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Libri del mese

Libri del mese

L’ossessione della rabbia

Martha Nussbaum: una società capace di futuro sa anche perdonare

Piergiorgio Cattani

Rabbia, perdono, violenza, vendetta, riconciliazione, giustizia, passato, futuro: sono questi alcuni concetti in cui si dipana l’ultimo volume – Rabbia e perdono. La generosità come giustizia, edito in italiano quest’anno da Il Mulino –, della filosofa americana Martha Nussbaum (1947), forse una delle più note e feconde intellettuali a livello globale. Nussbaum è una studiosa completa e competente, capace d’entrare nel cuore della contemporaneità accogliendo le sfide etiche di un mondo plurale.

 

Il mito e la Rivoluzione

Un estratto dal volume di M. Flores, La forza del mito (Feltrinelli, 2017)

Marcello Flores

Lo storico Edward H. Carr, sui cui testi studiai per la prima volta la rivoluzione russa e i suoi esiti fin dentro lo stalinismo, nelle sue famose Sei lezioni sulla storia (…) polemizza per alcune pagine con «quell’atteggiamento, più emotivo che razionale, che potremmo definire “fare la storia con i se”», sostenendo che non era il «baloccarsi» con la storia «controfattuale», come viene chiamata adesso, a costituire una risposta al determinismo e allo storicismo, e cioè alla convinzione che nulla poteva nella storia accadere di diverso da quello che era realmente accaduto.

 

Dalla parte giusta

Il ruolo del moralismo nella politica italiana dal Dopoguerra a oggi

Ernesto Galli Della Loggia

È una storia cominciata molti anni fa e proseguita a lungo. Una storia per l’appunto di fiducia in maestri rivelatisi in seguito alquanto diversi da come uno se li era figurati, e quindi, a causa della sopraggiunta consapevolezza di una tale fiducia tradita, a loro volta abbandonati, «traditi»; da qui la necessità di «cambiare», di distaccarsi dai loro insegnamenti, salvo però passare a propria volta per «traditori» del proprio passato. Che storia ingarbugliata, quella capitata forse a un pezzo d’Italia, sicuramente a me e a qualcun altro come me.

Le due radici della Chiesa

Un libro di P. Stefani su cristianesimo ed ebraismo e il mutamento di paradigma ecclesiologico

Gianfranco Bottoni

Il nodo degli ebrei credenti in Gesù continua tuttora a sfuggire anche alle stesse riflessioni teologiche dedicate all’alleanza mai revocata. Le Chiese, di fatto e da secoli, si pensano e si strutturano come Chiese dei gentili. Il libro di Stefani svolge un’importante funzione di pulizia nei confronti di non pochi equivoci. In ogni sua parte, in particolare nei capitoli su «Ebrei e gentili nella Chiesa delle origini» e su «Il “sì” e il “no” dei figli d’Israele a Gesù Cristo», il lettore potrà riscontrare quanto sono errate o imprecise molte tra le idee del più diffuso modo di pensare e dire da parte dei cristiani. Stefani argomenta e discute sulla base dei recenti studi in campo esegetico e storico. 

 

Ragionare dell’amore

Riflessione critica a partire dalla «rivoluzione della tenerezza»

Antonio Torresin

Un libro sulla tenerezza e sugli affetti deve immediatamente smarcarsi dal pregiudizio che ha relegato questi temi alla loro declinazione sentimentale e romantica.1 Cose di «cuore», perché il pensiero alto, non s’arrischia nei terreni infidi degli affetti e dei sentimenti. Solo la psicologia ormai (e spesso una psicologia da bar) ha requisito le questioni dell’amore e degli affetti umani.

 

Coltivato nella parola

Alla vigilia della visita del papa a Barbiana, una rilettura di don Milani nelle lettere della famiglia

Bruna Bocchini

L’originalità ed eccezionalità di don Lorenzo Milani nella Chiesa italiana degli anni Cinquanta e Sessanta è stata riconosciuta ampiamente; questa non è dovuta solo alla radicalità della sua scelta evangelica, ma forse in primo luogo al fatto che il suo impegno evangelico di testimonianza è vissuto guardando la Chiesa e il mondo cattolico con un occhio esterno, per così dire, che gli permette di vedere realtà che altri non riescono a percepire perché troppo interni a quel mondo e a quella mentalità.

La memoria non basta

Oltre Auschwitz l’oggi della responsabilità

Piergiorgio Cattani

Ormai la Shoah è diventata una materia scolastica. A volte escono documentari, più o meno indignati, sulla spettacolarizzazione dell’orrore, sul turismo della tragedia. Eppure qualcuno va ancora a lavorare, quotidianamente, ad Auschwitz. Ogni giorno Piotr Cywiński varca quel cancello, misura la vastità del campo, guarda la fila dei visitatori. È il direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau dal 2006. Nel 2012, all’età di 40 anni, ha pubblicato in polacco il libro intitolato Epitafium; il volume, di ridotte dimensioni ma densissimo, è stato finalmente tradotto in italiano da Bollati Boringhieri nel gennaio 2017 con il titolo Non c’è una fine. Trasmettere la memoria di Auschwitz.

Una sorgente segreta

Pubblicata La filosofia del culto di Pavel Florenskij (1882-1937)

Rinaldo Ottone

Non è facile descrivere, nemmeno a grandi linee, la straordinaria ricchezza e poliedricità di Pavel A. Florenskij (1882-1937); su ciò, valga quanto scriveva l’amico Sergej Bulgàkov: si tratta di una «rara ed eccezionale personalità enciclopedica la cui grandezza non possiamo nemmeno stabilire per mancanza di capacità equivalenti». Florenskij è stato anzitutto un filosofo della scienza, un fisico e matematico, un ingegnere elettrotecnico ed epistemologo, ma anche un filosofo e teologo, un teorico dell’arte e di filosofia del linguaggio, uno studioso di estetica, di simbologia e di semiotica. Se tutto ciò non bastasse, è stato anche un prete, uno sposo e un padre di famiglia.

 

Guerre stellari

Riflessioni critiche su una nuova religione mondiale

Markus Pohlmeyer

Rogue One non è una fiaba, ed è bene che sia così. In questo film non c’è nulla che faccia sognare, ma induce piuttosto a riflettere. Non proclama alcuna religione, ed è bene che sia così (forse perché proprio quella catastrofe galattica ha evocato il fallimento della religione della Forza e dei suoi rappresentanti istituzionalizzati, l’ordine jedi?). Questo film non proclama alcuna metafisica, vuole solo fare soldi e per questo divertire in modo grandioso: è così, e questo non è nuovo, né stupisce. Quindi niente fiaba. Ma Rogue One mostra ciò che significa vivere sotto un impero galattico: distruzione di famiglie, prigioni, Lager, persecuzione, combattimenti porta a porta, guerra civile, armi di distruzione di massa, in breve tutte le forme della paura.

 

Scrivere su Star wars

M. Elisabetta Gandolfi

Uscito nelle sale italiane a metà del dicembre scorso, The Rogue One è una storia indipendente nella saga di Star wars, «una delle tante possibili nell’universo sviluppatosi dal Big Bang mentale di George Lucas» – scrive M. Cappi – e si colloca prima del IV episodio (Una nuova speranza) e dopo il III (La vendetta dei Sith).