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Documenti, 15/2017

Accogliere e integrare i migranti

Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018

Francesco

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati: è il titolo del Messaggio del papa, pubblicato il 21 agosto in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018 (14 gennaio 2018), mentre è ancora in piena crisi in Italia e in Grecia il sistema dell’accoglienza di quanti cercano di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo, rischiando la vita su barconi. Nel Messaggio Francesco ribadisce – insistendo sui quattro verbi – la fattiva posizione della Chiesa per l’accoglienza e la protezione di «ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore», e invita al «contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie», additando l’obiettivo dei due accordi globali sui rifugiati e sui migranti che i leader mondiali si sono impegnati a concludere entro il 2018 (cf. Regno-doc. 9,2017,303). Nel dibattito politico italiano il Messaggio – che tra l’altro raccomanda la pratica dei corridoi umanitari, promossi nel nostro paese dalle Chiese evangeliche insieme alla Comunità di Sant’Egidio – è stato letto come un sostegno al testo in discussione in Parlamento per la riforma della legge sulla cittadinanza.

Una nuova tipologia di santi

Lettera apostolica motu proprio Maiorem hac dilectionem sull’offerta della vita

Francesco

«L’offerta della vita è una nuova fattispecie dell’iter di beatificazione e canonizzazione, di-
stinta dalle fattispecie sul martirio e sull’eroicità delle virtù».
La lettera apostolica motu proprio Maiorem hac dilectionem, pubblicata da papa Francesco l’11 luglio, aggiunge una nuova via per proclamare un beato o santo, ed è il caso di «quei cristiani che… hanno offerto volontariamente e liberamente la vita per gli altri e hanno perseverato fino alla morte in questo proposito», seguendo l’esempio e gli insegnamenti di Gesù. Rispetto alle altre tre modalità possibili, quelle del martirio, dell’eroicità delle virtù cristiane o del riconoscimento di un culto antico, la nuova fattispecie rende possibile riconoscere beato o santo chi, pur senza che vi sia un persecutore in odium fidei o un periodo di almeno 10 anni di eroismo delle virtù, sceglie di andare incontro a morte certa e prematura per amore (propter caritatem), come nel caso di quanti si sacrificano per assistere i malati di epidemie. Rimane comunque la necessità di un miracolo, formalmente approvato, compiuto dopo la morte del servo di Dio e per sua intercessione dimostrata. La questione era allo studio della Congregazione delle cause dei santi dal gennaio 2014, mentre nel giugno 2016 lo stesso dicastero aveva dedicato un congresso al tema dell’offerta della vita.

Milani e Mazzolari, preti così

Pellegrinaggio a Bozzolo e a Barbiana

Francesco

«Ho detto più volte che i parroci sono la forza della Chiesa in Italia, e lo ripeto. Quando sono i volti di un clero non clericale… essi danno vita a un vero e proprio “magistero dei parroci”» (a Bozzolo, sulla tomba di don Primo Mazzolari). «Cari preti, con la grazia di Dio, cerchiamo di essere uomini di fede, una fede schietta, non annacquata; e uomini di carità, carità pastorale verso tutti coloro che il Signore ci affida come fratelli e figli» (a Barbiana, presso la tomba di don Lorenzo Milani). Con il pellegrinaggio compiuto il 20 giugno a Bozzolo, nella diocesi di Cremona, e a Barbiana, nella diocesi di Firenze, papa Francesco ha voluto rendere omaggio a due parroci italiani del Novecento: don Primo Mazzolari, 1890-1959, e don Lorenzo Milani, 1923-1967. Essi, pur avendo vissuto un rapporto difficile e conflittuale con le gerarchie ecclesiastiche dell’epoca, hanno segnato profondamente il cattolicesimo italiano del dopoguerra, svolgendo un «magistero delle periferie» che il papa addita a modello di profezia e di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e ai poveri, per tutti i preti e per tutti i cristiani.

