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Riletture

Riletture

Lettera a D.

Mariapia Veladiano

Tornare a innamorarsi della stessa persona che abbiamo avuto vicino per anni, dopo che i giorni fra loro uguali, l’ovvia naturalezza delle azioni ripetute, le distrazioni di una vita piena l’avevano resa invisibile senza che ce ne accorgessimo. Lettera a D. Storia di un amore (André Gorz, Sellerio, Palermo 2009) è uno strano libro perché per tre quarti delle sue 78 pagine fa arrabbiare. Parla l’autore in prima persona e anche se scrive alla moglie Dorine parla quasi sempre di se stesso. È un personaggio, del resto.

 

 

Il chierico provvisorio

Mariapia Veladiano

Il chierico provvisorio (Longanesi, Milano 1983) racconta la vocazione mancata di Virgilio Scapin: scrittore, libraio, gran maestro e priore della Venerabile confraternita del bacalà alla vicentina. Siamo a Vicenza, il fascismo guida con decisione la rovina dell’Italia, la piccola borghesia operosa che ci ha creduto troppo, ma senza entusiasmi particolari, si attorciglia per sfangarla fra cambiali e topi che rosicchiano la roba.

Vivere, anche se non ci si capisce niente

Mariapia Veladiano

Si rilegge lo splendido cocktail creato da Bruce Chatwin già malato e però come sempre scatenato di storie (Che ci faccio qui?, Adelphi, Milano 1990) come presi in un capogiro da eccesso di mondo. Malgrado l’assurdità del tutto che fa disperare dell’umanità, si finisce di leggere e vien voglia di vivere e ancora vivere.

Dio ci scampi dall’umanità presuntuosa

Mariapia Veladiano

Dio ci scampi dagli uomini di Jane Austen. Prendiamo Orgoglio e pregiudizio (Feltrinelli 2016) e partiamo pure da quello che alla fine forse sembra il migliore, Mr Darcy. Solo una morbosa inconsapevole disposizione masochistica incisa nel DNA femminile può celebrarlo come il bel tenebroso, il cuore d’oro imprigionato nella scorza dura di un’educazione (educazione?) aristocraticamente superiore.

 

Occhi color del mare

Rileggere Il vecchio e il mare

Mariapia Veladiano

Rileggere Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway (Mondadori, Milano 1975) da grandi, molto grandi, è una sorpresa. Si apre il libro sapendo sostanzialmente tutto. I personaggi sono due, il vecchio pescatore Santiago che non riesce a portare a riva un pesce da 84 giorni e il giovane suo ex apprendista Manolin, tre con il pescespada, quattro con il mare, se si vuole.

 

Anche se avessi torto

Mariapia Veladiano

Qui si parla del dolore che non si può nominare. Questo libro è come quelle musiche splendide e tremende che accompagnano la nostra vita.1 Sono diverse per ciascuno di noi ma si somiglia il loro essere così assolute che attirano e insieme respingono, perché ci trascinano in un punto di vita in cui troppe cose stanno insieme.

 

Teologia dei Piccoli indiani

Mariapia Veladiano

Lettura quasi teologica di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (Mondadori, Milano 1982). È possibile? Proviamo. Un poco un gioco questa lettura, come la filastrocca dei Dieci piccoli indiani che scandisce il ritmo delle morti. Ma la filastrocca si chiude sul verso «e poi non rimase nessuno» ed è proprio così, la fede ce lo dice. Siamo tutti colpevoli e se ci mettiamo al posto di Dio, alla fine proprio nessuno rimane vivo.

 

Inventare per essere

Mariapia Veladiano

L’invenzione, di Alberto Vigevani (Mondadori, Milano 1979) è la storia retrospettiva di un dolore, il dolore di aver causato dolore, sia pure senza intenzione, per quella distrazione crudele che è propria dell’età giovane quando si vuole solo vita e vita e vita e incontrare la malattia (e la morte) è intollerabile. La ricostruzione di questa microstoria piena di pena fra adolescenti è perfetta nella verità di sentimenti ricostruiti, a distanza di anni, quando il tempo ha reso tollerabili i ricordi. E mostra come l’adolescenza sia sempre meravigliosamente la stessa.

 

Curiosi. Colti. Liberi

Mariapia Veladiano

Questo è un libro talmente bello che ci s’interroga ancora una volta sul mistero per cui ci sono romanzi impietosamente senza qualità che vanno in classifica, vengono adottati nelle spesso malinconiche liste dei libri di lettura estive, riproposti dalle scuole senza pudore per vent’anni sempre uguali, e altri invece no, anche se sono quasi (di più sarebbe un’iperbole visto che la letteratura non è ancora finita) perfetti.

 

Madre che asseconda la vita

Mariapia Veladiano

La madre che muore ci porta con sé per tutta intera quella parte di lei che ci accompagnava ogni istante presente, o sullo sfondo, pensiero o soprassalto di emozione lontana. Nel racconto di Ferdinando Camon questo è un compito che, senza intenzione, come portato, si assume il padre, mentre i figli e i nipoti e i campi, le vigne, la terra fanno da coro. Coro di sguardi e di silenzi, lui è il solista.