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Pentecoste | Le molte lingue dell’unico Spirito

Pentecoste At 2,1-11; Sal 104 (103); Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15 Tra le feste bibliche di pellegrinaggio nelle quali si saliva al tempio di Gerusalemme vi era anche quella di Shav‛uot (Settimane) posta sette settimane dopo Pasqua (cf. Es 23,16; 34,22; Lv 23,15-21; Nm 28,26-31; Dt 16,9-12). Dotata inizialmente di un significato agricolo, essa divenne, in un’epoca difficile da precisare, anche celebrazione memoriale del dono della Torah avvenuto sul Sinai. Quest’ultimo senso si trova tuttora al centro della celebrazione ebraica. Nella liturgia sinagogale di Shav‛uot viene recitato...

L’alto e il basso

Ascensione del Signore At 1,1-11; Sal 47 (46); Ef 4,1-3; Mc 16,15-20 La chiusa canonica del Vangelo di Marco, nelle sue ultime righe, collega tra loro l’«alto» e il «basso»: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme a loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano» (Mc 16,29). Il Signore Gesù è in cielo e agisce in terra. Ora egli siede alla destra di quel Dio che da sempre disse...

Amatevi gli uni gli altri

VI domenica di Pasqua At 10,25-26.34-35.44-48; Sal 98 (97); 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17 Nei lunghi discorsi di congedo posti da Giovanni sulle labbra di Gesù compare per due volte il comando dell’amore fraterno: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13,34); «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12; cf. 1Gv 4,7). Per Gesù che si sta avviando alla sua Pasqua sono parole di congedo, ed è soprattutto questo loro carattere a renderle nuove. In realtà esse,...

La feconda purezza dei tralci

V domenica di Pasqua At 9,26-31; Sal 22 (21); 1Gv 3,18-24; Gv 15,1-8  Una tipica immagine biblica presenta Israele come la «vigna del Signore» (cf. Is 5,1-7; 27,2-5; Ger 2,2; 5,10; 6,9; Os 10,1 ecc.). Giovanni nel suo Vangelo ricorre invece a questa figura per presentare le relazioni che legano Gesù ai suoi discepoli. La qualifica, introdotta da un autorevole «Io sono», prospetta subito anche un rapporto tra il Figlio «vite vera» e il Padre «agricoltore» (Gv 15,1). Gesù dunque applica a sé quanto in precedenza era stato...

Le elezioni del 4 marzo: il cataclisma e l’apocalisse

Professor Parisi, quando ci incontrammo al Regno all’indomani del 4 marzo, lei definì con preoccupazione il voto come un vero e proprio terremoto. È ancora della stessa opinione? O ritiene che gli eventi recenti e ancora in corso siano meno eccezionali di quello che allora appariva? «Sì, lo ricordo, fu la prima immagine che mi venne in mente. Una metafora che chi studia le vicende elettorali ricorda associata al balzo del Partito comunista, quando alla metà degli anni Settanta esordì sulla scena politica la prima generazione postbellica, un balzo...

Un gregge di chiamati

IV domenica di Pasqua At 4,8-21; Sal 118 (117); 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18  La liturgia di questa domenica ci propone la parte finale della pericope del «buon Pastore» (Gv 10,11-18). Essa è incentrata su due temi: il pastore dà la vita a favore delle pecore ed è consapevole di avere pecore di altra provenienza. Nella vita comune le cose non stanno così, il pastore custodisce e alleva le pecore perché dal loro benessere dipende il suo; se ne prende cura anche a proprio vantaggio. Tuttavia è immaginabile andare oltre e affermare che esistano...

«Aprì loro la mente»

III domenica di Pasqua At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5; Lc 24,35-48 L’episodio posto in chiusura del Vangelo di Luca, in cui Gesù risorto si manifesta agli Undici, è complementare a quello, immediatamente precedente, dell’apparizione ai due discepoli di Emmaus (cf. Lc 24,13-35). Lungo il cammino che li porta ad allontanarsi da Gerusalemme, il Risorto spiega le Scritture ai due discepoli; poi quando siede a mensa viene riconosciuto, allo spezzar del pane, da Cleopa e dal suo anonimo compagno (potenziale rappresentante di ogni credente). Gesù però si...

Udire, vedere, toccare

II domenica di Pasqua At 4,32-35; Sal 118 (117); 1Gv 5,1-6; Gv 20,19-31 Tommaso non presta ascolto alla parola degli altri apostoli («Abbiamo visto il Signore», Gv 20,25); vuole affidarsi agli occhi e al tatto e non agli orecchi. Lo fa perché al centro del suo interesse ci sono le piaghe. Le ferite si vedono e si toccano ma non parlano. Tommaso chiama in causa i sensi: desidera vedere i segni dei chiodi, si propone di toccare con il dito la piaga del costato. Egli mira ad avere la garanzia che il Risorto non ha deposto la carne; vuole esser certo che egli sia proprio il Verbo...

Alla luce del mancato annuncio

Domenica di Pasqua Vangelo della veglia pasquale, Mc 6,1-8 Celebrare la Pasqua con la lettura del passo terminale del Vangelo di Marco (cf. 16,1-7) privo della sua conclusione canonica (cf. 16,8-20) rappresenta una sfida. Non si tratta di filologia, nel cuore della notte più santa dell’anno è in gioco la fede. Che sia una fede difficile lo prova il fatto che la tradizione ecclesiale aggiunse altri versetti volti ad attenuare lo sconcerto. La versione più antica, propostaci della liturgia, finisce infatti in modo sospeso e inatteso. Né è privo di significato...

«Senza luce»

Domenica delle Palme Is 50,4-7; Sal 22 (21); Fil 2,6-11; Mc 14,1-15,47 Pier Paolo Pasolini lesse casualmente ad Assisi il Vangelo di Matteo trovato sul comodino della propria stanza. Quella esperienza costituì il primo impulso che lo condusse a creare uno dei suoi film più celebri, Il Vangelo secondo Matteo (1964). Non si trattò di una conversione alla fede; l’incontro con le pagine evangeliche fu invece l’occasione per dare maggiore consistenza a un’intuizione poetica da lui avuta più di vent’anni prima nella Domenica uliva, componimento centrale...