A
Attualità
Attualità, 2/2019, 15/01/2019, pag. 63

Chiesa e digitale

Se la mia parrocchia avesse un sito interattivo

Luigi Accattoli

Non sono un pentito del blog ma ho deciso di passarci meno tempo. Non lo chiudo sia perché un giornalista in pensione ha un bisogno fisico di aggiornarsi e di scrivere, sia perché mi considero un esploratore della blogsfera per conto della mia comunità. Non ho ambizioni larghe: intendo la mia parrocchia. Vorrei aiutarla a passare dal cartaceo al digitale e da un sito Internet bacheca a un sito interattivo. 

Non sono un pentito del blog ma ho deciso di passarci meno tempo. Non lo chiudo sia perché un giornalista in pensione ha un bisogno fisico di aggiornarsi e di scrivere, sia perché mi considero un esploratore della blogsfera per conto della mia comunità.

Non ho ambizioni larghe: intendo la mia parrocchia. Vorrei aiutarla a passare dal cartaceo al digitale e da un sito Internet bacheca a un sito interattivo. Dove cioè i visitatori possano fare domande e dire la loro.

Il sito parrocchiale, questo sconosciuto: che farne, oltre a metterci gli orari delle messe e il calendario degli appuntamenti?

Come realizzare un indirizzario digitale che permetta di raggiungere con sufficiente sicurezza, per posta elettronica e attraverso la messaggistica scritta e vocale, l’insieme della popolazione?

Non voglio stare nella Rete
come un pesce catturato

È per questa esplorazione a fini comunitari che tengo in vita il blog. Non nego che nella decisione di andare avanti ci siano anche nostalgia e vanità. Patetiche ambedue, ma ognuno accarezza i suoi patemi.

Con il comodo pretesto del compimento dei 75 anni, ho annunciato ai visitatori che il blog cambia passo: scriverò di meno. Tra poco – ad aprile 2019 – il mio sito [l’indirizzo è in calce a questo articolo; nda] compirà 13 anni. Finora ho cercato di scrivere un post al giorno. D’ora in poi non mi porrò questo obiettivo.

Accorciandosi la giornata devo potare le attività. Tra esse, il blog è la più invadente e quella dove più facilmente posso tagliare. Facilmente nel senso che decido io e quello che decido capo ha. Forse scriverò una volta ogni due giorni, o tre. Vedrò che diranno le stelle. Ma soprattutto cambierà il criterio.

Fino a ieri i miei post erano della più varia natura, come s’addice a un blog d’autore, ma tutti rispondevano anche all’obiettivo di tenere attivo il sito. D’ora in avanti continuerò a svolgere in esso varie presenze, ma rinuncio a quell’obiettivo.

So che l’aggiornamento quotidiano è fondamentale per un blog interattivo e metto nel conto che domani il mio blog sarà meno attivo e di conseguenza meno interattivo. Ma interattivo resterà.

Non costruirò articoli per animare il blog, ma animerò il blog con quanto faccio altrove. Il mio non è un abbandono della Rete. Non voglio riappropriarmi del mio tempo, come a volte si legge di blogger che smontano. E non smonto. Provo a usare la Rete adattandola a me. Non voglio starci dentro come un pesce catturato.

Al compimento dei 75 anni calcolavo d’aver pubblicato, nei 4.652 giorni di vita del blog, 4.027 post, o articoli. A essi vanno aggiunti i miei commenti di risposta a quelli dei visitatori.

Non so dirne la cifra ma facciamo conto che siano stati tanti quanti gli articoli, ovvero uno per articolo: il totale va verso i 10.000. I blog interattivi sono ronzanti alveari.

Un sito interattivo
porta vita e conflitti

Non so se una parrocchia possa azzardarsi all’interattività. Vorrei però che la mia ci provasse. Bisogna guardare avanti e domani nella Rete interattiva ci sarà sempre più gente. Una parrocchia deve andare dov’è la gente.

Presto la comunicazione interattiva e vocale sarà preponderante rispetto a ogni altra. Sto pensando di sperimentare nel mio blog la presenza in video e in voce. Aprire in un sito parrocchiale un blog interattivo potrebbe essere una risorsa per parlare ai giovani. Immagino che i ragazzi del dopocresima potrebbero trovare qui un campetto adatto a loro.

