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"Io non mi vergogno del Vangelo"

"Io non mi vergogno del Vangelo"

Sul corvo e dintorni. Contro la mania di fare appello al papa

L. Accattoli
Non sopporto i libri di Gianluigi Nuzzi e Vaticano SpA (Chiarelettere, Milano 2009) ho impiegato più di un anno a leggerlo, ma per Sua santità (Chiarelettere, Milano 2012; cf. Regno-att. 10,2012,304 e in questo numero a p. 376) mi sono dovuto affrettare, sia per l’insistenza della moglie – «che vaticanista sei» – sia per il volo radente dei corvi che provocavano continue richieste d’interviste e d’articoli. L’ho dunque letto e qui ne do un mio conto trasversale e malevolo, perché è vero che non amo Nuzzi ma i documenti sono documenti. Ho avuto diverse sofferenze nel leggere e una prevalente su tutte che formulo con l’esclamazione: «Ma guarda quanti pirla tormentano il povero papa per le loro cavolate». Ho sempre avuto questa insofferenza. Suore devotissime, giovani latino-americane e italiane anziane, mi hanno ospitato nella loro casa a Milano e mi hanno implorato: «Lei che incontra il papa ci aiuti ad avere un colloquio».

Padovese martire. E quella sua critica alle «virtù eroiche»

L. Accattoli
Nel preparare questa puntata ho avuto una gioia: ho scoperto di avere in casa e di aver letto un volumetto del cappuccino Luigi Padovese (1947- 2010) intitolato Piccoli dialoghi tra santi di marmo (Piemme 1999) dimenticando poi chi ne fosse l’autore e non collegandolo mai al vescovo e martire Luigi Padovese di cui mi sono occupato in occasione del martirio, che avevo intervistato per il Corriere della Sera e che avevo incontrato durante la visita di papa Benedetto in Turchia nel novembre del 2006.

Paolino Serra Zanetti. Ovvero un Dossetti ricondotto alla nuda fede

L. Accattoli
Tra i doni della vita c’è stato per me l’incontro con don Paolo Serra Zanetti (1932-2004), don Paolino per quanti l’amavano. Ed è capitato che io sia stato chiamato a Bologna per la presentazione del volumetto L’urgenza di amare. Lettere a suor Emanuela e altre meditazioni, a cura di Paola Dalli e Giancarla Matteuzzi (EDB, Bologna 2011), che si è fatta nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio il venerdì 16 marzo 2012 alle 17.30. Ho atteso quell’ora in piazza Maggiore, seduto sui gradini del palazzo di Re Enzo dove si sedeva con gli amici Lucio Dalla, che quella piazza aveva «salutato» 12 giorni prima.

Menestrelli di Dio. Dalla, Celentano e Benigni

L. Accattoli
Celentano e Dalla sono personaggi del mio Cerco fatti di Vangelo 2 (EDB, Bologna 2011) dove li chiamo «menestrelli cristiani» e lodo la loro capacità di dire la fede nella lingua di oggi. Mi è dunque dispiaciuto che Celentano sia stato soltanto vituperato dopo i soliloqui di Sanremo (14 e 18 febbraio), senza che quasi nessuno cogliesse la perla rara di quella parola di fede nel più mondano dei contesti. Molto invece ho apprezzato la messa di addio per Lucio Dalla in San Petronio a Bologna il 4 marzo perché vi ho visto un riconoscimento della figura cristiana del caro menestrello. Ho scritto del molleggiato e del ciuciulante nel mio blog e sul quotidiano Liberal che suona solenne e che nessuno conosce. Ridico qui i miei sentimenti con il maggior agio di questa pagina dove sono solo me stesso. Ma inverto l’ordine della trattazione rispetto alla cronologia dei fatti perché Lucio Dalla che sempre scherzava stavolta l’ha presa sul serio.

Secolo che vai santo che trovi: Le canonizzazioni oggi tornano all'antica varietà

L. Accattoli
Secolo che vai santo che trovi: butto là questo attacco per un articolo che il Corriere della sera mi chiede all’ultimo momento per l’inserto domenicale La Lettura su: «Come cambia nel tempo la categoria della santità». L’argomento mi appassiona e accetto, pur consapevole che ai miei committenti interessa solo un aspetto: un tempo si poteva diventare santi anche uccidendo – tipo nelle crociate – e oggi invece solo se ti lasci uccidere. A quanto ho capito l’idea della pagina è venuta – nella riunione di direzione – dal confronto tra i martiri cristiani e i martiri dell’islam. Ma dai miei ormai 37 anni tra Repubblica e Corriere della sera ho capito che devi rassegnarti a svolgere a tuo cuore e talento il lavoro che ti viene assegnato, quale che sia il primo input della committenza. Ho dunque scritto in un giorno quell’articolo – che è apparso nell’inserto di domenica 12 febbraio con il titolo «I nuovi santi: laici e sposati» – avendo la testa rutilante di spunti e rimandi che non ho potuto utilizzare e che metto qui, insieme a qualcuno di quelli che ho messo là.

