D
Documenti

Documenti, 11/2019

Porte orientali d’Europa

Viaggio apostolico in Bulgaria e nella Macedonia del Nord (5-7 maggio 2019)

Francesco

Il viaggio che papa Francesco ha svolto in Bulgaria e in Macedonia del Nord dal 5 al 7 maggio si è distinto per due elementi: il riconoscimento dei due paesi balcanici come modello di convivenza tra etnie, culture e religioni diverse; e l’esplicito sostegno al processo di adesione di entrambi all’Unione Europea.

Nell’Incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico a Sofia Francesco ha infatti definito la Bulgaria come «un ponte fra Est e Ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace». Ed è proprio questa caratteristica che il paese deve valorizzare – con un riferimento esplicito alle difficoltà nell’accoglienza di un gran numero di rifugiati – per avanzare nello «sviluppo, anche economico e civile».

Allo stesso modo la «pacifica e duratura convivenza» di appartenenze etniche e religiose diverse in Macedonia del Nord è «di rilevante significato sulla via di una più stretta integrazione con i paesi europei». Francesco ha auspicato che «tale integrazione si sviluppi positivamente per l’intera regione dei Balcani occidentali, come pure che essa avvenga sempre nel rispetto delle diversità e dei diritti fondamentali».

Vos estis lux mundi

Nuove misure per prevenire e contrastare le violenze sessuali commesse contro minori e persone vulnerabili

Francesco

Promulgando il 9 maggio una legge universale, papa Francesco con la lettera apostolica motu proprio Vos estis lux mundi ha dato seguito alle istanze emerse al vertice di febbraio (cf. Regno-doc. 5,2019,133ss; Regno-att. 6,2019,131), convocato per fare il punto sull’azione della Chiesa nell’affrontare le denunce delle violenze sessuali e la loro prevenzione. La legge – ad experimentum per tre anni – è a largo spettro e riguarda le violenze sia su minori sia su adulti (nonché il possesso di materiale pedo-pornografico) e – come chiesto da più parti – il caso dei vescovi che non applichino le norme previste.

Il papa impone che entro un anno ogni diocesi del mondo si doti di una struttura che sia in grado d’accogliere e trattare le denunce, indicando l’iter che si deve seguire tra Chiesa locale e Chiesa universale (cf. Regno-att. 10,2019,271). Viene inoltre ribadito il fatto che «senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali» i vescovi (così come i superiori religiosi) sono tenuti a denunciare i fatti di cui sono venuti a conoscenza e a darne comunicazione agli ordinari interessati dal caso. Nell’ipotesi che un vescovo sia negligente nel suo compito viene interessato il metropolita, secondo uno schema che al vertice di febbraio aveva presentato il card. B. Cupich (Regno-doc. 5,2019,133).

La tutela dei minori in Vaticano

Motu proprio, Legge n. 297 e Linee guida

Francesco

Per «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili» nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano, il 29 marzo papa Francesco ha pubblicato:

– una lettera apostolica in forma di motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili;

– la Legge n. 297 sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano;

– le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano.

I tre documenti costituiscono i primi atti normativi dopo il vertice dei presidenti delle conferenze episcopali in Vaticano, dal 21 al 22 febbraio, su «La protezione dei minori nella Chiesa», e s’ispirano ai principi che in quella sede erano stati fissati: accoglienza, ascolto e accompagnamento delle vittime, supporto spirituale e psicologico, giusto processo, formazione sul tema per il personale ecclesiastico e pastorale.

Chiesa e violenze sessuali, le norme evolvono

Maria Elisabetta Gandolfi

Sino all’indomani della celebrazione del vertice in Vaticano dedicato a «La protezione dei minori nella Chiesa» (21-24.2), i due poli su cui si basava la legislazione canonica sulle violenze sessuali su minori oscillavano tra una gestione locale legata alle diocesi e quella centrale, gestita dai dicasteri di curia romani, primo fra tutti la Congregazione per la dottrina della fede.

 

La libertà religiosa per il bene di tutti

Commissione teologica internazionale

Dalla dichiarazione conciliare Dignitatis humanae a oggi, il contesto storico in cui si colloca il tema della libertà religiosa è significativamente mutato, rendendo necessario aggiornare l’analisi di una questione che non può dirsi risolta, e pone anzi problemi nuovi. Parte da questa considerazione lo studio della Commissione teologica internazionale intitolato La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, elaborato dal 2014 al 2018 dalla Sottocommissione libertà religiosa e pubblicato il 26 aprile.

