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Attualità
Attualità, 20/2018, 15/11/2018, pag. 612

S. Scatena, Taizé, una parabola di unità

Storia della comunità dalle origini al concilio dei giovani

Il corposo studio sulla prima costruzione cenobitica maschile nata in terra riformata deve il suo spunto originale alle precedenti ricerche dell’autrice, docente di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia, che l’hanno portata a osservare il ruolo di fecondazione ecumenica che la Comunità ha avuto su diverse realtà di «Chiesa popolare» in altri continenti.

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Leggi anche

Documenti, 2019-9

Christus vivit

Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio

Francesco

«Il cuore di ogni giovane deve… essere considerato “terra sacra”, portatore di semi di vita divina e davanti al quale dobbiamo “toglierci i sandali” per poterci avvicinare e approfondire il Mistero». L’esortazione apostolica postsinodale di papa Francesco Christus vivit è stata pubblicata il 2 aprile, a conclusione del processo sinodale culminato nel 2018 nella XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (che aveva prodotto anche un Documento finale, che è qui ampiamente ripreso). Si rivolge al tempo stesso ai giovani, riguardo al loro posto nella Chiesa, e a tutto il popolo di Dio perché custodisca la creatività e l’entusiasmo dei giovani e li accompagni senza emarginarli, in questo modo ringiovanendo tutta la Chiesa. Alla presente grave crisi di partecipazione giovanile non sono estranei, riconosce Francesco, atteggiamenti di dogmatismo, autoritarismo e sessismo. E «una Chiesa sulla difensiva, che dimentica l’umiltà, che smette di ascoltare, che non si lascia mettere in discussione, perde la giovinezza e si trasforma in un museo. Come potrà accogliere così i sogni dei giovani? Benché possieda la verità del Vangelo, questo non significa che l’abbia compresa pienamente; piuttosto, deve sempre crescere nella comprensione di questo tesoro inesauribile».

 

Documenti, 2019-9

Difendere lo status multireligioso di Gerusalemme

Su Gerusalemme / Al Qods Città santa e luogo d’incontro

Re Mohammed VI e papa Francesco

Nel corso del suo viaggio apostolico in Marocco (30-31.3.2019) papa Francesco ha richiamato l’attenzione internazionale sullo status di Gerusalemme, Città santa per l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, firmando il 30 marzo insieme al re del Marocco Mohammed VI un Appello su Gerusalemme / Al Qods Città santa e luogo d’incontro. I due firmatari, riconoscendo «l’unicità e la sacralità di Gerusalemme», auspicano la promozione del «carattere specifico multi-religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme / Al Qods Acharif» e raccomandano che essa sia preservata «come patrimonio comune dell’umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo», consentendo libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto. Pochi giorni dopo, il 15 aprile, i capi delle Chiese di Terra santa hanno diffuso un Messaggio di Pasqua in cui ribadiscono che «lo status multireligioso e multiculturale di Gerusalemme deve essere mantenuto, così che tutte le fedi abramitiche possano trovare in essa solo la città della pace e della tranquillità».

Documenti, 2019-9

La pace è possibile

Ritiro spirituale per le autorità civili ed ecclesiastiche del Sud Sudan in Vaticano

Francesco

Il 10 e l’11 aprile, su un’idea dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e di comune accordo con la Segreteria di stato, si è tenuto presso la Domus Sanctae Marthae un incontro dalla natura «del tutto particolare e in un certo senso unica». Si è trattato infatti di un ritiro spirituale, tra i cui partecipanti figuravano il presidente della Repubblica del Sud Sudan Salva Kiir e quattro dei cinque vicepresidenti designati: Riek Machar, James Wani Igga, Taban Deng Gai e Rebecca Nyandeng De Mabior, tutti cristiani. In base all’accordo di pace firmato nello scorso settembre, i vicepresidenti dovranno entrare in carica il 12 maggio condividendo il potere e ponendo fine al sanguinoso conflitto armato tra clan. A conclusione del ritiro papa Francesco ha pronunciato un discorso, che pubblichiamo, e poi con un gesto altamente simbolico ha baciato i piedi al presidente e ai vicepresidenti per invocarne l’impegno per la pace. «Non dimentichiamo che a noi, leader politici e religiosi, Dio… domanderà conto del nostro servizio e della nostra amministrazione, del nostro impegno in favore della pace e del bene compiuto per i membri delle nostre comunità, in particolare i più bisognosi ed emarginati, in altre parole ci chiederà conto della nostra vita ma anche della vita degli altri».