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Documenti, 1/2026

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Costruire la pace che non c'è

Messaggio per la 59a Giornata mondiale della pace

Leone XIV

«“La pace sia con voi!”. Fin dalla sera della mia elezione a vescovo di Roma ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante». Nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), pubblicato il 18 dicembre e intitolato La pace sia con tutti voi: verso una pace «disarmata e disarmante», papa Leone XIV sviluppa un tema presente sin dalle prime parole del suo ministero petrino, nella benedizione apostolica dalla loggia centrale di San Pietro il giorno della sua elezione l’8 maggio del 2025.

Nel suo messaggio il papa denuncia la «logica contrappositiva» che «è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità», e il conseguente aumento delle spese militari a livello globale. Richiama il «servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole». E sottolinea che «purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome santo di Dio».

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4 novembre 2025. Il Dicastero per la dottrina della fede sui titoli mariani. La nota dottrinale Mater populi fidelis su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza, pubblicata il 4 novembre dal Dicastero per la dottrina della fede, ribadisce che il titolo di «Maria corredentrice» non è appropriato come definizione dogmatica. Pur riconoscendo...

In missione nella comunione

Discorso alla curia romana in occasione degli auguri natalizi

Leone XIV

Nel suo primo discorso natalizio ai cardinali e ai dirigenti della curia romana, il 22 dicembre, papa Leone XIV ha invitato all’unità e ha messo in guardia dalle contese ideologiche all’interno della Chiesa. Ricordando l’«amato predecessore Francesco» ha posto l’accento su «due aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la missione e la comunione». Ha sottolineato che «talvolta, dietro un’apparente tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di vista piuttosto che cercare la comunione. Così... si rischia di cadere vittime della rigidità o dell’ideologia, con le contrapposizioni che ne conseguono». La curia è invece chiamata a essere costruttrice «della comunione di Cristo, che chiede di prendere forma in una Chiesa sinodale, dove tutti collaborano e cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo ricevuto».

Secondo papa Leone, che si pone in continuità con Francesco, è necessaria una curia romana «sempre più missionaria, dove le istituzioni, gli uffici e le mansioni siano pensati guardando alle grandi sfide ecclesiali, pastorali e sociali di oggi e non solo per garantire l’ordinaria amministrazione».

Come regalo di Natale il papa ha donato ai cardinali e ai membri della curia, tra cui anche alcune donne, il suo libro spirituale preferito, La pratica della presenza di Dio del religioso francese fra Lorenzo della Risurrezione (1614-1691), appena pubblicato dalla Libreria editrice vaticana.

Stampa (22.12.2025) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

La via della riconciliazione

Viaggio apostolico in Turchia e in Libano (27 novembre - 2 dicembre 2025)

Leone XIV

«Oltre a riconoscere gli ostacoli che impediscono il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani – ostacoli che cerchiamo di affrontare attraverso la via del dialogo teologico – dobbiamo anche riconoscere che ciò che ci unisce è la fede espressa nel Credo di Nicea». La Dichiarazione congiunta, firmata il 29 novembre da papa Leone XIV e dal patriarca ecumenico Bartolomeo I nella sede del Fanar a Istanbul, è stata il cuore del primo viaggio apostolico internazionale di papa Leone XIV, che lo ha portato dal 27 novembre al 2 dicembre in Turchia e in Libano. Il viaggio nella sede dell’antica Nicea (Iznik), dove 1.700 anni fa ebbe luogo il primo concilio ecumenico della storia della Chiesa, era un progetto di papa Francesco, che il successore Leone ha fatto suo.

Oltre a quello ecumenico, il viaggio ha evidenziato i temi del dialogo interreligioso e della pace. Categorico è stato il rifiuto di qualsiasi giustificazione religiosa della guerra e della violenza: «L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione» (Incontro ecumenico di preghiera a Iznik); «Rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall’essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse» (Dichiarazione congiunta).

Stampa (2.12.2025) da sito web www.vatican.va.Titolazione redazionale. Cf. ampiamente Regno-att. 22,2025,627.

Dio è dialogo

Catechesi in occasione del 60° anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate

Leone XIV

Dopo la dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II «tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso». Così ha affermato papa Leone XIV, alla presenza di rappresentanti ebrei provenienti da Israele, durante l’udienza generale del 29 ottobre, dedicata alla dichiarazione conciliare sul dialogo con le altre religioni firmata il 28 ottobre 1965. Oltre a esprimere rammarico per le incomprensioni nel dialogo cattolico-ebraico (ma «non dobbiamo permettere che le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni ci distolgano dall’amicizia, soprattutto perché finora abbiamo realizzato molto»), il papa ha ricordato che con quel documento è stato riconosciuto «in modo irrevocabile a livello biblico e teologico» che il cristianesimo affonda le sue radici nell’ebraismo. Il dialogo cattolico-ebraico è stato caratterizzato da continue tensioni dall’inizio della guerra di Gaza il 7 ottobre 2023, con accuse da parte ebraica al Vaticano di non aver preso una posizione sufficientemente chiara contro i massacri dell’organizzazione terroristica islamista Hamas e a favore del diritto di Israele alla difesa.

