Nell'episodio evangelico della donna che entrò in casa di Simone il fariseo (cf. Lc 7,36-50), si conosce il nome di colui che offre il pranzo a Gesù, mentre ignoriamo quello della donna che, nel suo comportamento, dimostra una personalità audace e tutt’altro che anonima. Il confronto suscita qualche sconcerto.
Quando parliamo di cittadinanza, di diritti dell'uomo, di dignità umana... c’è un antecedente biblico davvero paragonabile alla logica che regge i diritti umani? Sì, lo si trova all’inizio della Genesi. Qui il riferimento alla nascita è ancora attuale e coglie bene l'aspetto dell'universalità della dignità umana: quello che ci accomuna tutti è infatti la nascita. Non si nasce uguali solo in diritti, ma anche nei bisogni.
«Nessuno vive per se stesso»: la massima interagisce anche con la nostra terza coppia che mette in relazione tra loro «vita biologica» e «vita biografica». Nella prospettiva biologistica tutto si colloca su un piano che esula dalla soggettività personale; non così nell’ambito delle biografie, nel quale l’autocoscienza soggettiva e le relazioni con altre persone svolgono un ruolo determinante.
È una domanda antica che con il trascorrere del tempo non perde d’attualità. Un dramma della politica è che non si può fare a meno del governo; eppure, di frequente, il potere cade nelle mani dei peggiori; ciò avviene anche perché i migliori rifiutano di assumere le responsabilità pubbliche che a loro competerebbero. Il discorso però è meno schematico di quanto non appaia.
Nell’ambito dell’incontro tra le Chiese cristiane vi è una dimensione denominata «ecumenismo spirituale». La prima accezione del termine riguarda la preghiera: anche se si è lontani nello spazio è possibile essere prossimi nello spirito. La scelta di elevare le preghiere in tempi comuni è solo la modalità più riconoscibile di una forma di unione profonda radicata in Dio.
«JHWH è un uomo di guerra, JHWH è il suo nome» (Es 15,3). Che Dio fosse presentato come un guerriero era comune in un’epoca in cui tutti impugnavano le armi in nome del loro Dio. La guerra a quel tempo era sempre un evento sacro. A lungo gli eserciti hanno creduto che Dio fosse dalla loro parte perché anch’egli schierato contro i loro nemici. Oggi invece solo una minoranza combatte in nome di Dio.
Una favola piuttosto cruda raccontata da Glückel Hameln, mercantessa ebrea vissuta in Germania tra fine Seicento e primi del Settecento, ha come protagonista un uccello che doveva mettere in salvo i suoi tre piccoli trasportandoli a fatica al di sopra di un mare tempestoso. In questo racconto si ode l’eco del precetto antico in base al quale l’uomo abbandonerà il proprio padre e la propria madre per unirsi alla sua donna ed essere con lei una carne sola.
Ai nostri giorni si guarda con crescente preoccupazione al fatto che le italiane e gli italiani mettano al mondo un numero sempre minore di figli: la natalità decresce e il paese invecchia. Come sempre, rivolgersi alla Bibbia non rappresenta una ricetta per risolvere le questioni delle nostre società, eppure confrontarsi con essa non è mai fatica sprecata.
La vicenda di Caino e Abele è leggibile in vari modi. Vista sul piano etico rimane segno perenne che ogni omicidio rappresenta, nella sua radice, l’uccisione di un fratello; letta in chiave antropologica indica l’antica, inestinta contesa tra i diversi, conflittuali modi di spartirsi beni e risorse; colta in chiave simbolica attesta la fragilità inscritta nella condizione umana.
Un dialogo immaginario tra un "Lui" e una "Lei" a proposito di un personaggio femminile della tradizione ebraica: la saggia Beruryà, vissuta nel II secolo d. C., la sola donna presentata nel Talmud capace di discutere da pari a pari con i rabbi.