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Parole delle religioni

Parole delle religioni

L'unità del genere umano. In un linguaggio «laico»

P. Stefani
L'unità del genere umano è un punto fondamentale della fede e dell’insegnamento cattolici. Humani generis unitas è anche il titolo della cosiddetta «enciclica nascosta» di Pio XI,1 vale a dire il testo contro il razzismo commissionato da papa Ratti nel 1938 e mai pubblicato a causa della morte del pontefice. Il suo decesso avvenne il 10 febbraio 1938, immediata vigilia del decennale dei Patti lateranensi (in base alle disposizioni del diritto canonico, gli appunti del fondamentale discorso che avrebbe tenuto in quell’occasione sono stati distrutti).

L'ombra di Costantino. Siamo davvero usciti dalla nostalgia di quell'età?

P. Stefani
Nel 2013 cade il XVII centenario del cosiddetto «Editto di Milano», con cui fu concessa libertà di culto ai cristiani. Con Costantino, nome storico ma anche simbolico, inizia una fase nuova del cristianesimo che non pochi nel Novecento hanno ritenuto ormai giunta a termine. L’affermazione è tanto ovvia da suonare banale. Essa però acquista spessore quando ci si comincia a domandare dove si trova il fulcro di quel mutamento. Il diffuso fraintendimento che con quell’imperatore il cristianesimo sia diventato religione di stato (fatto in realtà avvenuto solo sotto Teodosio) è spia di dove vada a parare la precomprensione corrente: a essere messi al centro della questione sono i rapporti tra religione e potere.

Una festa di tutti. Natale: la dinamica divina e la nostra accoglienza

P. Stefani
Le feste dipendono dai calendari, i quali a loro volta si poggiano su moti celesti. Essi non sono sottoposti al capriccio umano, né a variabili stagionali. Un inverno può essere molto rigido e nevoso o solo freddo e piovoso, ma si può essere certi che ogni anno fino al solstizio d’inverno i dì si accorceranno, dopo di che ricominceranno a crescere. Sole, luna e stelle ci accomunano, o almeno così sembra. È sapienza antica affermare che tutti abitiamo sotto lo stesso cielo. Eppure la misura del tempo differisce da luogo a luogo, da civiltà a civiltà. C’è chi guarda al sole, chi si fa forte della ciclica luna e chi tiene conto dell’uno e dell’altra. Al calendario gregoriano, che s’è imposto in Occidente e di riflesso nel mondo intero, sfuggono ancora molti terreni del sacro. Il papa e i gesuiti del Collegio romano hanno conquistato il nostro pianeta senza occupare tutti gli spazi di Dio. Quasi ogni religione continua, infatti, a misurare il tempo a modo suo. Capita perciò che le feste degli uni cadano quando altri vivono un tempo normale e viceversa. Non a caso nelle società multireligiose si moltiplicano i calendari che indicano le ricorrenze delle varie comunità.

Il grigio e il tiepido. Primo Levi e Dostoevskij

P. Stefani
L'espressione «zona grigia» è diventata, grazie alla penetrante onestà intellettuale di Primo Levi, una categoria morale. In questo caso, più delle parole evangeliche che invitano a non giudicare per non essere giudicati (Mt 7,1) o di quelle secondo cui solo chi è senza peccato può scagliare per primo la pietra (Gv 8, 1-11), va richiamato l’ammonimento rabbinico stando al quale bisogna essere cauti nel giudizio (Pirqè Avot 1, 1). Pensare di poter formulare giudizi solo in base al bianco o al nero significa ignorare la complessità tipica tanto delle situazioni collettive quanto dell’animo umano. Il grigio, lungi dall’essere un colore uniforme, è un variegato insieme di sfumature che vieta brutali dicotomie.

Il Dio creatore. Sui ricorrenti tentativi di cercare conferme scientifiche nella Bibbia

P. Stefani
Anche i teologi, al pari di tutti gli esseri umani, sognano. A volte però anche i loro sogni sono teologici e ciò non è da tutti. Un illustre esponente di questa nobile categoria sognò di morire e di giungere alle porte del Paradiso. Bussò e si presentò al custode qualificandosi come un uomo giusto che, attraverso il suo lavoro, aveva fatto crescere la gloria di Dio. Ottenne una risposta sconcertante: come potrebbe, un essere buffo come lui, aumentare la gloria dell’Altissimo? E poi, cosa mai significa questa strana parola “uomo”? Il custode non l’aveva mai sentita; si rivolse perciò al bibliotecario, un essere globulare dotato di mille occhi. Gli pose la questione di cosa volesse dire il termine “uomo” e che cosa s’intendesse per abitare su un pianeta sconosciuto chiamato “Terra”. Anche il bibliotecario non lo sapeva, inoltre ignorava l’espressione “Sistema solare”. Anche “Via lattea” non gli disse nulla. Il termine “galassia” gli risuonò più famigliare, sapeva che nell’universo ce n’era qualche centinaio di milioni. Ma appunto per questo era impossibile ricordarle tutte. Affidò l’indagine a un sottobibliotecario specializzato in materia…

