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Documenti, 9/2019, 01/05/2019, pag. 257

Christus vivit

Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio

Francesco

«Il cuore di ogni giovane deve… essere considerato “terra sacra”, portatore di semi di vita divina e davanti al quale dobbiamo “toglierci i sandali” per poterci avvicinare e approfondire il Mistero». L’esortazione apostolica postsinodale di papa Francesco Christus vivit è stata pubblicata il 2 aprile, a conclusione del processo sinodale culminato nel 2018 nella XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (che aveva prodotto anche un Documento finale, che è qui ampiamente ripreso). Si rivolge al tempo stesso ai giovani, riguardo al loro posto nella Chiesa, e a tutto il popolo di Dio perché custodisca la creatività e l’entusiasmo dei giovani e li accompagni senza emarginarli, in questo modo ringiovanendo tutta la Chiesa. Alla presente grave crisi di partecipazione giovanile non sono estranei, riconosce Francesco, atteggiamenti di dogmatismo, autoritarismo e sessismo. E «una Chiesa sulla difensiva, che dimentica l’umiltà, che smette di ascoltare, che non si lascia mettere in discussione, perde la giovinezza e si trasforma in un museo. Come potrà accogliere così i sogni dei giovani? Benché possieda la verità del Vangelo, questo non significa che l’abbia compresa pienamente; piuttosto, deve sempre crescere nella comprensione di questo tesoro inesauribile».

 

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Uno sguardo sociale, storico, teologico

Francesco Pieri

Chi scorra l’indice di questo saggio constata immediatamente come il lavoro di Andrew McGowan presenti la genesi del culto cristiano secondo un piano espositivo che, già a prima vista, si differenzia in modo sensibile dalle trattazioni storico-liturgiche a noi più familiari. Gli aspetti che ne rendono originale l’impianto sono anzitutto la delimitazione cronologica (che oltrepassa di poco i primi quattro secoli) e la centralità accordata, entro i sei capitoli che costituiscono il corpo principale della trattazione, alle categorie, in senso lato, antropologiche.

Documenti, 2019-15

Al popolo di Dio che è in cammino in Germania

Lettera per il Sinodo della Chiesa tedesca

Francesco

«Vorrei offrirvi il mio sostegno, stare più vicino a voi per camminare al vostro fianco e promuovere la ricerca per rispondere con parresia alla situazione presente». Con la Lettera al popolo di Dio che è in cammino in Germania, pubblicata il 29 giugno in spagnolo e in tedesco, papa Francesco ha voluto offrire un appoggio e un contributo di riflessione al «cammino sinodale» di rinnovamento avviato dall’episcopato cattolico tedesco durante l’Assemblea plenaria di marzo (cf. Regno-att. 10,2019,273; 14,2019,400). Se da un lato il papa condivide la preoccupazione dei vescovi sul futuro della Chiesa in Germania e benedice il cammino di ricerca avviato per una Chiesa particolare inculturata e viva, dall’altro dà alcune indicazioni per evitare tentazioni ed errori: non limitarsi a «riforme puramente strutturali, organiche o burocratiche»; «recuperare il primato dell’evangelizzazione»; «mantenere sempre viva ed effettiva la comunione con tutto il corpo della Chiesa».

La Lettera rappresenta un ulteriore sviluppo del magistero di Francesco sulla sinodalità accanto al Discorso alla commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (Regno-doc. 37,2015,12) e all’intervento alla plenaria della Conferenza episcopale italiana nel maggio scorso (Regno-doc. 11,2019,372).

Documenti, 2019-15

Ai miei fratelli presbiteri

Lettera ai sacerdoti in occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d'Ars

Francesco

«Mi rivolgo a ciascuno di voi che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale». Il 4 agosto papa Francesco ha indirizzato ai preti una lunga lettera, intitolata Ai miei fratelli presbiteri, nella festa liturgica di san Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars, nel 160° della sua morte (4 agosto 1859). Il testo è suddiviso in quattro parti, ciascuna introdotta da una citazione biblica: dolore, gratitudine, coraggio e lode.

La lettera nasce dal desiderio di manifestare vicinanza e incoraggiamento ai preti «come fratello maggiore e padre», in un momento in cui «in non poche regioni… si sentono ridicolizzati e “colpevolizzati” a causa di crimini che non hanno commesso». Questa premura era già emersa nel discorso del papa ai vescovi italiani in occasione della loro ultima assemblea, quando aveva ricordato che «i nostri sacerdoti si sentono continuamente sotto attacco mediatico e spesso ridicolizzati oppure condannati a causa di alcuni errori o reati di alcuni loro colleghi, e hanno vivo bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggiore e del padre che li incoraggia nei periodi difficili» (cf. Regno-doc. 11,2019,374).