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Riletture

Riletture

Il mondo nuovo

Mariapia Veladiano

Huxley sembra averne azzeccate poche di previsioni. Nessun governo centrale pretende di pianificare il nostro bene comune anzi, gli stati si sciolgono per effetto di mille regionalismi, l’eugenetica, se la si può chiamare così, è saldamente nelle mani dei singoli che esercitano semmai il capriccio individuale e non la pianificazione sociale. Ma in questo libro il genio, e anche il diavolo, sta nei dettagli. 

I racconti della signora Dele

Mariapia Veladiano

Neri Pozza (Una città per la vita, Mondadori 1979) raccoglie i racconti della signora Dele e senza ordine o progetto ci fa attraversare Vicenza, dal quartiere (allora) poveretto dei Carmini, dove la signora Dele è nata, fino alla bella zona di Ponte San Michele, dove va ad abitare già molto «grande» e dove la lasciamo savariare alla fine del libro. E insieme a Vicenza attraversiamo la storia.

Sillabare sentimenti

Mariapia Veladiano

Sillabari di Goffredo Parise (Adelphi, Milano 2004) raccoglie 54 brevi scritture di prosa poetica dedicate ai sentimenti. Sono in ordine alfabetico e l’ultima parola è «Solitudine». Niente Tenerezza, Timore, Uggia, Vergogna, Verecondia, Vita, Zanzara, Zolla, Zero. Alla lettera «S», scrive Parise, ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore (cf. 12).

 

Lettera a D.

Mariapia Veladiano

Tornare a innamorarsi della stessa persona che abbiamo avuto vicino per anni, dopo che i giorni fra loro uguali, l’ovvia naturalezza delle azioni ripetute, le distrazioni di una vita piena l’avevano resa invisibile senza che ce ne accorgessimo. Lettera a D. Storia di un amore (André Gorz, Sellerio, Palermo 2009) è uno strano libro perché per tre quarti delle sue 78 pagine fa arrabbiare. Parla l’autore in prima persona e anche se scrive alla moglie Dorine parla quasi sempre di se stesso. È un personaggio, del resto.

 

 

Il chierico provvisorio

Mariapia Veladiano

Il chierico provvisorio (Longanesi, Milano 1983) racconta la vocazione mancata di Virgilio Scapin: scrittore, libraio, gran maestro e priore della Venerabile confraternita del bacalà alla vicentina. Siamo a Vicenza, il fascismo guida con decisione la rovina dell’Italia, la piccola borghesia operosa che ci ha creduto troppo, ma senza entusiasmi particolari, si attorciglia per sfangarla fra cambiali e topi che rosicchiano la roba.

Vivere, anche se non ci si capisce niente

Mariapia Veladiano

Si rilegge lo splendido cocktail creato da Bruce Chatwin già malato e però come sempre scatenato di storie (Che ci faccio qui?, Adelphi, Milano 1990) come presi in un capogiro da eccesso di mondo. Malgrado l’assurdità del tutto che fa disperare dell’umanità, si finisce di leggere e vien voglia di vivere e ancora vivere.

Dio ci scampi dall’umanità presuntuosa

Mariapia Veladiano

Dio ci scampi dagli uomini di Jane Austen. Prendiamo Orgoglio e pregiudizio (Feltrinelli 2016) e partiamo pure da quello che alla fine forse sembra il migliore, Mr Darcy. Solo una morbosa inconsapevole disposizione masochistica incisa nel DNA femminile può celebrarlo come il bel tenebroso, il cuore d’oro imprigionato nella scorza dura di un’educazione (educazione?) aristocraticamente superiore.

 

Occhi color del mare

Rileggere Il vecchio e il mare

Mariapia Veladiano

Rileggere Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway (Mondadori, Milano 1975) da grandi, molto grandi, è una sorpresa. Si apre il libro sapendo sostanzialmente tutto. I personaggi sono due, il vecchio pescatore Santiago che non riesce a portare a riva un pesce da 84 giorni e il giovane suo ex apprendista Manolin, tre con il pescespada, quattro con il mare, se si vuole.

 

Anche se avessi torto

Mariapia Veladiano

Qui si parla del dolore che non si può nominare. Questo libro è come quelle musiche splendide e tremende che accompagnano la nostra vita.1 Sono diverse per ciascuno di noi ma si somiglia il loro essere così assolute che attirano e insieme respingono, perché ci trascinano in un punto di vita in cui troppe cose stanno insieme.

 

Teologia dei Piccoli indiani

Mariapia Veladiano

Lettura quasi teologica di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (Mondadori, Milano 1982). È possibile? Proviamo. Un poco un gioco questa lettura, come la filastrocca dei Dieci piccoli indiani che scandisce il ritmo delle morti. Ma la filastrocca si chiude sul verso «e poi non rimase nessuno» ed è proprio così, la fede ce lo dice. Siamo tutti colpevoli e se ci mettiamo al posto di Dio, alla fine proprio nessuno rimane vivo.