategie dell’entrismo» sia dei «colpi di mano militanti», al riconoscimento della positività della presenza delle fedi nello spazio pubblico. I discorsi tenuti il 4 gennaio ai rappresentanti francesi dei culti, invitati all’Eliseo, e il 9 aprile ai vescovi cattolici, nella serata da loro organizzata presso il Collège des Bernardins, esprimono un’inedita attenzione alla questione spirituale e religiosa e manifestano l’intento di ascoltare le religioni, soprattutto sui temi bioetici – attualmente al centro di una grande consultazione pubblica – e sull’accoglienza dei migranti, con le connesse questioni di integrazione e sicurezza.