I linguaggi del silenzio. Quies cordis in Deum et in hominem

P. Stefani
All’inizio del salmo 83 si legge: «Dio a te non sia un tranquillo silenzio (al-domi), a te non sia il tacere (altecherash), non essere silente (al-tishqot) o Dio». Vi è una triplice insistenza che rende incomprensibile che non ci sia risposta. Che il silenzio sia una forma di linguaggio polisemico è ovvio. Esso contraddistingue la comunicazione più profonda e l’estraneità più atroce. Il tacere è il presupposto indispensabile per l’ascolto (per udire la parola altrui occorre porre freno alla propria), tuttavia il restar muti contraddistingue anche l’omissione della risposta e il rifiuto di comunicare. Dio parla e noi dobbiamo tacere per udirlo, ma in quella che le comunità ebraiche e cristiane credono essere la sua Parola si afferma anche che lui stesso tace oltre misura.

Dignità e limite. Riletture della Genesi da Pico della Mirandola al Maharal

P. Stefani
Vi è un nucleo primo dell’esistenza umana che nessuno dovrebbe offendere o avvilire: la dignità. Ma dove si trova il chiodo saldo a cui appendere questo irrinunciabile valore? La cultura dell’Occidente conosce da più di 500 anni un tentativo famoso di cercarne il fondamento. Si tratta dell’Oratio di Pico della Mirandola. (…) Forse il più noto mito alternativo rispetto alla vocazione umanistica di essere liberi plasmatori di sé stessi si trova nella leggenda legata al Golem,2 il manufatto argilloso animato il 20 adar del 1580 a Praga da Jehudà ben Bezalel, conosciuto come Rabbi Loew o il Maharal.

Il culto razionale. L'agire sorretto dal discernimento come culto gradito a Dio

P. Stefani
Un paragrafo del recente documento della Commissione teologica internazionale, Teologia oggi: prospettive, principi e criteri (Regno-doc. 9,2012,269), è dedicato a un tema, in Italia, non attuale fin dal 1873. Esso si occupa infatti della funzione riservata alla teologia all’interno delle università. Alla nascita dello stato unitario nel 1861 le università italiane avevano cinque facoltà: Giurisprudenza, Medicina, Scienze, Lettere e filosofia, Teologia. Una dozzina di anni dopo quest’ultima fu soppressa senza essere mai più riaperta. Le attuali facoltà teologiche dipendono direttamente dalla Chiesa e non si vede all’orizzonte alcuna volontà di riportare la teologia nelle università statali. Il documento della Commissione teologica, in questo passaggio specifico, dimostra, quindi, la sua coerente natura internazionale. Tuttavia anche nel nostro paese vale la pena di riflettere ugualmente sulle sue proposte. Esse, al di là di specifici assetti istituzionali, si prefiggono infatti di indicare il ruolo riservato al sapere teologico nei confronti delle altre forme di conoscenza.

Le acque del Giordano. Il peso delle memorie e il controllo delle risorse

P. Stefani
Verso fine estate è poco più di un rigagnolo. L’acqua verdastra corre lenta tra canneti e vegetazione fluviale. L’altra sponda è lì, a un lancio di sasso di un braccio poco robusto; le due rive appartengono però a due stati diversi: di qua Israele, di là Giordania. La temperatura è torrida e il sole a perpendicolo picchia feroce. Rigorosamente divisi tra loro, uomini e donne si immergono in quell’acqua stagnante. Sono cristiani ortodossi dalle lunghe vesti bianche con stampigliate sopra delle icone. Escono facendosi gran segni di croce. Siamo al Giordano, non lontano da Gerico verso fine agosto del 2011. Il nome della località è Qasr el Yahud, espressione araba il cui significato è, grosso modo, quello di «castello degli ebrei». È il luogo che ricorda il battesimo di Gesù, ma anche, secondo la tradizione ebraica, il passaggio del fiume da parte delle tribù di Israele ai tempi di Giosuè (Gs, 3-4) e forse del rapimento in cielo di Elia (2Re 2,1-18).

Figli delle nostre azioni. L'inascoltato magistero di Manzoni

P. Stefani
Tra il 1807 e il 1818 lo storico ginevrino Simonde de Sismondi pubblicò la Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo. In essa era contenuta un’accusa mossa all’Italia. Si trattava di un rilievo critico destinato a godere di lunga fortuna; stando a esso, infatti, il cattolicesimo, religione pregna di esteriorità e di ipocrisia, è il principale responsabile della corruttela morale che pervade la penisola. Nelle nostre terre non c’è quindi spazio per una moralità adulta che, non perseguendo secondi fini, faccia il bene perché è bene. Né vi è di casa una fede capace di credere in purezza di cuore senza l’aiuto di segni esteriori. La mancanza di Riforma protestante ha perciò condannato l’Italia a una perpetua minorità spirituale, morale e civile. Questa linea interpretativa, che pur ha conosciuto espressioni nobili (basti pensare a Piero Gobetti), si è poi, a poco a poco, tramutata in uno sbiadito luogo comune.