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Documenti, 7/2016, 01/04/2016, pag. 201

Il santo popolo fedele di Dio

Lettera al card. Marc Ouellet

Francesco
«La nostra prima e fondamentale consacrazione affonda le sue radici nel nostro battesimo. Nessuno è stato battezzato prete né vescovo. Ci hanno battezzati laici ed è il segno indelebile che nessuno potrà mai cancellare. Ci fa bene ricordare che la Chiesa non è un’élite dei sacerdoti, dei consacrati, dei vescovi, ma che tutti formiamo il santo popolo fedele di Dio. Dimenticarci di ciò comporta vari rischi e deformazioni nella nostra stessa esperienza, sia personale sia comunitaria, del ministero che la Chiesa ci ha affidato». È stata pubblicata il 26 aprile la lettera che papa Francesco ha inviato al presidente della Pontificia commissione per l’America Latina e i Caraibi, il card. Marc Ouellet, dopo aver ricevuto in udienza il 4 marzo i partecipanti all’Assemblea plenaria della commissione stessa a conclusione dei lavori dedicati all’«indispensabile impegno dei fedeli laici nella vita pubblica dei paesi latino-americani». Francesco coglie qui nuovamente l’occasione per indicare il rischio del clericalismo, e rileva che in America Latina la «pastorale popolare» ha rappresentato uno dei pochi spazi in cui il popolo di Dio è stato libero dalla sua negativa influenza.

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L’indicazione è a rifuggire l’autoreferenzialità e recuperare l’originario radicamento nella base ecclesiale, «come una rete capillare diffusa nel popolo di Dio, pienamente ancorata e di fatto “immanente” alla rete delle preesistenti istituzioni e realtà della vita ecclesiale, come le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose». Con un’applicazione precisa anche sul versante economico: «Se in alcune aree la raccolta di donazioni viene meno, anche per l’affievolirsi della memoria cristiana... può venire la tentazione di risolvere noi il problema “coprendo” la realtà e puntando su qualche sistema di raccolta più efficace, che vada alla ricerca dei grandi donatori». Ma «la sofferenza per il venir meno della fede e anche per il calare delle risorse non va rimossa, va messa nelle mani del Signore. E comunque è bene che la richiesta di offerte per le missioni continui a essere rivolta prioritariamente a tutta la moltitudine dei battezzati».

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