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Documenti
Documenti, 3/2003, 01/02/2003, pag. 71

L'impegno dei cattolici nella vita politica

Congregazione per la dottrina della fede
«La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall'altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona». La Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede sull'impegno dei cattolici nella vita politica, indirizzata ai vescovi, ai politici cattolici e a tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle società democratiche, illustra i principi della coscienza cristiana che ispirano l'impegno sociale e politico. L'iniziativa della Congregazione si motiva con l'emergere di «orientamenti ambigui e posizioni discutibili», anche in area cattolica, della crisi dei valori tradizionali, della ricerca genetica, della famiglia e dell'aborto. Il sì alla laicità e al pluralismo motiva una particolare attenzione al rischio del relativismo; il sì alla distinzione tra fede e politica motiva una rafforzata attenzione al rapporto tra etica e politica.

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Documenti, 2021-1

La formula del battesimo

Congregazione per la dottrina della fede

Non è valido, e va rifatto, il battesimo amministrato con le parole: «A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», con una «deliberata modifica della formula sacramentale» introdotta «per sottolineare il valore comunitario del battesimo, per esprimere la partecipazione della famiglia e dei presenti e per evitare l’idea della concentrazione di un potere sacrale nel sacerdote a discapito dei genitori e della comunità».

Lo ha precisato la Congregazione per la dottrina della fede, pubblicando il 6 agosto delle Risposte a quesiti proposti sulla validità del battesimo conferito con la formula «Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», accompagnate da una Nota dottrinale circa la modifica della formula sacramentale del battesimo.

Infatti, spiega la Nota, «modificare di propria iniziativa la forma celebrativa di un sacramento non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il sacramento stesso».

Documenti, 2021-1

La moralità di alcuni vaccini

Congregazione per la dottrina della fede

In 6 brevi punti la Congregazione per la dottrina della fede mette a tacere l’area no vax cattolica, che sta cavalcando la questione della derivazione di alcuni vaccini da «linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente». La Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19, pubblicata il 21 dicembre scorso, sviluppa tre punti. Sul primo, relativo alla «cooperazione al male» di chi sviluppa il vaccino o di chi lo riceve, basandosi su documenti del 2005, del 2008 e del 2017, la Congregazione afferma che è «remota» e il «dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave». Evidentemente ciò non legittima neppure indirettamente la «pratica dell’aborto». Un secondo punto chiarisce che quanti «per motivi di coscienza rifiutano i vaccini» devono rispondere anche al dovere morale di non «divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo» soprattutto per coloro che non possono vaccinarsi «e che sono le persone più vulnerabili». Il terzo è un invito, rivolto alle case farmaceutiche, da un lato a sviluppare vaccini eticamente accettabili da tutti e dall’altro a renderli «accessibili anche ai paesi più poveri e in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia».

Documenti, 2020-19

Samaritanus bonus

Congregazione per la dottrina della fede

Il 22 settembre la Congregazione per la dottrina della fede ha presentato la lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il documento, da lungo atteso, ribadisce la posizione della Chiesa cattolica sul controverso tema del cosiddetto «fine vita», riprendendo in parte quanto già affermato in Iura et bona (1980) e nella Evangelium vitae di Giovanni Paolo II (1995).

Nella conferenza stampa di presentazione è stata ribadita la volontà di offrire un testo di riferimento per le relative legislazioni nel mondo e, nonostante il confronto con un «pensiero laico» sia limitato, emerge chiaramente l’intento di spostare l’attenzione sulla persona sofferente e su come il criterio della vicinanza possa essere la chiave risolutiva. Altro tema in evidenza è quello della «richiesta di senso» e del sentimento di solitudine e abbandono che, spesso, portano all’estrema decisione di eutanasia.

Infine le tematiche non secondarie dell’accanimento terapeutico, nelle sue varie manifestazioni, dell’alimentazione e idratazione nelle fasi terminali della vita e dell’obiezione di coscienza sono affrontate con chiarezza dal punto di vista del giudizio, ma lasciando ampio margine alla discrezionalità operativa. Sulla questione dei sacramenti cf. qui a p. 640.