Dopo che l’evoluzione della comprensione ecclesiale ha riconosciuto che «lo stato non può essere né teocratico, né ateo», il nuovo rischio che s’individua nella contemporaneità è collegato alla deriva che ha assunto l’atteggiamento della neutralità «come indifferenza che finge l’irrilevanza della cultura religiosa e dell’appartenenza religiosa nella costituzione del soggetto democratico reale», una sorta di «totalitarismo morbido» che impone «di fatto… l’emarginazione, se non l’esclusione, dell’espressione religiosa dalla sfera pubblica». E questo ha tra le sue conseguenze anche le forme di radicalizzazione religiosa qualificate come fondamentalismo.

Due secoli di concordati

Card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano

Il 28 febbraio e il 1° marzo si è svolto, alla Pontificia università gregoriana, un congresso internazionale sul tema «Gli accordi della Santa Sede con gli stati (XIX-XXI secolo). Modelli e mutazioni: dallo stato confessionale alla libertà religiosa». I lavori sono stati aperti dalla Prolusione del cardinale segretario di stato Pietro Parolin, il quale nel suo discorso intitolato Concordia e concordati ha offerto un contributo per una «comprensione il più possibile ampia e approfondita degli accordi di diritto internazionale che sono stati firmati tra la Santa Sede e gli stati sulla posizione e sullo statuto giuridico della Chiesa in un determinato paese e che hanno spesso assunto la forma di concordati e convenzioni similari. Essi vengono presi in esame non solo alla luce delle pratiche diplomatiche, ma anche per quanto riguarda le dinamiche politico-religiose globali dal XIX al XXI secolo».

Dopo aver inquadrato la libertà religiosa come fondamento e limite dei concordati, e aver rilevato l’importanza che ricopre l’episcopato locale nell’elaborazione e stipula degli accordi, il capo della diplomazia vaticana si è interrogato sull’esistenza di un presunto «modello concordatario» e sulla necessità, per la Santa Sede, di raggiungere concordati con gli altri stati, chiudendo la sua riflessione con un accenno agli accordi multilaterali di cui è parte la Sede apostolica.

Il papa richiama

73a Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (20-23.5.2019)

Conferenza episcopale italiana

Sono tre le questioni che papa Francesco ha posto come spunti di riflessione per il confronto con i vescovi italiani, aprendo la 73a Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) il 20 maggio nell’Aula del Sinodo in Vaticano.

Si tratta del «probabile sinodo per la Chiesa italiana», su cui si era confrontato il Consiglio permanente della CEI in aprile (cf. Regno-doc. 9,2019,305); del processo matrimoniale, su cui a Francesco «rammarica constatare che la riforma, dopo più di quattro anni, rimane ben lontana dall’essere applicata nella gran parte delle diocesi italiane»; e del rapporto tra i vescovi e i loro sacerdoti, perché «alcuni vescovi, purtroppo, fanno fatica a stabilire relazioni accettabili con i propri sacerdoti, rischiando così… addirittura di indebolire la stessa missione della Chiesa».

E sulla missione – centrale fin dal tema dell’Assemblea, «Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria» – è proseguita la discussione tra i vescovi nei giorni successivi, perché sarà il tema degli Orientamenti pastorali del quinquennio 2020-2025. Pubblichiamo, insieme al Discorso di papa Francesco, l’Introduzione del presidente della CEI card. Gualtiero Bassetti (21.5) e il Comunicato finale (23.5).

Notre Dame. Ricostruiamo la nostra Chiesa

Mons. Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, dopo l’incendio di Notre Dame

«La nostra cara cattedrale è in ginocchio». Dopo il terribile incendio della cattedrale parigina di Notre Dame, il 15 aprile, l’arcivescovo della capitale francese mons. Michel Aupetit ha rivolto numerosi messaggi ai fedeli parigini e ai preti, invitandoli a partecipare alla messa crismale del Giovedì santo nella chiesa di Saint-Sulpice il 17 aprile.

«Ci rendiamo ben conto che non dobbiamo ricostruire solo la nostra cattedrale, ma anche riparare la nostra Chiesa, che mostra un volto così ferito», ha detto nel Messaggio ai fedeli parigini del 16 aprile. Ribadendo poi nella messa crismale: «Ricostruiremo la cattedrale. L’emozione del mondo, lo straordinario slancio di generosità che ha suscitato l’incendio che l’ha parzialmente distrutta ci consentono di prefigurare il suo rialzarsi, in questo tempo pasquale potremmo dire la sua risurrezione. Ma dobbiamo anche rialzare la Chiesa. Che tutti i battezzati che hanno ricevuto l’unzione di Cristo sacerdote, re e profeta, possano riscoprire il fervore degli inizi, rivivere la straordinaria grazia che hanno ricevuto diventando figli di Dio».

Agenda Documenti

Agenda Documenti Aprile 2019. Documento dei vescovi francesi sull’antropologia. Che cos’è l’uomo? è il titolo di un documento di antropologia cattolica pubblicato in aprile dalla Conferenza dei vescovi di Francia, per offrire a tutti la possibilità di scoprire i fondamenti essenziali dell’antropologia cattolica. Senza pretendere l’esaustività,...