… E la privacy? Quando parlare e quando tacere nelle cose della fede

L. Accattoli
Uso il blog – www.luigiaccattoli.it – come laboratorio per la ri cerca di «fatti di Vangelo» e con esso raccolgo buoni materiali, o cerco ampliamenti di storie che mi sono già note, chiedendo ai visitatori «chi sa mi dica». Con un post del 3 gennaio ho chiesto aiuto per avere un completamento della storia di Aurelio Andreoli, malato di AIDS, che ha narrato la sua vicenda – compreso il recupero della fede nella malattia – in un diario pubblicato da Marsilio nel 1999 (Il bacio di Francesco. Un credente nella notte dell’AIDS): dall’editore e da Ernesto Olivero prefatore del volumetto ho saputo che nel frattempo Aurelio è morto, ma non sono riuscito a conoscere la data né le circostanze della morte. Dai visitatori non ho avuto contributi conoscitivi, ma varie considerazioni e una dura protesta.

Ero senza documenti e mi avete rimpatriato. Se Gesù raccontasse oggi la parabola di pecore e capre

L. Accattoli
«Piangevo per la disgrazia di aver procurato involontariamente la morte di una persona in autostrada e voi avete detto che mi stava bene». «Non conoscevo la lingua e voi che eravate allo sportello mi avete detto: torna al tuo paese». Matteo 25,32s: «Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra». Quello che succede alle pecore l’abbiamo visto il mese scorso (cf. Regno-att. 20,2011,719), portando a oggi la fame e la sete, il carcere e la nudità, la malattia e l’espatrio. Guardiamo ora alle capre.

«Ero in attesa di trapianto e mi avete donato il vostro corpo». Il Giudizio nell'era globale

L. Accattoli
L'idea di riscrivere la parabola del Giudizio di Matteo 25 mi è venuta dal racconto di una rifugiata etiope: «Arrivai a Lampedusa e riaprii gli occhi. Li avevo chiusi all’inizio della traversata due giorni prima. Vidi una donna che mi porgeva una coperta. Avevo una profonda ferita alla gamba che mi ero procurata in carcere, mi medicavano, mi disinfettavano, mi davano da bere, mi parlavano dolcemente e anche se non capivo nulla di ciò che mi dicevano, pensai: questo è il paradiso» (CENTRO ASTALLI, Terre senza promesse, Avagliano Editore, Roma 2011). L’idea era questa: di aggiornare all’era globale la parabola delle pecore e delle capre: «Ero un rifugiato senza documenti e mi avete accolto». Di applicare – intendo – quelle parole di Gesù a ciò che avviene ai nostri giorni. Mi è parso un buon esercizio perché quelle sono parole straordinarie, tra le più efficaci che siano risuonate sulla Terra e perché ciò che ne è venuto è il meglio della nostra umanità, che non avremmo conosciuto senza di esse.

«La nostra veglia nella notte del mondo». A colloquio con il priore di Serra San Bruno

L. Accattoli
Non mi aspettavo la «messa senza ministro» che il certosino sacerdote celebra da solo in aggiunta a quella conventuale. Non sospettavo l’esistenza del rito certosino e del suo confiteor che dice «di aver molto peccato per superbia in parole, opere e omissioni». Mi ha spiazzato anche la prostrazione sia liturgica sia privata, ognuno nella sua cella. Ho intuito che dovrei praticarla anch’io per trovare la giusta posizione. Non immaginavo la sepoltura nella terra, senza bara e senza nome. Né il pane contadino infornato una volta alla settimana, duro ma buono inzuppato nel latte. Mi sono fatto certosino per tre giorni – bello sforzo – per intervistare il priore di Serra San Bruno in vista della visita del papa (9 ottobre). Ne è venuto il volumetto Solo dinanzi all’Unico. Colloquio con il priore della Certosa di Serra San Bruno (Rubbettino editore, Soveria Mannelli [CZ], pp. 140, € 12,00).

«Bailar dopo l'adorazione». Che cosa ci insegnano i 2 milioni di Madrid

L. Accattoli
Per la prima volta non sono stato alla Giornata mondiale della gioventù (Madrid, 16-21.8.2011; cf. in questo numero alle pp. 528s e 561; Regno-doc. 15,2011, 449ss) e proprio per questo ne voglio scrivere: per indagare su come la puoi vedere da lontano. Il giornalismo infatti è narrazione di cose viste o ascoltate, distinguendo le une dalle altre. Ho riletto le cronache cercando le battute dei partecipanti, ho mandato e-mail, ho invitato i visitatori del mio blog a un passa parola che funziona sempre. Ma l’inchiesta ha avuto un avvio aureo: domenica 28 agosto ero a una «settimana delle famiglie» a Colle Val d’Elsa e ho potuto parlare con quattro ragazzi di Siena appena tornati e pieni di racconti: Gabriele 16 anni, Anna 17, Costanza e Andrea 18.