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"Io non mi vergogno del Vangelo"

"Io non mi vergogno del Vangelo"

Con atti e con parole

Indagine sulla comunicazione di Francesco

Luigi Accattoli

L’uso di parabole narrate e vissute è un aspetto creativo della comunicazione di Francesco che ho segnalato in questa rubrica nei mesi di novembre 2017, marzo e aprile 2018. Ora tiro le fila interrogando parabole vissute (il papa che indossa il giubbetto salvagente di una bambina morta in mare, l’incontro con un trans a Santa Marta e altre) che Francesco stesso interpreta volgendole in parabole narrate.

 

Francesco chiede perdono

A nome della Chiesa e a titolo personale

Luigi Accattoli

Com’è scombinato il mondo: da un quarto di secolo qui da noi s’argomenta che i papi chiedono troppi perdoni, ed ecco il Parlamento del Canada che il 1° maggio intima a Francesco di «scusarsi» per l’annoso maltrattamento dei bambini aborigeni nelle scuole cattoliche. Sul pianeta inesplorato del perdono si va a tentoni e Francesco tasta con impegno il terreno, tra le proteste di chi l’accusa di dire troppo e chi vorrebbe dell’altro.

Francesco e le parabole / 3

Perché lo fa e che cosa ne ottiene

Luigi Accattoli

Studio la predicazione narrativa e gestuale di Francesco seguendo l’intuizione che essa sia una delle forme con cui propone il ritorno al Vangelo. Per evidenziare questa intenzione chiamo «parabole» i racconti di vita vissuta che svolge nelle omelie, nelle catechesi, in ogni occasione; e chiamo «parabole attualizzate» i gesti con i quali accompagna la predicazione verbale. Come Gesù, infatti, Francesco parla e agisce in parabole.

Francesco e le parabole / 2

Per scuotere gli uditori

Luigi Accattoli

Le parabole venivano dette per scuotere la gente», scrive il cardinale Martini nel volumetto Perché Gesù parlava in parabole (EDB, Bologna 1985, 46). Anche Francesco ama parlare in parabole, ovvero procede spesso per racconti: ne ho raccolti 120, li vado studiando (cf. Regno-att. 20,2017,639s) e mi sono convinto che il suo obiettivo è proprio quello che diceva Martini: scuotere gli uditori.

 

Il papa chiede preghiere / 2

E io prego perché arda l’inquietudine che accende

Luigi Accattoli

Mentre scrivo questa seconda puntata sul papa che chiede preghiere, vedo in TV Francesco che le chiede alla first lady turca Emine Erdogan e vedo il presidente che risponde prima della moglie e riporta la bilancia in pareggio: «Anche noi aspettiamo una preghiera da lei». Già Obama e Rouhani avevano chiesto a Bergoglio di pregare per loro: che ci dicono queste preghiere apolidi?

 

Il papa chiede preghiere

Ma c’è chi dice: «Non ce la faccio»

Luigi Accattoli

Ho chiesto l’aiuto dei visitatori del mio blog per interpretare la richiesta di Francesco «non dimenticate di pregare per me» e qui riporto qualcosa. La mia domanda non era sulla richiesta ma sulla risposta: l’insistenza del papa ha modificato la mia preghiera? Facevo partire l’indagine dalla preghiera tradizionale per i papi: "Il Signore lo conservi a lungo, gli dia vigore, lo conforti in questa vita e non l’abbandoni in balia dei suoi nemici".

Il «pensiero incompleto» del papa

Al posto dei «punti fermi»

Luigi Accattoli

Dal pensiero cattolico inteso come sistema completo e in sé concluso al pensiero incompleto e cioè in sviluppo di papa Francesco: può essere evocata anche così la sua rivoluzione. Almeno tre volte ha parlato di «pensiero incompleto», proponendolo come modalità ottimale nella ricerca di un’ermeneutica evangelica per l’umanità di oggi. Provo a indagare questa sorprendente categoria.

 

Francesco e le parabole

Luigi Accattoli

Francesco parla in parabole tratte dalla vita vissuta e questo è un aspetto poco studiato della sua predicazione, benché segnalato ogni giorno dai media. Qui getto uno scandaglio e chiedo aiuto al lettore provveduto.

 

In ascolto dei carcerati

e della «loro» libertà

Luigi Accattoli

So qualcosa delle carceri: da sei anni sono il presidente della giuria del Premio Castelli, che è un premio «letterario» per detenuti, che ha dietro la Società di San Vincenzo de’ Paoli. Carlo Castelli (1924-1998), vincenziano operoso, è stato un pioniere del volontariato carcerario. Del premio ho parlato in questa rubrica nei mesi di ottobre del 2014 e del 2016 (cf. Regno-att. 18,2016,575s).

 

Joacquín Navarro-Valls

Che chiede «quanto mi rimane?» e se può donare gli organi

Luigi Accattoli

La morte di Joaquín Navarro-Valls per me è stata un sisma. Improvvisa e spiazzante. Tante conversazioni, interviste. Anche preghiere, l’uno accanto all’altro. Era stato alla veglia di persona a me cara. È dal 1977, da quando arrivò a Roma dalla Spagna, che ci frequentavamo. Joaquín generoso e a me fratello. Testimone infine dell’avvicinamento cristiano alla morte, come ho saputo al funerale.