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Documenti
Documenti, 13/2011, 01/07/2011, pag. 420

Laici al vertice?

America
In un editoriale di qualche mese fa la rivista dei gesuiti statunitensi America ha affrontato in termini originali il tema del rapporto tra laici e gerarchie ecclesiastiche. Rivolta ai cattolici che pensano e a chi vuol sapere che cosa pensano i cattolici («for the thinking Catholics and those who want to know what the Catholic people are thinking»), sul numero 5 del 2011, datato 21 febbraio, ha avanzato la proposta d’inserire in forma permanente i laici negli organismi di governo della Chiesa. In particolare, l’editoriale configura l’istituzione di un consiglio internazionale di laici che lavori insieme al Collegio cardinalizio per la gestione degli affari ecclesiastici e per l’elezione del papa (nostra revisione della traduzione italiana pubblicata da www.finesettimana.org).

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Leggi anche

Documenti, 2018-17

Custodi della casa comune

Consiglio episcopale latinoamericano

La protagonista è la casa comune, con le creature che vi abitano e i beni che contiene e che siamo chiamati a custodire e amministrare. L’antagonista è l’estrattivismo: la «tendenza sfrenata del sistema economico a convertire i beni della natura in capitale» (n. 11), che si vede all’opera principalmente nell’attività mineraria ma che, a ben vedere, sta all’origine dell’intero «circuito consumista» (ivi). La trama è quella della Laudato si’, l’enciclica di papa Francesco incentrata sul concetto di ecologia integrale e sulla certezza che «tutto è in relazione». In tal modo il Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), con questa lettera pastorale Discepoli missionari custodi della casa comune. Discernimento alla luce della Laudato si’, datata 25 gennaio 2018, ha inteso tanto esercitare intorno al proprio continente il discernimento che la Laudato si’ raccomanda, quanto indicare al prossimo Sinodo sull’Amazzonia (ottobre 2019) una precisa linea di riflessione. Essa muove dalle tappe percorse dalla Chiesa nell’approccio alle attività estrattive, per poi esporre i dettagli interni a tale realtà e la riflessione su di essa alla luce della fede e a partire dalla dottrina sociale e, infine, approdare alla proposta di alcune linee di azione coerenti con l’identità cattolica (cf. n. 13).

Documenti, 2017-17

Fra Gerusalemme e Roma

Conferenza dei rabbini europei, Gran rabbinato d’Israele, Consiglio rabbinico d’America

«Nonostante le differenze teologiche inconciliabili, noi ebrei consideriamo i cattolici nostri partner, alleati stretti, amici e fratelli nella nostra mutua ricerca di un mondo migliore benedetto da pace, giustizia sociale e sicurezza». La dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni sui 50 anni della Nostra aetate, è stata consegnata il 31 agosto a papa Francesco da una delegazione rabbinica in rappresentanza delle istituzioni ebraiche che l’hanno firmata: la Conferenza dei rabbini europei, il Gran rabbinato d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America. Il testo riconosce la svolta nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo costituita dalla dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II e dagli atti e dialoghi ufficiali successivi, grazie ai quali l’inimicizia e i pregiudizi del passato hanno ceduto il passo a relazioni di amicizia e fratellanza. «Per allargare le relazioni fraterne e le cause comuni coltivate fra cattolici ed ebrei come frutto della Nostra aetate chiediamo a tutte le denominazioni cristiane che non lo hanno ancora fatto di seguire l’esempio della Chiesa cattolica: estirpare l’antisemitismo dalla loro liturgia e dalle loro dottrine, porre fine alla missione attiva presso gli ebrei e lavorare per un mondo migliore mano nella mano con noi, il popolo ebraico».

Documenti, 2017-9

Dichiarazione di Boston

Primo incontro iberoamericano di teologia

Teologi latinoamericani

«I poveri, tante volte vittime della violenza, devono essere per noi luoghi teologici privilegiati, affinché il nostro impegno non sia solo quello di accompagnarli, bensì anche quello di lasciarci evangelizzare e trasformare da essi, in un processo permanente di conversione pastorale e missionaria». Lo affermano le teologhe e i teologi latinoamericani al termine del Primo incontro iberoamericano di teologia, svoltosi a Boston dal 6 al 10 febbraio 2017 sotto il coordinamento dei venezuelani Rafael Luciani e Félix Palazzi e degli argentini Carlos Maria Galli e Juan Carlos Scannone.

Il tema dell’opzione per i poveri e per gli esclusi e di una Chiesa povera e per i poveri è davvero trasversale a questa Dichiarazione, che sin dall’inizio sottolinea «l’importanza del “vedere”, alla luce della parola di Dio letta nella Chiesa, la situazione socio-politica ed economica» dei paesi dell’America Latina, il continente «più afflitto dalle disuguaglianze», e che ripetutamente proclama, in sintonia con gli insegnamenti di papa Francesco, la necessità che la teologia transiti dalle periferie e sia impregnata di misericordia. Si colloca in questo contesto anche la riflessione sul servizio offerto dalla teologia «pensata, proferita e scritta in castigliano/spagnolo» all’intera comunità ecclesiale e segnatamente alla Chiesa negli Stati Uniti e in Canada, per la quale «l’esperienza delle donne e degli uomini latini» rappresenta una «sfida».