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Parole delle religioni

Parole delle religioni

La fede di Gesù ebreo. Per chi legge i Vangeli

P. Stefani
Nell’ambito del dialogo cristiano-ebraico (formulazione più adeguata di «dialogo ebraico-cristiano») esistono alcuni detti di riferimento. A essi è affidato un compito eminentemente retorico. Sotto questo aspetto svolgono una funzione positiva. La loro portata viene però molto ridimensionata se si inizia a esaminare con più attenzione le formulazioni. In questo novero vanno citate espressioni come «fratelli maggiori», «radici ebraiche del cristianesimo», «chi incontra Gesù incontra l’ebraismo», «Gesù è ebreo e lo è per sempre». Fa parte di questa ristretta compagnia anche il motto, ormai pluridecennale, dovuto allo studioso ebreo Schalom Ben Chorin. Riferendosi alle relazioni tra ebrei e cristiani, egli ha scritto: «La fede di Gesù ci unisce, la fede in Gesù ci divide».

Dalla Bibbia alla vita. In tempo di crisi

P. Stefani
«Per non essere assillati dai soldi non occorre essere ricchi, ma non se ne debbono avere neppure troppo pochi. In quest’ultimo caso il pensiero torna spesso a loro. Non lo dico perché sfilando davanti alle vetrine vedo tante cose che non posso permettermi. I miei desideri sono, da sempre, contenuti. Mi sono accontentato di poco sul fronte degli oggetti e di tanto su quello delle esperienze più belle della vita che per me erano, alla lettera, impagabili. Vale a dire sottratte alla sfera di quanto si può comprare o vendere. Ma adesso che i soldi scarseggiano penso sempre a loro». Simone Coronati era una persona riservata, di solito parlava poco di sé. Tuttavia, negli ultimi mesi, qualcosa era cambiato. La crisi aveva colpito anche lui.

Famiglia e fede. Ebrei per nascita, cristiani con il battesimo

P. Stefani
Nello scorso settembre a Roma si è svolto, come avviene ormai da alcuni anni, il Festival internazionale della letteratura e della cultura ebraiche. Il tema di quest'anno era dedicato alla famiglia. Nessuna convergenza esplicita con il Sinodo dei vescovi. Eppure il riferimento è emerso nel corso di un confronto tra la famiglia ebraica e quella cristiana.

Come sé stessi… Dalla compassione nasce l'uguaglianza

P. Stefani
Il "dovere" della fraternità e la compassione come realtà relazionale: sue antropologie diverse, una delle quali ha segnato soprattutto l'Occidente e l'altra l'Oriente.

Con tutto il cuore. L'irrisolta ambiguità della condizione umana

P. Stefani
"Cuore" è una parola molto diffusa nella Bibbia. Ciò vale sia per l'Antico sia per il Nuovo Testamento. Ma l'uso biblico del termine differisce radicalmente da quello occidentale, di ascendenza soprattutto romantica.

Il succedersi delle generazioni. Saper incarnare i "segni dei tempi"

P. Stefani
Tutti apparteniamo a una generazione. E ogni generazione ha la sua responsabilità.

Una Pasqua lontana. "Ricordati che devi risorgere"

P. Stefani
Erano passati almeno tre decenni, ma a ogni Pasqua il pensiero tornava, fosse solo per qualche istante, a quel lontano episodio.

Due Marie. Il ruolo delle donne nella Chiesa

P. Stefani
I Vangeli non riferiscono mai di alcuna chiamata rivolta da Gesù a donne, finalizzata a renderle discepole e annunciatrici del Regno. Simile mancanza segna una netta discontinuità con il compito di testimoni e annunciatrici del Risorto, loro affidato a conclusione delle narrazioni evangeliche. Il mutamento si giustifica in base a quanto compiuto da alcune donne in occasione della morte e della sepoltura di Gesù.

Udire la Parola scritta. Possiamo vedere l'estasi delle parole

P. Stefani
L'oralità e la scrittura nella vita della Chiesa.

Tra sole e luna. Leopardi e Qoèlet

P. Stefani
Nel nostro vivere consueto è piuttosto raro essere illuminati soltanto dal notturno chiarore della luna. Peraltro pure le stelle si son fatte meno brillanti di un tempo. La luce artificiale ormai è presente quasi ovunque tanto da essere costretti, pure nel suo caso, a far ricorso alla parola inquinamento. Si tratta, in queste proporzioni, di un fenomeno relativamente recente. Se una sera ci si trovasse a Recanati i nostri occhi non vedrebbero né la «cara luna», né le «vaghe stelle dell’Orsa» con la stessa intensità con cui le scorse Giacomo Leopardi: la luce sarebbe meno diffusa e le «faci» celesti più tenui. Nonostante il grande lasso temporale trascorso e la differente latitudine, con ogni probabilità non fu invece così grande la differenza tra il cielo notturno visto dal biblico Qoèlet e quello osservato da Leopardi. Eppure proprio la volta celeste potrebbe essere assunta come simbolo della distanza, non solo temporale, che sussiste tra due autori che, per più versi, sembrano far vibrare in noi le stesse corde: «vanitas vanitatum» per l’uno, l’«infinita vanità del tutto» per l’altro.