L’avventura interattiva d’una parrocchia sarà graduale. Proporrò al parroco di partire dalla segnalazione nel sito delle attività dei gruppi parrocchiali – biblico, caritativo, culturale – aprendole alla discussione. «Nel prossimo incontro leggeremo la parabola dei due figli: chi ha figli ci dia una mano». «Stiamo raccogliendo denaro per ospitare una famiglia di rifugiati: diteci che ne pensate».

L’interattività è ardua come ogni relazione conflittuale. Ed è nativamente conflittuale. I miei visitatori devono sempre confliggere: sull’omosessualità è il conflitto più aspro, per secondo viene la liturgia, per terzo la figura papale. Questo terzo piazzamento non è dovuto alle novità di cui è portatore Bergoglio: lo stesso conflitto, a schiere rovesciate, c’era con Benedetto.

Ho mosso rimproveri, ho posto paletti. Ho ristretto l’accesso a chi si firma con nome e cognome. Ho subordinato la pubblicazione dei commenti alla mia approvazione. Credo che queste cautele e altre si debbano adottare per l’interattività parrocchiale. Ma credo anche che non si debba temere il conflitto. Lo dice sempre Francesco e io nella fecondità del conflitto ci credo di mio: nel conflitto di chi l’affronta non amandolo. Per superarlo. Ma ricordando che sulla terra non c’è vita senza lotta.

«Quando vedi che si menano
tu scappa»

A me in verità la lotta altrui non disturba e non avrei remore a ospitarla per intero nel blog. Da piccolo la mamma mi diceva: «Gigetto quando vedi che si menano, tu scappa». Ma io ero curioso di vedere come finiva e dunque un poco m’allontanavo e un poco guardavo. Poi un cinquantennio di giornalismo mi ha fatto esperto del fenomeno.

Ma la blogsfera è diversa: non c’è in terra cosa alcuna che le somigli. È tutta infiammabile e non lascia spazio alle pacifiche attitudini da me maturate seguendo e trasgredendo il consiglio della mamma. Se in un blog dai spazio alle risse, saltano su quelli che non le sopportano. Se le reprimi, t’accusano di negare la libertà di parola.

Stiamo all’esempio del papa: il dibattito su di lui non mi disturba. Ho organizzato tra il 2017 e il 2018 undici contraddittori pubblici con il collega Giuseppe Rusconi, critico di Francesco (cf. Regno-att. 10,2017,319s). Ma nel blog quel dibattito è dirompente: gli oppositori parlano con disprezzo del papa, i difensori li scomunicano.

Altri giornalisti conduttori di un blog simile al mio hanno chiuso ai commenti non riuscendo a controllare la perpetua rissa. Io l’ho mezzo domata pagando la mezza pace con un calo vistoso dei visitatori commentanti. Ma a me non interessa la promozione del blog: la sperimentazione che dicevo sopra la posso condurre anche con meno visite e meno commenti.

La Rete va abitata e il digitale interattivo va addomesticato: è il pianeta su cui domani saremo tutti. E se chiudi all’interattività ti rassegni a usare la Rete come bacheca nella quale posti, cioè esponi, i tuoi messaggi. Com’era appunto una volta la bacheca in fondo alla Chiesa. Il sito chiuso ai commenti è unidirezionale e oggi chi trasmette e non riceve è un autistico della Rete.

Come rispondere alle domande
fatte senza anestesia

Né vanno spregiati i legami che si formano nella blogsfera grazie all’interattività. Essi rappresenterebbero un acquisto per la vita parrocchiale. Quando ho posto la condizione della firma in chiaro per commentare, molti visitatori hanno cessato di intervenire ma hanno continuato a commentare con me per posta elettronica. Debbo riconoscere che chi interviene in chiave polemica anche con l’obbligo della firma, o chi mi raggiunge in privato con le sue critiche, ha un interesse forte a fare questo. Un interesse che cerco di comprendere.

Magari i visitatori che si profilano come intransigenti e trattano malissimo i loro interlocutori, in verità le domande se le pongono e forse le nascondono per timore delle risposte. In più occasioni, sommando gli interventi nel blog e i messaggi che mi arrivano in privato, ho concluso che anche i più duri sono in ricerca.

