Scegliamo il punto di partenza per molti versi più ovvio; scavando in esso troveremo però aspetti meno scontati, fermo restando che, sul piano della prassi, anche il brano biblico di partenza è in se stesso ben impegnativo: è un banco di prova che ci interpella e da cui, troppo spesso, usciamo sconfitti. «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,33-34; cf. Lv 19,18). Per comprendere meglio il passo dobbiamo rivolgerci all’ebraico.
All’interno del Vangelo di Giovanni vi è una specie di masso erratico. Ci si imbatte infatti in una sezione isolata (cf. Gv 8,1-11) dedicata alla donna scoperta in flagrante adulterio e tradotta da scribi e farisei davanti a Gesù. Anche quando non si era presi da preoccupazioni filologiche, si colse il brano come qualcosa a sé. Non a caso da esso è derivato un detto proverbiale tuttora in uso: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Si tratta di una specie di ordine paradossalmente pronunciato per non essere eseguito. La formulazione letterale del detto è più articolata della sua versione corrente, tuttavia la differenza tra le due frasi non è fondamentale: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). La diversità più significativa è che il termine «primo» in Giovanni è riferito alle persone e non alle cose. Riguarda il potenziale iniziatore dell’azione, forse il personaggio più autorevole, cioè colui che è nelle condizioni di tirarsi dietro tutti gli altri.
Il banchetto escatologico simboleggia il congedo da quanto sia di positivo sia di negativo c’è nel mondo. In ciò sta la sua componente paradossale. Il mangiare e il bere sono la testimonianza inconfutabile della non autosufficienza umana. Nessuno può continuare a vivere senza dipendere quotidianamente dall’altro da sé: aria, acqua, cibo. A nessuno è dato di superare questo limite.
Simone: «“Una stanza tutta per sé”. Ecco la prima frase che mi è balzata in mente». Miriam: «Perché citi il titolo di quel saggio di Virginia Woolf a me così caro? Affermare che una donna, per poter scrivere, deve avere disponibilità economiche e una stanza tutta per sé potrebbe suonare quasi una banalità, ma non lo è. Specie se si sviluppa il discorso nel modo in cui lo fece Virginia nel 1929. La libertà intellettuale dipende dalla presenza di beni materiali e la capacità di esprimersi poeticamente dipende dalla libertà intellettuale. Su per giù, era questo il titolo della conferenza da cui tutto iniziò. Ma tu perché te ne occupi?».
C’è chi ha scritto che se l’arcobaleno durasse in cielo più di dieci minuti nessuno lo guarderebbe. Forse è esagerato. Si osservano anche le cose che sono stabilmente là davanti a noi. Il grande albero fuori dalla finestra, le curve delle colline, i profili delle montagne, il tremolar della marina. Tuttavia è vero che la transitorietà dell’arco iridescente induce a chiamare altri a vedere uno spettacolo di breve durata: «Vieni, guarda c’è l’arcobaleno!».