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Parole delle religioni

Parole delle religioni

Ama l'immigrato. E' come te stesso

Piero Stefani

Scegliamo il punto di partenza per molti versi più ovvio; scavando in esso troveremo però aspetti meno scontati, fermo restando che, sul piano della prassi, anche il brano biblico di partenza è in se stesso ben impegnativo: è un banco di prova che ci interpella e da cui, troppo spesso, usciamo sconfitti. «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,33-34; cf. Lv 19,18). Per comprendere meglio il passo dobbiamo rivolgerci all’ebraico.

"Neanche io ti condanno"

Misericordia e peccato

Piero Stefani

All’interno del Vangelo di Giovanni vi è una specie di masso erratico. Ci si imbatte infatti in una sezione isolata (cf. Gv 8,1-11) dedicata alla donna scoperta in flagrante adulterio e tradotta da scribi e farisei davanti a Gesù. Anche quando non si era presi da preoccupazioni filologiche, si colse il brano come qualcosa a sé. Non a caso da esso è derivato un detto proverbiale tuttora in uso: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Si tratta di una specie di ordine paradossalmente pronunciato per non essere eseguito. La formulazione letterale del detto è più articolata della sua versione corrente, tuttavia la differenza tra le due frasi non è fondamentale: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). La diversità più significativa è che il termine «primo» in Giovanni è riferito alle persone e non alle cose. Riguarda il potenziale iniziatore dell’azione, forse il personaggio più autorevole, cioè colui che è nelle condizioni di tirarsi dietro tutti gli altri.

Mensa divina

Paradossi del banchetto escatologico

Piero Stefani

Il banchetto escatologico simboleggia il congedo da quanto sia di positivo sia di negativo c’è nel mondo. In ciò sta la sua componente paradossale. Il mangiare e il bere sono la testimonianza inconfutabile della non autosufficienza umana. Nessuno può continuare a vivere senza dipendere quotidianamente dall’altro da sé: aria, acqua, cibo. A nessuno è dato di superare questo limite.

L'estremo

Dialogo all'ombra della Pietà Rondanini

Piero Stefani

Simone: «“Una stanza tutta per sé”. Ecco la prima frase che mi è balzata in mente». Miriam: «Perché citi il titolo di quel saggio di Virginia Woolf a me così caro? Affermare che una donna, per poter scrivere, deve avere disponibilità economiche e una stanza tutta per sé potrebbe suonare quasi una banalità, ma non lo è. Specie se si sviluppa il discorso nel modo in cui lo fece Virginia nel 1929. La libertà intellettuale dipende dalla presenza di beni materiali e la capacità di esprimersi poeticamente dipende dalla libertà intellettuale. Su per giù, era questo il titolo della conferenza da cui tutto iniziò. Ma tu perché te ne occupi?».

L'arco dell'alleanza

Cura del creato e società non violenta

Piero Stefani

C’è chi ha scritto che se l’arcobaleno durasse in cielo più di dieci minuti nessuno lo guarderebbe. Forse è esagerato. Si osservano anche le cose che sono stabilmente là davanti a noi. Il grande albero fuori dalla finestra, le curve delle colline, i profili delle montagne, il tremolar della marina. Tuttavia è vero che la transitorietà dell’arco iridescente induce a chiamare altri a vedere uno spettacolo di breve durata: «Vieni, guarda c’è l’arcobaleno!».

Cos'è mai l'uomo?

Cercando il "vero" nella vita. Un racconto

Piero Stefani
Le dissero: «Guarda su Youtube, imparerai molte cose dalle scimmie». Che la differenza tra animali ed esseri umani sia minore di quanto si credeva un tempo era noto a Emilia. Da sempre cultrice di studi biologici, la donna si era di recente appassionata anche all’etologia. La frase dell’amica l’aveva perciò un poco irritata; avviene di frequente quando qualcuno vuole portare vasi a Samo. «Proprio a me lo vieni a dire? E poi non hai altro di meglio che mandarmi su Youtube? La mia è una formazione scientifica seria». Nella mente della biologa erano rapidamente passati pensieri di questo tipo. La sua fronte si era un po’ aggrottata, specie lì al centro, al di sopra del naso. Per la verità fu per poco. Il self control era una delle caratteristiche di Emilia note a tutti i suoi conoscenti. Chi era più familiare con lei sapeva, però, che quei, sia pur fugaci, solchi all’attaccatura del naso, erano la spia di un’inquietudine non lieve. L’amica non se ne accorse e accettò con gioia il suo garbato ringraziamento: «Non ti preoccupare, lo guaderò senz’altro».

Dio usa dei cocci

Miserere, pentimento e perdono

Piero Stefani
Il Miserere (Sal 51) inizia con una soprascritta: «Salmo. Di Davide. Quando il profeta Natan andò da lui, che era andato con Betsabea». L’ambivalenza del verbo «andare», prossima al suo uso colloquiale, è già biblica.

Sogni e politica alimentare

Roosevelt e Giuseppe

P. Stefani
Ci sono vari modi per presentare i sogni del faraone interpretati da Giuseppe (cf. Gen 41,1-36). Uno di essi consiste nel parlare di sogni e politica. Nella tradizione politica più nobile risuona tuttora il detto che fu di Martin Luther King: «I have a dream». In qualche modo se ne avverte ancora l’eco; tuttavia, da qualche anno più conforme alla cronaca sarebbe piuttosto il ricorso al verbo «essere». A molti leader recenti o attuali ben s’attaglierebbe il detto: «I am a dream». Né l’una né l’altra formulazione sono, però, davvero confacenti a quanto avvenne nell’episodio di Giuseppe. Per qualificarlo, l’espressione migliore sarebbe: «L’interpretazione dei sogni e la politica».

Frammenti su Dio

Parole della filosofia, eccedenza della fede

Piero Stefani
Temo che «non ci sbarazzeremo di Dio poiché crediamo ancora nella grammatica», così scriveva Nietzsche. Scrivere su Dio significa in ogni caso non liberarsi di lui e non solo perché ciò comporta il rispetto della grammatica e dell’ordine, ma anche perché Dio è l’oggetto a cui si sta pensando. Eppure scrivere su Dio non equivale affatto ad affermarne l’esistenza; anzi, è proprio l’atto di renderlo oggetto a introdurci in una contraddizione impossibile da superare: se Dio potesse essere catturato dentro la grammatica non sarebbe più Dio. Il massimo a cui si può giungere è sapere quel che Dio non è e credere in quel che Dio è.

Pugni e fumetti

Delle ideologie e delle religioni

P. Stefani
Vi è una percezione sufficientemente diffusa in base alla quale, dopo la morte delle grandi e terribili ideologie che hanno insanguinato buona parte del secolo XX, le religioni abbiano trovato un terreno più fertile per giocare un ruolo nella sfera pubblica. L’espressione ormai storica di «rivincita di Dio» indica in modo efficace questa precomprensione. In realtà il discorso è più articolato di quanto non presupponga questo schema. Le religioni, infatti, hanno assunto il posto delle ideologie nella misura in cui esse stesse si sono ideologizzate. Inoltre, siccome fa parte costitutiva dell’apparato ideologico contrapporsi a posizioni giudicate antitetiche, le religioni ideologiche vivono solo nella misura in cui sono nelle condizioni di entrare in polemica, verbale o fattuale, con gli avversari.