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Moralia Blog

Intelligenza artificiale: l'etica inutile?

Delegittimarla significa accogliere senza riserve la violenza quale motore principale della storia umana.

«L’etica inutile»: così s’intitolava il «Buongiorno» di Mattia Feltri su La Stampa di sabato 28 febbraio 2026, commentando le dinamiche in atto nel mondo dell’intelligenza artificiale.

Il rifiuto della società Anthropic, che sviluppa applicazioni di intelligenza artificiale, di permettere l’uso militare del proprio sistema IA, infatti, ha portato alla rescissione del contratto da parte del Pentagono e alla sostituzione con un’altra compagnia. Per di più, aggiunge l’autore, se anche l’Occidente mai giungesse a forme di regolamentazione etica condivisa in tali ambiti, sarebbe solo per farsi sopravanzare in tale ambito da altre potenze meno «sensibili» come Cina e Russia.

In un tono oscillante tra il paradossale e l’argomentativo, la prospettiva disegnata appare dunque semplice: l’etica sarebbe solo una zavorra, non solo inutile, ma dannosa per un’umanità cui la corsa della tecnologia offre strumenti di potenza crescente, da investire in forme di competitività sempre più dure.

Il vincolo e la scommessa

A un certo livello potrebbe apparire davvero così: ogni vincolo … vincola – e quindi delimita, restringe potenzialità, preclude vie altrimenti percorribili –. Se la storia è solo una competizione a chi corre di più, allora davvero l’etica è solo un ostacolo, che è meglio eliminare.

A chi guarda in profondità, però, essa appare piuttosto come una scommessa potente, tesa a inserire elementi di discernimento in una dinamica profondamente ambivalente. Delegittimarla significa allora semplicemente accogliere senza riserve la violenza quale motore principale della storia umana, rifiutando di delimitarne l’influenza in abiti così cruciali. Promuovere l’uso dell’IA in ambito militare, in particolare, significa affidare il diritto di uccidere a strumenti la cui complessità pone seri interrogativi anche soltanto per quanto riguarda le possibilità di controllo.

La vera scommessa è allora quella di ricercare alleanze il più possibile ampie su forme di consenso – magari parziali – per una regolazione etica. Non sappiamo come fare; non sappiamo bene in che direzione procedere (anche se l’Unione Europea ha fatto alcuni passaggi interessanti), ma questo non è un buon motivo per squalificare tale obiettivo.

La qualità dell’umano

Talvolta le parole dell’etica possono apparire inutili, inattuali, ma la scommessa in esse contenuta ha una posta alta: la qualità dell’umano, oltre un dispiegamento della potenza che non conosce altro limite che se stessa.

Il secondo dopoguerra ha visto la crescita di un linguaggio morale centrato sui diritti umani: certo non è bastato a costruire una società giusta e sostenibile, ma ha offerto una grammatica per coltivare speranze in tal senso. Il rischio che viviamo in questo tempo non è solo quello – fin tropo attuale – di veder sorgere spirali di violenza crescente, ma anche quello di smarrire le parole per continuare a sperare, di abbandonare la storia a un’insignificanza senza altro futuro che quello di un grande campo di macerie.

Anche per questo papa Leone continua tenacemente a parlare di pace; anche per questo la CEI ha pubblicato la nota Educare a una pace disarmata e disarmante.

 

Simone Morandini è presidente del Segretariato attività ecumeniche (SAE).

 

Foto di Estefano Burmistrov da Pixabay.

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