Discernimento e Chiesa sinodale

Mons. Marcello Semeraro

Riflette sul n. 11 della Gaudium et spes, dove la costituzione pastorale del Vaticano II parla dell’azione di discernimento con cui il popolo di Dio riconosce negli avvenimenti la presenza di Dio e l’azione dello Spirito, la prolusione di mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio di nove cardinali istituito dal papa per consigliarlo sul governo della Chiesa, al Convegno pastorale diocesano su «Discernimento cuore dell’accompagnare» (Castel Gandolfo, 19 giugno). Tema sostanziale nel magistero di papa Francesco, che anche a partire dalla propria formazione gesuitica lo ritiene un momento indispensabile perché la fede diventi «attiva, creativa ed efficace», il discernimento spirituale è un processo necessario perché il credente e la Chiesa nelle sue diverse manifestazioni evitino i rischi dello spiritualismo e del fondamentalismo, ed entrino nella dinamica della sinodalità, «uno dei frutti più promettenti dell’ecclesiologia conciliare e che oggi, grazie all’impulso di Francesco, conosce una felice stagione di rilancio». E «lo spazio reale per operare/verificare in una Chiesa diocesana e nelle sue parrocchie il passaggio nel concreto del principio sinodalità sono gli organismi di partecipazione».

La cultura dell’incontro in Francesco

Vicente Espeche Gil

Nel magistero di papa Francesco si viene evidenziando progressivamente un capitolo sulle relazioni internazionali, che si colloca nel contesto della lettura che il papa fa dei segni dei tempi contemporanei. Nel saggio che proponiamo – intitolato «La cultura dell’incontro nella dimensione internazionale» e pubblicato all’interno del volume Verso una cultura dell’incontro. La proposta di papa Francesco, a cura di Victor Manuel Fernández, rettore della Pontificia università cattolica argentina – Vicente Espeche Gil, già ambasciatore argentino presso la Santa Sede, identifica le fonti principali che illustrano la visione di Francesco sull’ordine internazionale, la globalizzazione e la pace: il Documento di Aparecida e l’enciclica Laudato si’. «Nella visione umanistica di Francesco… sorge la necessità di generare una cultura alternativa dell’incontro, capace di promuovere la giustizia e la pace nelle relazioni umane in un continuum sociale ininterrotto, che si estende dalle relazioni interpersonali della società familiare fino all’alta politica delle relazioni internazionali, includendo nel contempo tutti gli ambiti intermedi».

Stati, Chiese nazionali e Santa Sede

Gianfranco Brunelli, Daniela Sala
Negli ultimi due numeri di Documenti abbiamo dedicato molto spazio all’attività della Santa Sede nell’ambito delle relazioni internazionali, e in particolare agli accordi bilaterali conclusi con singoli stati per regolare l’attività della Chiesa cattolica locale. Abbiamo quindi recuperato e pubblicato – limitandoci a quelli che sono stati già ratificati...

Il ruolo della Chiesa cattolica in Montenegro

Accordo di base tra la Santa Sede e il Montenegro

«La Santa Sede e il Montenegro riaffermano che lo stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e autonomi, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti e alla reciproca collaborazione per lo sviluppo integrale, cioè spirituale e materiale, dell’uomo e per la promozione del bene comune». Firmato in Vaticano il 24 giugno 2011 ed entrato in vigore con la ratifica il 21 giugno 2012, l’Accordo di base tra la Santa Sede e il Montenegro in 21 articoli stabilisce il quadro giuridico delle relazioni tra il Montenegro e la Chiesa cattolica, che ha nel paese circa 20.000 battezzati, il 3,8% della popolazione, nell’arcidiocesi di Antivari, immediatamente soggetta alla Santa Sede, e nella diocesi di Cattaro (Kotor), suffraganea di Spalato in Croazia. In particolare riconosce alla Santa Sede la libertà di esercitare la propria missione apostolica all’interno del paese – dove la popolazione è in maggioranza ortodossa –, compresa la possibilità di erigere edifici di culto, formare associazioni o fondazioni, insegnare e divulgare i propri precetti attraverso i mezzi di comunicazione. Viene inoltre riconosciuto il diritto dei genitori all’educazione religiosa dei figli, tenendo conto della «configurazione multireligiosa del paese», e stabilisce la restituzione dei beni incamerati o nazionalizzati durante gli anni della Repubblica iugoslava.

