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Chi scommette sulla pace

Il cristiano non dissente perché è ottimista sulla storia, ma perché crede che l’ultima parola non appartenga alla morte, bensì alla vita.

Théodore Géricault, La zattera della Medusa, 1818-19. Parigi, Museo del Louvre.
Dipinto di pubblico dominio; foto di Jean-Louis Zimmermann, CC BY 2.0

Dalle recenti elezioni in Germania è arrivato un segnale preoccupante: l’estrema destra raccoglie sempre più consensi.

Negli stessi giorni, 12 governi hanno firmato una dichiarazione contro gli insediamenti, e tre – Londra per prima – ne hanno vietato i prodotti, e Israele ha risposto chiudendo il consolato britannico a Gerusalemme Est. La guerra in Ucraina si trascina dal 2022; quella tra Stati Uniti e Iran, aperta a fine febbraio, ogni settimana sembra sul punto di finire e non finisce mai. Per non parlare dei cambiamenti climatici, che ci lasciano senza fiato e senza acqua, e molti anche senza casa.

A questo si aggiunge l’allarme di chi l’Intelligenza artificiale la costruisce. Il 9 settembre Jacob Coxon, 27 anni, ricercatore passato da OpenAI ad Anthropic, si è dimesso accusando entrambe le aziende di correre senza freni verso una superintelligenza capace di migliorare se stessa, giocando d’azzardo con la vita di tutti. Coxon sostiene che chi sviluppa l’IA creda che possa uccidere tutti entro la fine del decennio; un responsabile di Anthropic stima oltre il 10% di probabilità di estinzione entro dieci anni.

Una guerra a pezzi

Tessere diverse, un’unica figura: quella che papa Francesco chiamava una terza guerra mondiale a pezzi. E i pezzi si stanno avvicinando pericolosamente.

C’è un indizio che parla più forte dei comunicati. A Osnabrück, dopo oltre un secolo di automobili, Volkswagen intende cedere lo stabilimento al fondo israeliano Aurelius Capital e allo Stato tedesco della Bassa Sassonia, con l’azienda israeliana Rafael (produttrice del sistema di difesa Iron Dome) come partner principale: dall’estate del 2027 non ne uscirà più una vettura, ma componenti per la difesa aerea. In Francia Renault ha individuato due fabbriche per farne uscire fino a 600 droni al mese.

Seguire il denaro

Secondo il metodo di Giovanni Falcone bisogna seguire il denaro per trovare i colpevoli: vale ancora. Il denaro fiuta la realtà prima della politica, che quasi sempre arriva dopo, a benedire il fatto compiuto. Quando i capitali si riversano tutti in un unico comparto, qualcuno sta scommettendo. E non sta scommettendo sulla pace.

La cosa più inquietante non è la riconversione in sé: è che venga annunciata come una buona notizia. A Osnabrück si salvano 1.200 posti di lavoro, e chi ha una famiglia da mantenere non ha colpe da espiare. Ma quando il riarmo diventa politica industriale, quando l’unica risposta alla crisi di un settore è fabbricare strumenti di morte, allora la guerra ha già vinto la sua battaglia decisiva: si è resa necessaria. Abbiamo imparato a chiamarla sicurezza, deterrenza, sovranità tecnologica. Le parole sono sempre il primo territorio occupato.

Una metafora attribuita a Søren Kierkegaard racconta di una nave che imbarca acqua mentre dal megafono di bordo non arriva la voce del comandante, ma quella del cuoco che annuncia il menù del giorno. È la nostra condizione: lo scafo s’incrina e noi discutiamo del contorno.

Che cosa possiamo fare?

Anzitutto accorgercene. Rendersi conto non è poco: è l’inizio di ogni libertà, perché nessuno può essere ingannato due volte dalla stessa cortina di fumo. Poi resta un gesto piccolissimo e disarmato, l’unico che nessuno può toglierci: alzare il dito nell’aula del mondo e dire «io non sono d’accordo!».

Non è una strategia, non è un programma di governo, non sposta un bilancio. È un atto di verità. E se dopo di me lo fanno in due, in tre, in mille, in un milione, allora le dita diventano una foresta di mani. E una mano libera è quella che, nel Getsemani, rimette la spada nel fodero e si china a guarire l’orecchio appena reciso: quel gesto non fermò nessuno, eppure, duemila anni dopo, lo raccontiamo ancora.

Sogni? Probabilmente sì. Ma sono gli stessi sogni che portano ancora tanti uomini e donne a donare la vita al Signore della vita. E la fede non è un supplemento consolatorio da aggiungere in fondo al ragionamento: ne è il fondamento. Il cristiano non dissente perché è ottimista sulla storia, ma perché crede che l’ultima parola non appartenga alla morte, bensì alla vita.

 

Giorgio Bozza è docente stabile di Teologia morale all’ISSR di Padova e invitato presso la Facoltà teologica del Triveneto. È delegato Nord dell’ATISM.

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Immagine di testata di Moralia
In collaborazione con l'Associazione teologica italiana per lo studio della morale