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Documenti, 7/2018, 01/04/2018, pag. 203

Placuit Deo

Lettera su alcuni aspetti della salvezza cristiana

Congregazione per la dottrina della fede

La lettera Placuit Deo della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicata il 1° marzo, intende «mettere in evidenza, nel solco della grande tradizione della fede e con particolare riferimento all’insegnamento di papa Francesco, alcuni aspetti della salvezza cristiana che possono essere oggi difficili da comprendere a causa delle recenti trasformazioni culturali». Il documento, che è il primo della Congregazione a portare la firma del nuovo prefetto Luis Ladaria (entrato in carica lo scorso luglio), riprendendo il magistero di papa Francesco osserva come il mondo contemporaneo avverta con difficoltà la fede cristiana, e questo a causa di due tendenze in crescita tra i credenti, che non consentono di riconoscere nell’incarnazione del Verbo la via autentica per la redenzione umana. Si tratta dell’individualismo, che quasi come un neo-pelagianesimo «tende a vedere l’uomo come essere la cui realizzazione dipende dalle sole sue forze», e di un neo-gnosticismo che crede in «una salvezza meramente interiore, la quale suscita magari una forte convinzione personale… ma senza assumere, guarire e rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il mondo creato». La Lettera ribadisce che «Cristo è salvatore in quanto ha assunto la nostra umanità integrale e ha vissuto una vita umana piena, in comunione con il Padre e con i fratelli. La salvezza consiste nell’incorporarci a questa sua vita, ricevendo il suo Spirito».

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Documenti, 2020-9

Riforma del rito preconciliare

Congregazione per la dottrina della fede

Con i decreti Quo magis e Cum sanctissima, pubblicati il 25 marzo, la Congregazione per la dottrina della fede ha rispettivamente: approvato il testo di sette nuovi prefazi eucaristici da inserire nel Messale romano preconciliare, promulgato da Giovanni XXIII nel 1962; e dato le indicazioni per la celebrazione, nella forma straordinaria del rito romano, dei santi canonizzati dopo il 1960. Era stato Benedetto XVI nel 2007, nella sua Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione del motu proprio Summorum pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma conciliare effettuata nel 1970, a chiedere che fossero inseriti nel Messale del 1962 dei nuovi prefazi, il cui uso è facoltativo.

L’intervento sul Messale del 1962 ha suscitato obiezioni sia da parte di voci critiche sul motu proprio Summorum pontificum, sia anche da alcuni esponenti tradizionalisti, che rifiutano qualsiasi influenza del Messale del 1970 su quello preconciliare.

Documenti, 2020-1

Nuove norme sugli ordinariati anglicani

Congregazione per la dottrina della fede

A 10 anni dalla pubblicazione della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus (Regno-doc. 21,2009,705), papa Francesco ha approvato una serie aggiornata di norme che disciplinano gli «ordinariati personali» per i cattolici provenienti dalla tradizione anglicana, e la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato queste Norme complementari alla costituzione apostolica Anglicanorum coetibus lo scorso 9 aprile. Il testo include una disposizione approvata dal papa nel 2013, che afferma esplicitamente che gli ordinariati personali non sono solo per gli ex anglicani e le loro famiglie, ma possono includere – a certe condizioni – persone evangelizzate e portate nella Chiesa cattolica attraverso la missione evangelizzatrice dell’ordinariato. Attualmente gli ordinariati di ex ministri e fedeli anglicani sono tre, uno in Inghilterra, uno negli Stati Uniti e uno in Australia.

Il cambiamento più sostanziale riguarda l’uso del Messale, noto come Divine Worship, nelle celebrazioni liturgiche, che viene limitato agli ordinariati personali. Qualsiasi sacerdote incardinato in un ordinariato potrà celebrare la messa secondo il Divine Worship anche in una parrocchia non appartenente all’ordinariato, in forma privata. E qualsiasi prete diocesano o religioso potrà celebrare l’eucaristia per i membri dell’ordinariato.

Documenti, 2018-17

Modifica al Catechismo: la pena di morte è «inammissibile»

Congregazione per la dottrina della fede

Per «raccogliere meglio lo sviluppo della dottrina avvenuto su questo punto negli ultimi tempi», papa Francesco aveva chiesto che fosse riformulato l’insegnamento sulla pena di morte (cf. Regno-doc. 19,2017,577). Così la Congregazione per la dottrina della fede, con il Rescriptum ex audientia ss.mi del 2 agosto sulla nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica sulla pena di morte – accompagnato da una Lettera ai vescovi circa la nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica sulla pena di morte – ha modificato il testo del Catechismo. Laddove prima si affermava che «l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani», ora nel testo che compendia l’insegnamento della Chiesa cattolica si leggerà che «la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, e s’impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo».