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Politica e morale: le vere priorità

Tutte le questioni pubbliche italiane, nazionali o locali, non possono prescindere dalle visioni del mondo che vogliamo avere e scegliere.

Cesare Maccari, Cicerone denuncia Catilina, 1882-1888. Roma,
Palazzo Madama (Senato della Repubblica), Sala Maccari. Pubblico dominio

Tutte le questioni pubbliche italiane, nazionali o locali, non possono prescindere dalle visioni del mondo che vogliamo avere e scegliere, e che hanno a che fare con un unico grande nucleo significante: la giustizia e il bene proprio e comune.

Dov’è la radice della corruzione?

Le notizie ricorrenti di cronaca locale e nazionale sulle variegate e degradate forme di corruzione che continuano ad affliggere non poche amministrazioni pubbliche, dal Sud al Nord, non possono non sollecitare una reazione decisa da parte di chi ha a cuore una moralità pubblica e sociale all’altezza delle esigenze del bene comune. È sempre limpido il richiamo di papa Francesco: «Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini» (Evangelii gaudium, n. 183).

E proprio il carattere contestuale e sapienziale della teologia morale è profondamente sfidato da un modus vivendi che sembra trasversale a tutti gli schieramenti politici e che è anche una radice di degrado e corruzione: sembra che nessuno dei partiti attualmente in gioco si muova sensibilmente come un agente culturale in grado di offrire formazione civica ai cittadini e spazio di libero impegno sociale, nel pieno rispetto dell’assetto costituzionale pubblico. Più che altro sembrano dedicati al mantenimento di reti di dominio e di interessi a fini elettorali, come altrettanti comitati d’affari. 

Le parti guardano il tutto

La politica è sempre accompagnata da una legittima competizione tra i partiti per la conquista del consenso elettorale, ma perché la dialettica tra le parti non perda di vista l’unico bene comune, deformandolo, è indispensabile che sussista nelle città un confronto culturale gestito in primis dai partiti, dedicato agli ideali politici migliori e non immediatamente finalizzato alla conquista del potere, bensì alla comprensione dello spessore destinale della socialità e dell’istituzione che è la forma originaria dove l’uomo si riceve. Di più, dove l’uomo è chiamato in un tessuto connettivo reciproco, che ha il tono della cura benevolente, senza la quale nessuno sopravvive (A. Guarino).

È deprecabile infatti l’elefantiasi della politica intesa quale attività volta esclusivamente all’occupazione del potere e non all’alimentazione della percezione di ciò che è giusto e della potenza istituente della vita umana stessa al fine di alimentare disposizioni interiori permanenti e dinamiche orientate al bene concreto di tutti e di ciascuno.

È percepibile qui l’appello di don Luigi Sturzo: che la buona politica, locale, nazionale, globale sia «libera e forte»! Perché «ci mette insieme politicamente», cioè secondo una forma e un contenitore vitale per le esistenze di tutti noi, presenti e futuri. 

La migliore politica

In questo senso, le segreterie dei partiti dovrebbero sostenere la capacità e il desiderio di ascoltare e discernere le competenze, la coerenza di vita e di spessore morale dei candidati alle cariche pubbliche, e costituirlo come elemento strutturale permanente e definitivo, che non andrebbe mai dimenticato, ma che purtroppo invece sempre cede il passo alle ormai altrettanto strutturali richieste di portaborse, procacciatori di voti, yes men e simili. La formazione globale dei candidati alle varie cariche dovrebbe essere considerata una priorità politica.

Invece contenuti come la tutela dell’interiorità della persona, la cura della vita, la formazione al sapere critico, il contrasto all’idolatria del denaro e del potere personale, il superamento della dicotomia pubblico/privato, la convivialità delle differenze, la difesa strenua della legalità democratica sembrano essere considerati merce ingombrante e poco funzionale al raggiungimento di obiettivi primari come il bene comune e la pace sociale.

Ma è proprio questo insieme di saperi interiori che edifica lo spessore morale necessario a chi si occupa di amministrare ai vari livelli, contribuendo così alla comprensione generale dell’orizzonte comune da costruire e verso cui incamminarsi: «Vero vincitore e migliore politico è colui che riesce a far capire agli altri la portata dei valori comuni in cui tutti possono riconoscere spazi di libertà e di realizzazione validi per sé» (Pizzolato).

 

Luca Novara è docente di Filosofia e Teologia morale sociale presso l’ISSR «S. Metodio» di Siracusa e presso lo Studio teologico «S. Paolo» di Catania – II ciclo.

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Immagine di testata di Moralia
In collaborazione con l'Associazione teologica italiana per lo studio della morale