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Documenti, 21/2017

Migrazioni, rispondere alle sfide

Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

Nel settembre 2016, al termine del Vertice mondiale sui migranti e rifugiati, i leader mondiali riuniti nel Palazzo di vetro delle Nazioni Unite hanno sottoscritto una Dichiarazione sui migranti e rifugiati, che elenca una serie d’impegni per affrontare le attuali sfide poste dal fenomeno globale della migrazione di massa e avvia un negoziato che porterà a una conferenza mondiale e all’adozione, entro il 2018, di due accordi (Global compact), uno sui rifugiati e uno per una migrazione sicura, ordinata e regolare (cf. Regno-doc. 9,2017,303). Come contributo a questo percorso, il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano ha elaborato due documenti. Il primo, Rispondere alle sfide di migranti e rifugiati. Venti punti di azione, descrive le «buone pratiche» che caratterizzano la risposta tangibile della Chiesa ai bisogni dei migranti e dei rifugiati. A complemento e integrazione, il secondo documento, Venti punti di azione pastorale, verrà diffuso fra tutte le parrocchie e le organizzazioni ecclesiali con l’intenzione di promuovere una solidarietà più efficace verso i migranti e i rifugiati. In conformità con il magistero di papa Francesco, i punti si articolano attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Il lavoro: perno della questione sociale

48° Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017)

Card. Gualtiero Bassetti; Mauro Magatti; mons. Filippo Santoro

Dopo un anno di elaborazione, avviata nel novembre 2016 con la Lettera d’invito e proseguita con la pubblicazione di Linee di preparazione (Regno-doc. 7,2017,218) e di un Instrumentum laboris (Regno-doc. 17,2017, 554), si è svolta a Cagliari dal 26 al 29 ottobre la 48a Settimana sociale dei cattolici italiani, sul tema «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale». L’edizione si è caratterizzata da un lato per una metodologia «sinodale», sia attraverso il lavoro preparatorio svoltosi in seminari nelle diverse regioni italiane, sia tramite una capillare opera di raccolta delle «buone pratiche» aziendali, amministrative e formative in Italia; e dall’altro per un’impostazione propositiva, con l’elaborazione di alcune mozioni, che sono state consegnate ai rappresentanti del Governo italiano (il premier Paolo Gentiloni) e delle istituzioni europee (il presidente del Parlamento Antonio Tajani). Questa Settimana segnala l’avvio, per la Chiesa italiana, di una stagione d’impegno sociale che cercherà anche «uno strumento di coordinamento che possa incidere sulla politica nella prospettiva di una conversione culturale e di una rinnovata presenza dei cattolici nella società» (mons. Santoro).

La speranza che salva

Lettera pastorale di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti - Vasto, per l’anno 2017-2018

Mons. Bruno Forte

«La penuria più grande che possiamo sperimentare in noi stessi è quella di speranza, precisamente perché essa è segno della mancanza di un amore che non risulti effimero, come avviene nelle tante forme in cui spesso è esibito e offerto oggi l’amore. È per questo che la tentazione più forte che potrebbe proporsi di fronte agli scenari dei tanti conflitti in corso e delle tante prove della natura e della storia, è la disperazione». Dopo aver trattato negli ultimi anni i temi dell’educazione alla fede e all’esercizio della carità, l’arcivescovo di Chieti - Vasto, mons. Bruno Forte, ha inviato alla sua Chiesa una lettera pastorale per l’anno 2017-2018 intitolata La speranza che salva.Di fronte alla domanda profonda e ineludibile di amore che è insita in ogni cuore umano, e alla tentazione di disperare che sembra affacciarsi prepotentemente negli scenari caotici del presente, il vescovo indaga la sorgente della speranza cristiana, che è l’incontro con Gesù. «La speranza di chi crede non è una rassicurazione mondana, una delle tante ideologie che hanno illuso il mondo e determinato l’alienazione dell’uomo, ma è dono dall’alto: non è qualcosa che diviene in noi, ma Qualcuno che viene a noi».

Generare, educare, accompagnare alla vita in Cristo

Lettera pastorale di mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, per il 2017-2018

Mons. Mariano Crociata

S’intitola Una Chiesa che cresce: generare, educare, accompagnare alla vita in Cristo la nuova lettera pastorale di mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina - Terracina - Sezze - Priverno per l’anno 2017-2018. In continuità con gli anni precedenti, il documento si concentra su due dimensioni costitutive dell’essere Chiesa: da un lato l’ascolto, dall’altro l’attività pastorale ordinaria. «In questi anni l’impegno si è concentrato sull’ascolto: con esso la fede ha inizio, e poi cresce e matura», scrive il presule nell’introduzione, per poi aggiungere che «in conformità alle indicazioni del primo Sinodo diocesano, in questi anni abbiamo cercato di rivedere gli aspetti costitutivi dell’azione pastorale della nostra Chiesa, rinnovando sia gli organismi di partecipazione sia gli itinerari che preparano a celebrare e vivere i sacramenti dell’iniziazione cristiana». Ed è proprio sul tema dell’iniziazione cristiana che si concentra la lettera, analizzando il processo attuale d’introduzione alla fede dei ragazzi, focalizzando la riscoperta del catecumenato di questi ultimi anni, ponendosi quindi alla ricerca di un percorso catechetico rivolto ai giovani, che chiami in causa la responsabilità di tutta la comunità nel generare ed educare alla fede i suoi membri.

Europa: l’ultima utopia?

Daniela Sala

Sono cinque sinora i discorsi «europei» del papa venuto «dalla fine del mondo». Gli elementi ricorrenti in questi testi consentono di mettere a fuoco quali siano, agli occhi del primo successore di Pietro nell’epoca moderna ad aver guardato l’Europa con occhi non europei, l’identità del Vecchio continente e i problemi che oggi provocano la profonda crisi che si traduce in un’incapacità di far crescere il progetto di unione avviato 60 anni fa. Innanzitutto è individuata un’identità costitutiva del continente, ed è quella di promotore dei diritti umani, dello sviluppo della democrazia e dello stato di diritto, a servizio della pace, della libertà e della dignità umana (al Consiglio d’Europa, Regno-doc. 21,2014,680).

Ripensare l'Europa

Commissione degli episcopati della comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Segreteria di stato

Card. Pietro Parolin; card. Reinhard Marx; papa Francesco

Sul tema «(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo», in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, la Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Santa Sede ha organizzato in Vaticano un dialogo tra 350 rappresentanti della politica, delle Chiese e della società dei 28 stati dell’Unione Europea. Sia dai discorsi introduttivi, tra cui pubblichiamo quelli del segretario di stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e del presidente della COMECE, il card. Reinhard Marx (arcivescovo di Monaco di Baviera), sia dal confronto in aula a porte chiuse sono emerse le criticità di fronte alle quali si trova il progetto europeo e le profonde differenze di visione tra l’Est e l’Ovest del continente. A chiusura del dialogo è intervenuto il papa, nel quinto dei suoi discorsi sull’Europa (dopo quelli del 2014 al Parlamento e al Consiglio d’Europa, quello del 2016 per il conferimento del Premio Carlo Magno e quello dello scorso marzo per il 60° dei Trattati di Roma), rimarcando che «il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone», e che i cristiani «sono chiamati a ridare anima all’Europa e ridestarne la coscienza».

Il razzismo: nostro peccato originale

Vescovi e associazioni religiose negli Stati Uniti

«Il razzismo è il peccato originale del nostro paese, una ferita che richiede cure continue» (card. O’Malley). «Siamo altrettanto indignati per l’iniziale mancanza di una forte condanna verso questi gruppi da parte dei responsabili del governo, tra cui il nostro presidente, nonché per il silenzio iniziale di molti responsabili politici e religiosi…Il silenzio è complicità e noi riconosciamo che i cristiani e i responsabili religiosi, compresi noi stessi, non sono stati abbastanza coraggiosi e chiari nel condannare ogni singolo atto di violenza e razzismo istituzionale, o nel prendere posizione con atti di coraggio e di solidarietà» (Organizzazioni cattoliche). «Riconosciamo la nostra complicità con il razzismo istituzionale» (Conferenza delle religiose). «Il silenzio è insidioso. Parla razzista a bassa voce» (Pax Christi USA). Dopo gli eventi dell’11 e 12 agosto a Charlottesville (Virginia), quando centinaia di uomini e donne bianchi aderenti all’ideologia del suprematismo bianco hanno manifestato con slogan razzisti e antisemiti e si sono poi scontrati con un gruppo di contro-manifestanti, molte voci cattoliche negli Stati Uniti hanno preso posizione contro il «peccato del razzismo» e hanno chiesto perdono per la complicità fatta di decenni di silenzio e inerzia.

Indice / Documenti - 2017

Documenti  |  2017 Argomenti Atti della Santa Sede Francesco La nonviolenza: stile di una politica per la pace (Per la 50° Giornata mondiale della pace)                                                                                       ...