Libertà di professare la fede

Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica di Azerbaigian

Essenziale e scarno, l’Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica di Azerbaigian sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica nella Repubblica di Azerbaigian è stato firmato il 29 aprile 2011 e ratificato il 6 luglio dello stesso anno, e in otto articoli garantisce alla piccolissima comunità cattolica (circa 600 fedeli su una popolazione di circa 10 milioni, in maggioranza musulmani soprattutto sciiti) la libertà di professare ed esercitare la fede cattolica; riconosce la personalità giuridica della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni e la libertà per i cattolici di comunicare con la Santa Sede, e la libertà nella nomina del personale ecclesiastico da parte di quest’ultima. La prefettura apostolica dell’Azerbaigian, costituita nell’agosto 2011, è affidata allo slovacco rev. Vladimir Fekete e ha ricevuto la visita apostolica di Giovanni Paolo II nel 2002 e di Francesco nel 2016 (cf. Regno-doc. 17,2016,521).

Una collaborazione armoniosa

Accordo-quadro fra la Santa Sede e la Repubblica del Burundi su materie d’interesse comune

«Tenendo conto del fatto che una grande maggioranza di burundesi appartiene alla Chiesa cattolica, nonché dell’importanza e del ruolo che la Chiesa cattolica continua a giocare nella vita della nazione burundese al servizio dello sviluppo spirituale, morale, sociale, culturale e materiale del popolo burundese», e «in considerazione della densità delle istituzioni della Chiesa cattolica su tutto il territorio nazionale e della forza delle reti che le uniscono e le controllano, nonché della qualificazione e della dedizione dei suoi operatori pastorali», il 6 novembre 2012 è stato firmato questo Accordo-quadro fra la Santa Sede e la Repubblica del Burundi su materie d’interesse comune, che poi è entrato in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica il 28 febbraio 2014. Il concordato garantisce alla Chiesa cattolica la libertà di culto, di organizzazione, di espressione e così via, mentre per alcuni ambiti (associazioni; istruzione; assistenza nelle forze armate, negli ospedali e nelle carceri; partecipazione finanziaria dello stato ai servizi resi alla nazione) rimanda a ulteriori accordi da elaborare in sede di commissioni ad hoc. Negli ultimi due anni, dopo aver pubblicamente criticato il processo elettorale e le derive autoritarie del governo, la Chiesa burundese ha dovuto adottare un profilo basso per tutelare la sua azione pastorale e sociale.

La Chiesa cattolica a Capo Verde

Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Capo Verde

Santa Sede, Repubblica di Capo Verde

Firmato il 10 giugno 2013 nella capitale di Capo Verde, Praia, ratificato il 3 aprile 2014 e divenuto esecutivo un mese dopo, l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Capo Verde sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica in Capo Verde, l’arcipelago al largo delle coste occidentali dell’Africa, è un altro tassello della rete diplomatica che si sta sviluppando, soprattutto negli ultimi anni, tra la Chiesa cattolica e il continente africano. Composto da 30 articoli, il documento stabilisce lo statuto giuridico della Chiesa a Capo Verde, riconoscendo «alla Chiesa cattolica il diritto di svolgere liberamente la sua missione apostolica, garantendo l’esercizio pubblico delle sue attività, segnatamente quelle di culto, magistero e ministero, nonché la giurisdizione in materia ecclesiastica» (art. 2). Viene poi riconosciuta la personalità giuridica alle istituzioni e agli enti eretti dalla Santa Sede, così come il diritto alla libertà d’insegnamento e di assistenza spirituale. L’accordo definisce inoltre i termini affinché un matrimonio canonico possa produrre effetti civili, e disciplina la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico e culturale appartenente alla Chiesa.

Agenda Documenti

5 luglio 2017. I riformati firmano la Dichiarazione di Augsburg. Durante la liturgia ecumenica che si svolge a Wittenberg, la Comunione mondiale delle Chiese riformate – il ramo protestante che trae le sue origini da Calvino – alla presenza dei delegati della Chiesa cattolica e di quelle luterana e metodista aderisce ufficialmente alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione,...

