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Libri del mese

Libri del mese

Coltivato nella parola

Alla vigilia della visita del papa a Barbiana, una rilettura di don Milani nelle lettere della famiglia

Bruna Bocchini

L’originalità ed eccezionalità di don Lorenzo Milani nella Chiesa italiana degli anni Cinquanta e Sessanta è stata riconosciuta ampiamente; questa non è dovuta solo alla radicalità della sua scelta evangelica, ma forse in primo luogo al fatto che il suo impegno evangelico di testimonianza è vissuto guardando la Chiesa e il mondo cattolico con un occhio esterno, per così dire, che gli permette di vedere realtà che altri non riescono a percepire perché troppo interni a quel mondo e a quella mentalità.

La memoria non basta

Oltre Auschwitz l’oggi della responsabilità

Piergiorgio Cattani

Ormai la Shoah è diventata una materia scolastica. A volte escono documentari, più o meno indignati, sulla spettacolarizzazione dell’orrore, sul turismo della tragedia. Eppure qualcuno va ancora a lavorare, quotidianamente, ad Auschwitz. Ogni giorno Piotr Cywiński varca quel cancello, misura la vastità del campo, guarda la fila dei visitatori. È il direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau dal 2006. Nel 2012, all’età di 40 anni, ha pubblicato in polacco il libro intitolato Epitafium; il volume, di ridotte dimensioni ma densissimo, è stato finalmente tradotto in italiano da Bollati Boringhieri nel gennaio 2017 con il titolo Non c’è una fine. Trasmettere la memoria di Auschwitz.

Una sorgente segreta

Pubblicata La filosofia del culto di Pavel Florenskij (1882-1937)

Rinaldo Ottone

Non è facile descrivere, nemmeno a grandi linee, la straordinaria ricchezza e poliedricità di Pavel A. Florenskij (1882-1937); su ciò, valga quanto scriveva l’amico Sergej Bulgàkov: si tratta di una «rara ed eccezionale personalità enciclopedica la cui grandezza non possiamo nemmeno stabilire per mancanza di capacità equivalenti». Florenskij è stato anzitutto un filosofo della scienza, un fisico e matematico, un ingegnere elettrotecnico ed epistemologo, ma anche un filosofo e teologo, un teorico dell’arte e di filosofia del linguaggio, uno studioso di estetica, di simbologia e di semiotica. Se tutto ciò non bastasse, è stato anche un prete, uno sposo e un padre di famiglia.

 

Guerre stellari

Riflessioni critiche su una nuova religione mondiale

Markus Pohlmeyer

Rogue One non è una fiaba, ed è bene che sia così. In questo film non c’è nulla che faccia sognare, ma induce piuttosto a riflettere. Non proclama alcuna religione, ed è bene che sia così (forse perché proprio quella catastrofe galattica ha evocato il fallimento della religione della Forza e dei suoi rappresentanti istituzionalizzati, l’ordine jedi?). Questo film non proclama alcuna metafisica, vuole solo fare soldi e per questo divertire in modo grandioso: è così, e questo non è nuovo, né stupisce. Quindi niente fiaba. Ma Rogue One mostra ciò che significa vivere sotto un impero galattico: distruzione di famiglie, prigioni, Lager, persecuzione, combattimenti porta a porta, guerra civile, armi di distruzione di massa, in breve tutte le forme della paura.

 

Scrivere su Star wars

M. Elisabetta Gandolfi

Uscito nelle sale italiane a metà del dicembre scorso, The Rogue One è una storia indipendente nella saga di Star wars, «una delle tante possibili nell’universo sviluppatosi dal Big Bang mentale di George Lucas» – scrive M. Cappi – e si colloca prima del IV episodio (Una nuova speranza) e dopo il III (La vendetta dei Sith).

 

Laico, cioè cristiano e testimone

Mons. Brambilla rilegge alcuni scritti del card. Martini

Franco Giulio Brambilla

Che cosa vuol dire essere cristiani nel mondo di oggi? Così Carlo Maria Martini pone profeticamente la domanda già nel 1969, dieci anni prima di approdare a Milano, nel testo che apre la raccolta dei contributi occasionali, ma sempre acuti, del cardinale di Milano, presentati nel volume Cristiani coraggiosi. Laici testimoni nel mondo di oggi.

Il rinnovamento che venne fermato

Paoli, Montini e la crisi dell’Azione cattolica italiana: una storia esemplare

Bruna Bocchini

Il volume curato da Sergio Soave è importante perché fa luce, con un’ampiezza di documentazione ricchissima, su un momento fondamentale della vita di Arturo Paoli (1912-2015; cf. Regno-att. 10,2016, 311), quello della crisi della Gioventù italiana di Azione cattolica (GIAC) del 1953-1954. Merito del volume è quello di tenere insieme una lucida ricostruzione del mondo romano, ecclesiale e politico, con la riflessione e il cammino spirituale, religioso e anche psicologico di Arturo Paoli. Sono preziose le lettere pubblicate, in particolare quelle al presidente della GIAC Mario Rossi e al sostituto alla Segreteria di stato,  mons. G.B. Montini.

A ciascuno il suo

Pluralismo e modernità nel vissuto dei sacerdoti italiani in una recente indagine etnografica

Roberto Repole

Non si può certo negare che la figura del prete, nonostante diventi sempre più normale non averne esperienza diretta e consueta (e forse ancora di più per questo?), continua a suscitare curiosità e interesse. Sarà per la condizione di celibato deliberatamente eletto o per la sensazione che egli viva un’esistenza piuttosto «anormale», per la domanda circa le motivazioni che possano averlo indotto a una scelta di questo genere o, più semplicemente, per l’idea che egli sia, alla fine, un uomo «fuori dal tempo e dalla storia»... ma non c’è dubbio che il prete interessi.

 

Carne sintetica: le questioni etiche nel piatto

Le questioni etiche nel piatto

Paolo Benanti

Il 5 agosto 2013 più di duecento giornalisti hanno affollato i Riverside Studios a Londra. La folla, analoga a quella che si raduna per la presentazione degli ultimi telefonini o computer dei maggiori brands internazionali, non era in attesa di un conglomerato prodigioso di silicio e vetro ma di un panino, un hamburger per la precisione, non meno prodigioso dal punto di vista tecnologico.

Chiesa e memoria divisa

Percorsi storici nel Novecento

Alessandra Deoriti, Giovanni Turbanti*

Nella lunga preparazione al «Grande giubileo» con cui intendeva celebrare la fine del secondo millennio di civiltà cristiana, Giovanni Paolo II sottolineò più volte l’importanza per la Chiesa di riconsiderare criticamente il suo passato e di prendere coscienza delle colpe di cui i suoi figli nel corso della storia si erano macchiati. In ogni caso «purificare la memoria» significava liberarla da quelle fratture che ancora pesavano nella coscienza ecclesiale, da quelle divisioni che avevano costellato la sua storia. Nella celebrazione penitenziale del giubileo, svoltasi in Vaticano il 12 marzo 2000, l’elenco delle colpe trovò una sua complessiva sistematizzazione, più tematica che cronologica, che smussava la precisione dei fatti e attribuiva per lo più genericamente le colpe a tutta l’umanità. Ma c’era un preciso riferimento alle persecuzioni contro gli ebrei, in cui si poteva riconoscere l’allusione alla responsabilità dei cristiani per la Shoah e per le vicende più drammatiche del XX secolo.