«Nostra aetate, sessant’anni fa, ha portato speranza al mondo del secondo dopoguerra. Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato. Collaboriamo, perché se siamo uniti tutto è possibile».

Stampa (29.10.2025) da sito web www.vatican.va.

Per ora no alle donne diacono

Commissione di studio sul diaconato femminile

Il 4 dicembre è stata pubblicata la lettera a papa Leone XIV con cui la Commissione di studio presieduta dal card. Giuseppe Petrocchi, incaricata nel 2020 da papa Francesco di esaminare la possibilità di ammettere le donne al diaconato, ha presentato le proprie conclusioni. Nel testo si afferma che un semplice chiarimento storico sulla forma di diaconato esistente nella Chiesa primitiva non consente di giungere ad «alcuna certezza definitiva» per le decisioni future. Pertanto, secondo il parere della commissione teologica mista composta da dieci membri, la questione dell’ordinazione delle diaconesse rimane aperta a «ulteriori approfondimenti teologici e pastorali»; e la decisione deve essere presa a livello del magistero, che deve rispondere in modo vincolante alle domande «presenti in alcuni settori del popolo di Dio» ed emerse tra l’altro nei Sinodi per l’Amazzonia e sulla sinodalità. Sulla questione la commissione ha votato diverse tesi e i risultati della votazione sono stati pubblicati nel testo. La tesi dogmatica secondo cui nella Chiesa cattolica possono essere ordinati solo uomini perché Gesù Cristo era un uomo non ha ottenuto la maggioranza, ma ha ricevuto cinque voti a favore e cinque contro. Al tempo stesso anche le tesi per l’introduzione del diaconato femminile come ministero ordinato non hanno ottenuto la maggioranza. La questione rimane quindi aperta.

Stampa (4.12.2025) da sito web www.vatican.va.

Educare a una pace disarmata

Conferenza episcopale italiana

Durante l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, il 17 giugno, papa Leone XIV aveva incoraggiato i vescovi a «sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace» promuovendo nelle diocesi «percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro». Nella successiva Assemblea generale, il 19 novembre, l’episcopato italiano ha approvato la nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante, il cui titolo riprende l’espressione usata dal papa nella sua prima benedizione apostolica «Urbi et orbi» l’8 maggio, e che è stata pubblicata il 5 dicembre. Nelle tre parti in cui è articolata, la nota propone innanzitutto un’analisi sommaria della situazione mondiale, europea e italiana; quindi svolge una riflessione alla luce della Scrittura; e infine sviluppa alcuni percorsi di educazione delle coscienze.

Con questo documento, che esce a 27 anni dalla precedente nota CEI su Educare alla pace, i vescovi italiani abbracciano per la prima volta una posizione di pacifismo radicale, che tende a negare legittimità a qualsiasi guerra, anche difensiva: «Anche dinanzi all’ingiustizia o all’aggressione, la via d’uscita è una resistenza pacifica, che privilegia la vita sulla giustizia, in un amore agli altri che svela la cattiveria dei malvagi non sposandone i metodi».

Stampa (5.12.2025) da sito web www.chiesacattolica.it.

Voci dalle cattedrali

MILANO Mons. Delpini per Sant’Ambrogio Il 5 dicembre nel tradizionale «Discorso alla città» per la veglia di Sant’Ambrogio, intitolato «Ma essa non cadde». La casa comune, responsabilità condivisa (bit.ly/49kr0mt), l’arcivescovo mons. Mario Delpini ha invitato la Chiesa ambrosiana e la città di Milano a non cedere alla rassegnazione e...

Strategia di sicurezza nazionale

Amministrazione Trump

La Strategia di sicurezza nazionale, pubblicata dal presidente Donald Trump il 4 dicembre 2025, segna un significativo cambiamento strategico per la politica degli Stati Uniti: dare priorità alle Americhe, alla difesa nazionale e al principio «America first», cioè «prima l’America»; ridefinire il ruolo globale degli Stati Uniti; esercitare pressioni sull’Europa affinché si assuma maggiori responsabilità; e adottare una posizione meno interventista e più mirata nell’Indo-Pacifico. Questa ricalibrazione porterà con sé, nelle intenzioni dell’amministrazione Trump, un adeguamento della presenza militare statunitense, che si ridurrà nei teatri considerati meno essenziali per la sicurezza nazionale. Ma produrrà anche un periodo di grande incertezza, dove sia gli alleati sia i rivali degli Stati Uniti saranno chiamati a loro volta a rivedere le loro strategie di sicurezza.

Il documento esprime anche una visione fortemente critica dell’Europa, che viene messa in guardia dal rischio di una «cancellazione della civiltà» nel continente a causa delle politiche migratorie, dei bassi tassi di natalità, dell’indebolimento delle identità nazionali, della perdita di sovranità dovuta alle istituzioni sovranazionali (vedi Unione Europea) e alla stagnazione economica. La conseguenza è una profonda trasformazione delle relazioni transatlantiche, non più basate sulla fiducia reciproca, ma sull’interesse unilaterale USA; mentre la Cina non è più presentata come la principale minaccia o sfida per gli Stati Uniti.

Stampa (9.12.2025) da sito web www.whitehouse.gov; nostra traduzione dall’inglese.