Le relazioni tra la Chiesa e lo stato

Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica della Guinea Equatoriale

Santa Sede, Repubblica della Guinea Equatoriale

Firmato il 13 ottobre 2012 a Mongomo, la capitale del paese, l’accordo tra la Santa Sede e la Repubblica della Guinea Equatoriale fissa il quadro giuridico delle relazioni tra Chiesa cattolica e il piccolo stato dell’Africa occidentale. Prendendo come riferimento la Legge fondamentale della Guinea Equatoriale e i documenti del concilio ecumenico Vaticano II, le parti convengono che lo stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, sovrani, indipendenti e autonomi, e che alla Chiesa viene garantito il diritto di esercitare liberamente la sua missione all’interno del paese, «considerando il ruolo importante che la Chiesa cattolica svolge nella vita del paese, al servizio dello sviluppo umano, sociale, culturale e spirituale del popolo equatoguineano». I luoghi di culto sono considerati inviolabili, sebbene allo stato sia concesso di agire sussidiariamente ai responsabili ecclesiastici qualora ricorrano gravi motivi relativi alla sicurezza nazionale. Viene ribadita l’inviolabilità del segreto confessionale. Il documento, composto da un preambolo e 19 articoli, si conclude con un Protocollo addizionale che racchiude alcune norme interpretative dell’Accordo.

La Chiesa cattolica in Mozambico

Accordo su principi e disposizioni giuridiche per il rapporto tra la Santa Sede e la Repubblica di Mozambico

Santa Sede, Repubblica di Mozambico

È stato firmato a Maputo il 7 dicembre 2011 e ratificato il 12 marzo 2012 l’Accordo su principi e disposizioni giuridiche per il rapporto tra la Santa Sede e la Repubblica di Mozambico, che stabilisce lo statuto giuridico della Chiesa cattolica nello stato africano. Costituito da un preambolo e 23 articoli, l’accordo configura il quadro entro cui si svilupperanno le future relazioni e la cooperazione tra le due parti. Alla Chiesa cattolica viene riconosciuta «la personalità giuridica e il diritto di svolgere la sua missione apostolica, garantendo l’esercizio pubblico delle sue attività, svolte direttamente o attraverso le sue istituzioni, in conformità con l’ordinamento giuridico mozambicano e con i propri principi etici», così come la «libertà di professare e praticare la fede cattolica» o «il diritto di esercitare attività pastorali, spirituali, formative e educative in tutte le sue istituzioni di formazione, di educazione, di sanità e di servizio sociale». Vengono inoltre previste le modalità di acquisto, gestione e alienazione dei beni immobili, e regolati gli effetti civili del matrimonio canonico. Negli ultimi anni in Africa si è sviluppata un’intensa azione diplomatica della Santa Sede (cf. Regno-doc. 13,2017,390), favorita dalla crescita della Chiesa cattolica nel continente e dal riconoscimento della sua missione da parte dei governi di molti stati.

Non toglieteci la nostra terra

Lettera pastorale dei vescovi cattolici del Mozambico

Vescovi cattolici del Mozambico

Con il documento «Alla tua discendenza darò questa terra» (Gen 12,7). Lettera pastorale dei vescovi cattolici del Mozambico alle comunità, alle famiglie cristiane e alle persone di buona volontà, pubblicato il 30 aprile, i vescovi cattolici del Mozambico prendono la parola su un rilevante problema politico, economico e sociale del paese: i «conflitti per la terra che mettono in pericolo la sicurezza alimentare e la stabilità sociale e familiare». E i conflitti nascono dalla vendita della terra – che in base alla legge agraria appartiene allo stato e viene data in uso alle comunità locali – a imprese e multinazionali straniere per l’agrobusiness, l’estrazione mineraria e la produzione di biocarburanti, secondo un modello di sviluppo che sta sovvertendo l’impianto sociale, culturale ed economico tradizionale del paese, provocando impoverimento, sradicamento e appunto conflitti. «Le imprese e i governi dei paesi industrializzati vengono a cercare in Africa la soluzione per la crisi energetica e alimentare dei loro paesi, e non necessariamente per aiutare a risolvere i problemi degli africani o dei mozambicani». La critica a questo modello economico è svolta sulla base della Scrittura e dell’enciclica Laudato si’. In vista del 2025, quindi, anno nel quale il Mozambico celebrerà i 50 anni d’indipendenza, i vescovi auspicano «un’efficace riforma agraria per correggere i danni delle ricadute negative che le attuali politiche economiche per l’agricoltura stanno provocando nelle comunità rurali in tutto il paese».