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Attualità
Attualità, 20/2018, 15/11/2018, pag. 612

S. Scatena, Taizé, una parabola di unità

Storia della comunità dalle origini al concilio dei giovani

Il corposo studio sulla prima costruzione cenobitica maschile nata in terra riformata deve il suo spunto originale alle precedenti ricerche dell’autrice, docente di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia, che l’hanno portata a osservare il ruolo di fecondazione ecumenica che la Comunità ha avuto su diverse realtà di «Chiesa popolare» in altri continenti.

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Leggi anche

Documenti, 2019-5

La fratellanza umana per la pace

Papa Francesco; Ahmad Al-Tayyib, grande imam di Al-Azhar

Nel corso del viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti dal 3 al 5 febbraio – la prima visita di un papa nella Penisola araba –, Francesco ha firmato insieme al grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib, al termine della Conferenza globale sulla fraternità umana che negli stessi giorni riuniva 700 capi religiosi di tutto il mondo, un Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. In esso vengono affrontati molti punti controversi per il dialogo interreligioso e per la convivenza pacifica tra cristiani e musulmani, come la libertà di credo, la protezione dei luoghi di culto, la condanna del terrorismo, il concetto di «piena cittadinanza», la rinuncia all’uso discriminatorio del termine minoranze, i diritti delle donne, dei bambini e dei più vulnerabili.

Le due autorità religiose, il vescovo di Roma e una delle figure più prestigiose del mondo islamico sunnita, trovano un terreno comune nell’affermazione che «tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti».

Documenti, 2019-5

La protezione dei minori nella Chiesa

Incontro dei presidenti delle conferenze episcopali, 21-24 febbraio 2019

Card. Blase Cupich; Francesco

L’inedito incontro in Vaticano di tutti i presidenti delle conferenze episcopali sul tema della protezione dei minori, svoltosi dal 21 al 24 febbraio, è stato quasi un sinodo. Nelle tre giornate ha toccato i temi della responsabilità, dell’accountability (il dover rendere conto del loro operato) e della trasparenza nel trattare i casi di abuso e violenza sessuale all’interno della Chiesa.

Ma non solo: l’incontro ha proposto uno stile ecclesiale complessivo che oggi deve uniformare ogni comunità, dalla più grande o centrale alla più piccola o remota. In particolare, se è vero che ai vescovi è chiesto un esercizio reale della collegialità, per tutta la Chiesa è oggi urgente una reale sinodalità (cf. la relazione del card. B. Cupich, qui a fianco) che coinvolga ogni battezzato, chierico, religioso o laico, uomo o donna. Solo così infatti sarà possibile lottare con efficacia il terribile «mistero del male» che è entrato nella Chiesa, che s’«accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù» – ha detto papa Francesco nel discorso conclusivo –. La «rabbia giustificata della gente», che è come «il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati», pone oggi davanti alla Chiesa, e ai vescovi in primis, l’obbligo d’intraprendere azioni concrete. Per questo i partecipanti hanno lavorato anche in forma di gruppi di discussione, a partire da 21 punti che sono stati distribuiti in apertura dei lavori (cf. riquadro a p. 135).

Documenti, 2019-5

Per amore sentinelle e profeti

Per il XXV anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana

Mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa

Il 19 marzo 1994 veniva ucciso a Casal di Principe don Giuseppe Diana. Si accingeva a celebrare la messa nella sua chiesa parrocchiale di San Nicola, nel quartiere dalle case blindate, nella città capitale del clan dei casalesi, che sotto il potere di Francesco Schiavone controllava la provincia di Caserta. Fu un omicidio di matrice camorrista, e il vescovo di allora, mons. Raffaele Nogaro, definì don Diana «il simbolo della risurrezione delle nostre terre» (Regno-att. 8,1994,212).

Oggi, 25 anni dopo, qual è la situazione di Aversa e della sua Chiesa? Per ricordare la testimonianza di don Giuseppe Diana il vescovo, mons. Angelo Spinillo, ha presentato il 14 novembre Per amore sentinelle e profeti, una lettera pastorale al popolo di Dio che è nella Chiesa aversana per il XXV anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana. Secondo il vescovo «il fiorire di tante forme di volontariato, l’impegno ad associarsi (…), la diffusione di una più condivisa cultura della legalità, il coinvolgimento sempre più ampio di cittadini nella custodia del creato e nel rispetto dell’ambiente, una rinnovata attenzione alla cultura, tante positive forme d’accoglienza e d’integrazione per gli stranieri immigrati, sono i segni che la nostra comunità è in cammino e che, dall’assassinio di don Peppe Diana, ancora tra tante difficoltà e contraddizioni, s’è avviato un cammino nuovo verso le mete che i “segni dei tempi” propongono a tutta l’umanità».