Che fare per incrociare la loro domanda inespressa? Se continuano a intervenire nel blog e a scrivermi in privato, contraddicendomi anche lì, dove non li vede nessuno, non sarà perché hanno interesse a sentire la mia campana? Mi adopero a rispondere come se la domanda fosse garbata, anche quando è senza anestesia. Seguendo una parola sapiente del cardinale Bergoglio, chiamo quest’arte «misericordia interpretativa».

Tra gli insegnamenti che ho cavato dai tredici anni del blog ce n’è uno che potrebbe deprimere ma che io interpreto a mio favore: l’andamento di un blog, per quanto riguarda la misteriosa selezione dei visitatori e l’imponderabile andamento della conversazione, non è quasi in nulla determinato dal coordinatore. Appresa questa dura verità uno potrebbe disperarsi, mentre un altro magari se ne consola. Io sono questo secondo.

Il blog, quando partivo per l’impresa, l’immaginavo laico, in uscita, di interlocuzione con un giro informativo e culturale secolare, com’era stato il mio lavoro professionale a La Repubblica e al Corsera. E invece è risultato intracattolico.

Un po’ più di laicità mi piacerebbe, perbacco. Sono stupito dalle trombe d’aria confessionali che si scatenano nel mio pianerottolo anche a proposito delle questioni più profane. La pena di morte: problema della storia e della geografia universali, io m’adopero a porlo in termini laicissimi e subito si passa all’esegesi del Catechismo della Chiesa cattolica.

Ma il litigio è meglio
del disinteresse

Nomino le tasse e immediatamente si litiga sulle omelie domenicali che non ne trattano. E così avviene per ogni aspetto dello scibile. Arrivo a chiedermi se alcuni tra i miei meravigliosi visitatori avrebbero un qualche interesse per la fede se non gli servisse per litigare.

Vedendo dal microcosmo del mio blog quanto facilmente la fede porti al conflitto – e spesso a un conflitto su aspetti secondari rispetto al messaggio del Nuovo Testamento – sono preso da uno scoraggiamento che immagino imparentato a quello di Gesù davanti ai tanti che gli chiedevano «segni», o ai dodici che litigavano su chi fosse tra loro il più grande. Considero che a quelle diatribe non ci possiamo sottrarre e provo a concludere che il litigio è meglio del disinteresse.

 

www.luigiaccattoli.it

 

Tipo "Io non mi vergogno del Vangelo"
Tema Cultura e società Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area
Nazioni

Leggi anche

Attualità, 2019-6

Cina. Abu Dhabi. Newman santo. Venezuela. Farrell camerlengo. McCarrick dimesso da chierico. Riforma della curia e statuto del revisore. Summit sugli abusi. Sinodo panamazzonico. Pell in carcere a Melbourne. Preti con figli.

Luigi Accattoli
FEBBRAIO Cina. L’Osservatore romano del 3 febbraio pubblica un’intervista al card. Fernando Filoni (prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) e una nota intitolata Informazioni sulla Chiesa cattolica in Cina, che riferiscono e commentano i «compiti pastorali diocesani» assegnati dal papa ai sette vescovi accolti nella piena comunione in occasione...
Attualità, 2019-6

Fatti di Vangelo in Sala stampa

Ne racconto una manciata

Luigi Accattoli
Il mese passato in questo spazio ho raccontato qualcosa, fasti e nefasti, della Sala stampa vaticana nei decenni (cf. Regno-att. 4,2019, 127s): cercavo una retrospettiva che aiutasse a intendere dove stia andando la riforma dei media vaticani. Chiuso il pezzo, mi chiedevo: ma io in 44 anni d’accredito, fatti di Vangelo là ne ho visti? E perché non li racconto, senza farla troppo...
Attualità, 2019-4

Ai vescovi statunitensi. Al Corpo diplomatico sui populismi. Cina. Humana communitas. Incontro «protezione dei minori». «Ecclesia Dei» e Coro della Sistina. GMG a Panama. Messaggio per le comunicazioni sociali. Ordinazione di anziani sposati. Venezuela.

Luigi Accattoli
Gennaio 2019 Ai vescovi statunitensi. «Con queste righe desidero starvi più vicino e come fratello riflettere e condividere alcuni aspetti che considero importanti, e anche stimolarvi nella preghiera e nei passi che fate nella lotta contro la “cultura dell’abuso” e nel modo di affrontare la crisi della credibilità»: così il papa in una lettera del...