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Documenti, 19/2025, 01/11/2025, pag. 561

Dilexi te

Esortazione apostolica sull'amore verso i poveri

Leone XIV

«In continuità con l’enciclica Dilexit nos, papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te… Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato» (n. 2). Così Leone XIV, nelle prime pagine, dà conto della nascita della prima esortazione apostolica del suo pontificato, intitolata Dilexi te sull’amore verso i poveri e pubblicata il 4 ottobre. Al centro del documento vi è «il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri»: «Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia» (n. 5). Dimenticare i poveri, come può accadere ai cristiani «contagiati… da ideologie mondane o da orientamenti politici ed economici», significherebbe «uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal Vangelo e feconda ogni momento storico» (n. 15). Per questo, dopo l’illustrazione dell’«opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri» nella Scrittura, quasi due terzi dell’esortazione sono dedicati alla «bimillenaria storia di attenzione ecclesiale verso i poveri e con i poveri» (n. 103), dall’epoca patristica fino alla dottrina sociale e al magistero degli ultimi decenni. I poveri sono anche oggi una sfida ineludibile per la Chiesa, poiché «non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo» (n. 110).

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Documenti, 2026-1

Costruire la pace che non c'è

Messaggio per la 59a Giornata mondiale della pace

Leone XIV

«“La pace sia con voi!”. Fin dalla sera della mia elezione a vescovo di Roma ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante». Nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), pubblicato il 18 dicembre e intitolato La pace sia con tutti voi: verso una pace «disarmata e disarmante», papa Leone XIV sviluppa un tema presente sin dalle prime parole del suo ministero petrino, nella benedizione apostolica dalla loggia centrale di San Pietro il giorno della sua elezione l’8 maggio del 2025.

Nel suo messaggio il papa denuncia la «logica contrappositiva» che «è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità», e il conseguente aumento delle spese militari a livello globale. Richiama il «servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole». E sottolinea che «purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome santo di Dio».

Documenti, 2026-1

In missione nella comunione

Discorso alla curia romana in occasione degli auguri natalizi

Leone XIV

Nel suo primo discorso natalizio ai cardinali e ai dirigenti della curia romana, il 22 dicembre, papa Leone XIV ha invitato all’unità e ha messo in guardia dalle contese ideologiche all’interno della Chiesa. Ricordando l’«amato predecessore Francesco» ha posto l’accento su «due aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la missione e la comunione». Ha sottolineato che «talvolta, dietro un’apparente tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di vista piuttosto che cercare la comunione. Così... si rischia di cadere vittime della rigidità o dell’ideologia, con le contrapposizioni che ne conseguono». La curia è invece chiamata a essere costruttrice «della comunione di Cristo, che chiede di prendere forma in una Chiesa sinodale, dove tutti collaborano e cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo ricevuto».

Secondo papa Leone, che si pone in continuità con Francesco, è necessaria una curia romana «sempre più missionaria, dove le istituzioni, gli uffici e le mansioni siano pensati guardando alle grandi sfide ecclesiali, pastorali e sociali di oggi e non solo per garantire l’ordinaria amministrazione».

Come regalo di Natale il papa ha donato ai cardinali e ai membri della curia, tra cui anche alcune donne, il suo libro spirituale preferito, La pratica della presenza di Dio del religioso francese fra Lorenzo della Risurrezione (1614-1691), appena pubblicato dalla Libreria editrice vaticana.

Stampa (22.12.2025) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-1

La via della riconciliazione

Viaggio apostolico in Turchia e in Libano (27 novembre - 2 dicembre 2025)

Leone XIV

«Oltre a riconoscere gli ostacoli che impediscono il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani – ostacoli che cerchiamo di affrontare attraverso la via del dialogo teologico – dobbiamo anche riconoscere che ciò che ci unisce è la fede espressa nel Credo di Nicea». La Dichiarazione congiunta, firmata il 29 novembre da papa Leone XIV e dal patriarca ecumenico Bartolomeo I nella sede del Fanar a Istanbul, è stata il cuore del primo viaggio apostolico internazionale di papa Leone XIV, che lo ha portato dal 27 novembre al 2 dicembre in Turchia e in Libano. Il viaggio nella sede dell’antica Nicea (Iznik), dove 1.700 anni fa ebbe luogo il primo concilio ecumenico della storia della Chiesa, era un progetto di papa Francesco, che il successore Leone ha fatto suo.

Oltre a quello ecumenico, il viaggio ha evidenziato i temi del dialogo interreligioso e della pace. Categorico è stato il rifiuto di qualsiasi giustificazione religiosa della guerra e della violenza: «L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione» (Incontro ecumenico di preghiera a Iznik); «Rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall’essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse» (Dichiarazione congiunta).

Stampa (2.12.2025) da sito web www.vatican.va.Titolazione redazionale. Cf. ampiamente Regno-att. 22,2025,627.