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Moralia Blog

Solidarietà: sì, ma quale? Proviamo a definire meglio

Fughe utopiche e retoriche esortative usurano il concetto di solidarietà.

Ne è consapevole papa Francesco: «La parola “solidarietà” si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità» (Evangelii gaudium, n. 188). Preda di equivoci e di imbarazzi, la solidarietà corre il rischio di diventare la rassicurazione della falsa coscienza dell’Occidente, coniugandosi con un’idea di buonismo, ipocrita, strumentale e auto-gratificante che maschera (senza peraltro riuscirvi) il senso di superiorità morale nei confronti di chi non ha raggiunto un soddisfacente grado di benessere. Per aprire alla riflessione, credo sia importante un confronto su tre elementi, tra i molti possibili, che aiutano a definire meglio la solidarietà.

1. C’è una solidarietà “chiusa”, che si propone di rinforzare l’identità di gruppo sulla base di un patto (più o meno segreto), che crea connivenza e complicità tra i suoi membri. E c’è una solidarietà “aperta”, che introduce una dinamica inclusiva nel segno di una responsabilità condivisa per la tutela del bene di tutti e di ciascuno. Genera un senso di interdipendenza, non semplicemente come fatto, ma come valore in grado di corrodere il profilo individualista e auto-referenziale della cultura contemporanea. Consente il recupero realistico dell’altro da sé, del riconoscimento della sua uguaglianza nella differenza.

2. La maturazione di una solidarietà “aperta” non è un frutto spontaneo dell’interdipendenza creata dalla globalizzazione. Eppure di essa ha bisogno il mondo globalizzato. In questo sta il paradosso e l’utopia della solidarietà. Paradosso in quanto via resa quasi invisibile (e invivibile) dai processi omologanti della globalizzazione. Utopia, nel senso di “luogo migliore”, in grado di esprimere il potenziale costruttivo della globalizzazione e consentire un’adeguata comprensione dell’uguaglianza e della libertà dei singoli.

3. La dinamica della solidarietà “aperta” rappresenta un contrappunto critico alle due grandi prospettive contemporanee di filosofia politica, opponendosi sia all’astrattezza dell’universalismo, caro alle teorie liberali, centrato sulla tutela dei diritti dell’individuo, sia alla strettezza del comunitarismo, tentato di definire i legami sociali a partire da mondi chiusi di soggetti che condividono visioni valoriali e stili di vita particolari. Tale percezione della solidarietà domanda non solamente – seppure non ne viene meno l’urgenza – pratiche di condivisione a beni materiali fondamentali, ma un necessario ampliamento a livello antropologico. Pone in primo piano un soggetto che definisce se stesso oltre di sé; che accetta di essere definito dalla misura dell’altro. Quell’altro che non solo limita le sue pretese, ma contribuisce a chiarire le sue attese. La solidarietà si radica su un persistente richiamo all’humanum che costituisce il nostro “bene comune” da ri-capitalizzare attraverso le relazioni e i legami già a nostra disposizione.

 

Pier Davide Guenzi, Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino

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