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Attualità
Attualità, 12/1985, 15/06/1985, pag. 316

I vescovi contro Reagan

S. D.

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Documenti, 2021-15

Le scuole residenziali per gli indigeni

Arcidiocesi di Toronto

Dalla scoperta, negli scorsi mesi, di centinaia di sepolture senza identificazione nei pressi delle scuole residenziali (i «convitti indiani») per bambini indigeni nelle province canadesi della Columbia britannica e di Saskatchewan, si è riaperto in Canada il dibattito sulla tragica storia di colonialismo che vi sta dietro e sul ruolo delle Chiese in quel sistema educativo.

Poiché il paese ha cominciato a fare i conti con quella vicenda a partire dagli anni Novanta, e vi ha dedicato il lavoro di una Commissione verità e riconciliazione che ha pubblicato il suo Rapporto finale nel 2015, l’arcidiocesi di Toronto il 9 luglio ha pubblicato uno studio intitolato Background per i cattolici: le scuole residenziali, nel quale si ricapitola il percorso svolto dalle Chiese canadesi e dalla comunità civile per affrontare l’impatto della colonizzazione e il coinvolgimento della Chiesa nelle scuole residenziali, in modo da rispondere alla sofferenza dei popoli indigeni e agli effetti persistenti del trauma intergenerazionale.

La Commissione verità e riconciliazione aveva rivolto anche alla Chiesa cattolica alcuni appelli, tra cui un invito al papa a recarsi in Canada per consegnare alle vittime del sistema dei convitti indiani una richiesta di perdono. Un incontro del papa in Vaticano con i rappresentanti degli indigeni canadesi è intanto stato fissato per il prossimo dicembre.

Documenti, 2021-11

I migranti nella rotta spagnola

Diocesi di Tenerife; vescovi spagnoli

Al largo delle coste africane orientali, le isole Canarie sono diventate un’altra frontiera dell’immigrazione in Europa e un altro vicolo cieco per i migranti, come una nuova Lampedusa, e la pandemia ha reso la situazione ancora più difficile sia per loro sia per la popolazione dell’arcipelago spagnolo. Un’altra nuova rotta dell’immigrazione riguarda l’enclave spagnola di Ceuta e Melilla.

Per questo nelle ultime settimane si sono fatte sentire le voci delle Chiese spagnole. In aprile la diocesi di Tenerife ha emesso un comunicato congiunto del Tavolo diocesano delle migrazioni intitolato Chiamati a costruire ponti e non muri, al quale ha aderito il Dipartimento per le migrazioni della Conferenza episcopale spagnola, per denunciare la politica della detenzione dei migranti, che genera paura e insicurezza sia in loro, sia nella popolazione. E il 18 maggio i vescovi spagnoli, attraverso un Comunicato sulla situazione a Ceuta e Melilla del Dipartimento per le migrazioni, hanno criticato la gestione del problema migratorio nell’enclave da parte delle autorità spagnole e marocchine: facendo appello al valore supremo della vita e della dignità umana, il comunicato ricorda che «la disperazione e l’impoverimento di molte famiglie e minori non possono e non devono essere usati da nessuno stato per sfruttare le legittime aspirazioni di queste persone a fini politici».

Documenti, 2021-3

I principi dell’islam di Francia

Consiglio francese del culto musulmano

Dopo l’impegno assunto dal governo francese di arginare il radicalismo islamico rafforzando i principi repubblicani (cf. in questo numero a p. 104), il Consiglio francese del culto musulmano – che riunisce le federazioni islamiche francesi – ha proceduto a mettere per iscritto la compatibilità dell’islam con i principi della Repubblica e il rifiuto della sua strumentalizzazione a fini politici. È stata così firmata il 18 gennaio la Carta dei principi dell’islam di Francia, un documento che era stato richiesto a novembre dal presidente Emmanuel Macron per tentare di sradicare estremismo e settarismo dal paese dopo gli attentati terroristici del 16 ottobre a Parigi e del 29 ottobre a Nizza.

La Carta afferma che «i valori islamici sono perfettamente compatibili con i principi del diritto vigenti nella Repubblica e i musulmani francesi appartengono pienente alla comunità nazionale». L’auspicio del governo francese è che l’adozione formale della Carta avvii una profonda ristrutturazione dell’islam nel paese, con la creazione di un Consiglio nazionale degli imam responsabile della formazione e selezione delle guide del culto.