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Moralia Blog

Il primo papa digitale

Anche questo piccolo spazio in cui riflettiamo sulla cultura digitale rende omaggio a san Giovanni Paolo II, nato cento anni fa il 18 maggio del 1920.

Il papa polacco è stato per questioni meramente anagrafiche il primo pontefice del web, ma ebbe l’intuizione di coglierne le potenzialità e i limiti tanto da definirlo, in occasione della 34a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «un nuovo forum per proclamare il Vangelo».

Tutto il pontificato è stato vissuto sotto i riflettori, e ancora oggi fa pensare che una delle sei webcam presenti nel piccolo stato vaticano punti proprio sulla sua tomba. Egli comprese la lezione di McLuhan per cui il mezzo è il messaggio, divenendo egli stesso mezzo straordinario di quel messaggio.

Karol Wojtyla intervenne spesso su questi temi, ma vorrei riportare l’attenzione su di un documento forse secondario e dimenticato. Siamo nel 2005, l’anno della sua morte e l’anno in cui venne fondata Youtube: parliamo della lettera apostolica Il rapido sviluppo. Ne colgo alcuni passaggi. Al n. 2 è scritto che la Chiesa «avverte che l’uso delle tecniche e delle tecnologie della comunicazione contemporanea fa parte integrante della propria missione nel terzo millennio» e l’atteggiamento che egli sostiene è: «Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono “tra le cose meravigliose” – inter mirifica – che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno».

Prudenza e saggezza pastorale: il "codice" della Scrittura

Ci consegna un criterio: «Per analizzare con gli occhi della fede i processi e il valore delle comunicazioni sociali può essere di indubbio aiuto l’approfondimento della Sacra Scrittura, la quale si presenta come un “grande codice” di comunicazione di un messaggio non effimero e occasionale, ma fondamentale per la sua valenza salvifica». E uno scopo, soprattutto per chi ha compiti educativi e di accompagnamento vocazionale: «Con prudenza e saggezza pastorale vanno incoraggiati nella comunità ecclesiale coloro che hanno particolari doti per operare nel mondo dei media, perché diventino professionisti capaci di dialogare con il vasto mondo mass-mediale».

Il nostro compito corre su tre direttrici: «S’impongono alcune scelte riconducibili a tre fondamentali opzioni: formazione, partecipazione, dialogo». Questo spazio vorrebbe essere un piccolo tributo a queste intuizioni, un piccolo strumento di formazione, partecipazione e dialogo. Quanto sta accadendo credo suggerisca la necessità di un’agenda digitale anche ecclesiale, che si occupi con serietà e multidisciplinarietà di quanto sta accadendo, custodendo nova et vetera.

Rispetto al testo che ho evidenziato si potrebbe obbiettare che non si tratti di un documento scritto da san Giovanni Paolo II, ma frutto del lavoro degli uffici. Probabilmente è così: mi piace però pensare che i passaggi forti che ho riportato siano suggestioni nate dal suo pontificato ma non un testamento, piuttosto un capitolo nuovo che il suo magistero ha aperto e che la sua nascita al Cielo ha cominciato a custodire nella comunione dei santi.

 

Luca Peyron è presbitero della diocesi di Torino, coordinatore del Servizio per l’apostolato digitale, docente di teologia all’Università cattolica di Milano e di Spiritualità dell’innovazione all’Università di Torino. Ha scritto Incarnazione digitale (Elledici, Leumann 2019).

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